Martedì 7 Febbraio 2012
◙ Numerose sono state le reazioni all’annuncio che abbiamo messo in rete, quasi al completo, la pagina delle Attrici. La maggior parte dei nostri lettori ci hanno manifestato la propria soddisfazione per il lavoro svolto (anche se suscettibile, in futuro, di miglioramenti e integrazioni), tuttavia non sono mancate le osservazioni critiche. Ad esempio ci scrive Antonio:
«A proposito delle attrici ‘dimenticate’ sono circa una decina quelle in mio possesso. Devo però segnalarvi una grave lacuna: l’assenza – fra le attrici del muto – del numero uno, Francesca Bertini. Inoltre fra le altre di una certa importanza mancano i nomi di Andreina Pagnani e di Elena Zareschi. Infine non approvo l’inclusione di Lina Acconci e Maria de Tasnady fra le soubrette o cantanti. La prima fu attrice soprattutto della radio e la seconda più attrice che cantante (lo è stata solo agli inizi della sua carriera, che è poi proseguita come attrice drammatica). La stessa cosa vale per Conchita Montenegro: ballerina classica, sì, ma prima di dedicarsi completamente al cinema».
A questi rilievi risponde il nostro Virgilio, che del progetto “Cinema” è l’anima e il motore: «Il nostro simpatico Antonio è tornato a farsi sentire, e, per quanto riguarda la Bertini, a ragion veduta. Ecco la premessa che avevo posto a suo tempo all’Elenco delle attrici con la loro filmografia, che sto preparando: “In quest’elenco non sono incluse le attrici Francesca Bertini, Lyda Borelli, Leda Gys ed Elena Makowska, in quanto appaiono soltanto nel film-documentario Quando eravamo muti di Riccardo Cassano (1933), realizzato con un assemblaggio di scene tratte da pellicole degli anni del muto, né Olga Benetti, presente nello stesso film e ne La Gerusalemme liberata di Enrico Guazzoni, apparso nel 1935 ma in realtà versione sonorizzata dell’omonimo film del regista, girato nel 1918.
Tuttavia, riaprendo oggi la scheda sulla Bertini in Wikipedia, mi avvedo che essa è stata aggiornata: risulta che nel 1934 l’attrice interpretò Odette di Jacques Houssin e Giorgio Zambon, pellicola italo-francese dove fu doppiata da Giovanna Scotto. Quindi sono ben lieto d’includerla, anche perché ho delle sue magnifiche foto da valorizzare. Se l’amico Antonio trovasse che negli anni in oggetto (1930-1945) la Borelli, la Gys, la Makoswska, la Benetti o qualche altra diva del muto assente nelle nostre schede abbia invece interpretato film italiani o diretti all’estero da un nostro regista, saremo lietissimi se vorrà segnalarcelo: per questa ricerca, dopotutto, io mi giovo per gran parte delle informazioni che trovo sul web, il quale come si sa è fallibile, e a volte incompleto. La premessa pertanto rimane, senza però più il nome della Bertini, la cui scheda è già in rete.
Riguardo alle altre cose che Antonio “non approva”, lo informo che la Pagnani e la Zareschi sono incluse nella sottosezione 3, attualmente in elaborazione. Infine le Cantanti vanno distinte dalle Soubrettes: avevo dei dubbi su Lina Acconci come cantante, ma essi sono stati fugati dalla pagina ad essa dedicata nel volume Artisti della Radio (1942); circa la de Tasnady e la Montenegro, qui si tratta anzitutto della loro ‘definizione professionale’. La de Tasnady ha interpretato cantando, nel ’39, L’allegro cantante (Das Abenteuer geht weiter), film di produzione tedesca diretto però da Carmine Gallone, e con la presenza di altri attori italiani: tanto basta. La Montenegro studiò danza ed esordì nel cinema come danzatrice, in coppia con la sorella Juanita (duo Las Dresnas de Montenegro, un paio d’anni prima di Alexandrine e Judith...): se si va su YouTube si vede più d’un filmato dove lei balla; mi risulta che abbia danzato, ad esempio, nel ’40 nel film La nascita di Salomé di Jean Choux, film di produzione italiana: ma verificherò la circostanza».
Tra le mail di plauso ci piace segnalare questa di Giorgio Zoffoli: «Complimenti per la sezione con le foto delle attrici! Come sempre mi levo tanto di cappello per l’iniziativa e per l’eccellente risultato. Bloccato in casa per una nevicata inverosimile che non mi permette di andare al lavoro, come quasi nessuno qui a Forlì, mi dedico alle mie ricerche e sono ben lieto di darvi un mio piccolo contributo. Con la vostra iniziativa, mi avete fatto ricordare un’interessantissima foto di Sandra Ravel con dedica a Marf del 1933, che a sua volta le dedicò la canzone Nostalgico slow (dedica inserita sulla stampa di tutti gli spartiti musicali). Visto che Nostalgico slow è del 1934 presumo che Marf abbia voluto in questo modo ringraziare Sandra in un secondo momento. Questo sarebbe da dimostrare, evidentemente, certo è che fra i due ci fu una reale ed affettuosa conoscenza! Intanto che ci sono, vi allego tutta la cartella che avevo dedicato alla Ravel e che voi saprete come utilizzare».
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Commento del Curatore: «È triste constatare come in tutte le moderne riedizioni di Nostalgico slow (ci riferiamo in particolare a quella contenuta nel volume 33 anni per 111 successi, Sugarmusic, Milano, 1974, p. 81) lo spartito si presenti mutilato della bellissima strofa e col testo del povero Marf ridotto all’osso e quindi banalizzato oltre ogni decenza; anche della dedica a Sandra Ravel non v’è più traccia e viene spontaneo chiedersi quale fastidio dessero quelle tre parole agli eredi delle Edizioni Musicali Mascheroni, evidentemente più interessati ai danè che alle storie di famiglia! Ricordiamo che questa meravigliosa canzone, senza dubbio uno dei capolavori dell’esemplare sodalizio artistico Marf-Mascheroni, conobbe anche in Francia un travolgente successo grazie all’interpretazione di Lys Gauty, una cantante che aveva una voce di una purezza ed espressività tali da toccare nel profondo ogni anima, per poco sensibile che fosse verso le cose genuinamente belle di quaggiù».

Lys Gauty (Levallois-Perret, 1908 - Monte-Carlo, 1994).
◙ In riferimento alle Notizie del 27 Gennaio scorso (i tre dischi del Quartetto Jazz Funaro reperiti da Simone Calomino), Paolo ci scrive: «In attesa di goderci queste chicche, parliamo brevemente dei titoli. GP 92461a, Quando gira la giostra, non è altro che The Merry-Go-Round Broke Down, canzone scritta nel 1937 da Cliff Friend e Dave Franklin. È famosa per essere stata una delle sigle della serie di cartoni animati Looney Tunes, prodotta dal 1937 al 1969dalla Warner Bros. Cartoons. GP 92461b, Luna Lucente, nasce nel 1936 dalla penna di Leo Robin e Friedrich Hollaender come Moonlight and Shadows; fu portata al successo da Dorothy Lamour nel film The Jungle Princess. Eccola qui cantata divinamente da lei stessa: http://www.youtube.com/watch?v=weMudbA0iQ8.

L’attrice e cantante americana Dorothy Lamour
(New Orleans, 1914 - Los Angeles, 1996).
GP 92530a, Ti pi Tin, è ben nota agli appassionati delle Lescano. GP 92530b, Suona quel corno, è la canzone Blow that Horn di Walter Donaldson (testo originale di Forrest e Wright che ben conosciamo), dal film Dopo l’uomo ombra, del 1936. Ecco l’originale: http://www.youtube.com/watch?v=NWueVFTRszI.
GP 92655a, By an Old Pagoda, è una canzone del 1938 di Kennedy-Williams (Wilhelm Grosz), altro duo di autori che conosciamo. Chissà come mai non è stato tradotto il titolo... Resta uno di quei temi vagamente esotici, molto usati negli anni ’30, specialmente come colonne sonore. GP 92655b, Mia cara Violetta, nasce nel 1937 come Hör mein Lied Violett, oppure Hear My Song, Violetta (Othmar Klose-Rudolph Lukesch-Harry Pepper). Eccone una pregevole versione tra le tantissime incise in tutti i tempi; da notare il preciso riferimento alla Traviata verdiana: http://www.youtube.com/watch?v=QD6QsqkOW4c.
◙ Altra mail di Paolo: «Amici, da un sito di arte contemporanea emerge una foto inedita di August Sandro, alias Alexander Leschan, padre delle Lescano, a testimonianza che spesso le mie ricerche di routine producono risultati inaspettati. Posso immaginare che il piede sinistro introflesso, caratteristico dell’uomo in quel periodo, fosse uno strascico del suo incidente?».
Risponde Virgilio: «Sinceri complimenti per il prezioso ritrovamento. Per la gamba sì, anche se pare che dall’incidente – una brutta caduta dal trapezio – Alexander fosse rimasto danneggiato soprattutto al volto».
Nota del Curatore: «Nella cartolina Alexander ha in effetti un’espressione figée e come sofferente. Circa la datazione della foto, considerando che Alexander era nato nel 1877 e dimostra qui una quarantina d’anni, si direbbe che essa sia stata realizzata verso il 1920, quando August Sandro era ancora assai popolare come clown».

Venerdì 3 Febbraio 2012
◙ Oggi abbiamo messo in rete, nella sezione Cinema della nostra Fototeca, il primo importante aggiornamento della pagina dedicata alle Attrici. In effetti sei sottosezioni su sette di tale pagina sono ora complete, con tutti i link attivati, anche se è assai probabile che, in futuro, vengano accolte qui parecchie altre attrici, di cui stiamo ancora cercando delle foto che le valorizzino come meritano: impresa che si rivela spesso tutt’altro che facile. Per il momento queste artiste, su cui scarseggia o manca del tutto ogni documentazione, sono state da noi elencate in un’apposita pagina, denominata Attrici ‘dimenticate’: può sembrare una sorta di “limbo”, in realtà, almeno nelle nostre intenzioni, essa vuol essere non solo un luogo di transito o di soggiorno temporaneo, ma anche un modo per significare che noi, queste attrici non meno brave delle altre ma solo meno fortunate, non le abbiamo affatto dimenticate e faremo tutto il possibile per trarle dall’oblio in cui sono ingiustamente cadute.
Buona visione, dunque, e chi avesse dei materiali utili da offrire – qualche bella foto o dei dati anagrafici mancanti – ce li invii: noi ci contiamo!
◙ Mail di Paolo: «Ottime ed abbondanti le news di martedì scorso! Per Teresa Venerdì è indubbio che rallentando il filmato si ascolteranno le Lescano che cantano le loro versioni di Camminando sotto la pioggia e Bambina innamorata. Giuste anche le considerazioni dei due amici con lo stesso nome: Massimo Baldino e Massimo Robinson Farina. Quanto al Dizionario del Cinema della Gremese è il solito caso dell’uovo e della gallina. Uno sbaglia e tutti gli altri si accodano passivamente, senza preoccuparsi di fare delle verifiche. Mi pare evidente che le fonti siano quelle di http://cinematografo.it/. Per inciso ho segnalato l’errore alla Redazione di tale sito: ai posteri...».
◙ Mail di Roby: «Ho ascoltato Bambina innamorata (GP 92303), incisa nel 1937 dal Trio Lescano: che dire… Questo Trio possiede una caratteristica unica, che non ha avuto seguito nella musica moderna: l’estrema dolcezza, che però non diventa mai leziosaggine. Le Lescano sono il Trio Femminile per antonomasia, in quanto riescono ad essere amorevoli e commoventi in ogni loro interpretazione. L’energia, in natura come nell’arte, è furore, cioè movimento rapido e deciso. Al contrario il giovane temperamento delle Lescano è una dolce energia, un’energia che non distrugge, ma che sconvolge per la sua soave manifestazione. Non esiste paragone con nulla, se non con il divino».
◙ Mail dei Curatori del sito Ricordando i Trii Vocali, intitolata Quiz-Sondaggio: «Cari ricercatori, se visitate le notizie di mercoledì 1° Febbraio [http://triivocali.weebly.com/notizie.html], oltre all’interessantissima incisione del Quartetto Funaro noterete anche un simpatico Quiz sulla canzone scelta come sigla del sito. Potete ascoltare la suddetta canzone all’inizio del video del quartetto Funaro allegato alle notizie. Secondo voi, che Trio Vocale è quello dell’incisione?
Noi lo sappiamo, vediamo ora se il vostro orecchio è così sviluppato da riconoscerlo! Vi avverto che l’incisione integrale non è presente sul web e che la canzone si intitola Fila la filovia. Buona Fortuna!
PS - La risposta esatta apparirà Mercoledì prossimo nelle notizie».
◙ Mail di Manuel: «Leggo sempre le Notizie e, tra le tante cose interessanti, ho notato una questione che anch’io tempo fa mi ero posto, ossia quella della corretta pronuncia di Leschan. Bene, io mi trovo d’accordo con Massimo Robinson Farina. Non ho informazioni precise per fondare la mia ipotesi, ma faccio un semplice ragionamento: l’italianizzazione in Lescano mi sembra più coerente per un Leschan pronunciato ‘Lèskan’, piuttosto che ‘Lèscian’. Per quest’ultimo caso penso che la naturale italianizzazione sarebbe stata Lesciano! Il fatto che lo pronuncino così in Tulip Time, a mio parere, non ne prova la correttezza: in quel documentario, nonostante sia ben fatto, si dicono diverse castronerie per nulla documentate...
Sono curioso di conoscere le opinioni degli altri».
◙ Mail di Francesco Paci: «Riguardo all’intervento di Paolo del 31 Gennaio, ove citava l’ottimo lavoro di Barzizza e di molti altri compositori dell’epoca, che avrebbero tratto ispirazione da capolavori americani, volevo dare il mio personale contributo citando, a paragone di Ba... ba... baciami, piccina, la canzone Swing is in the Air, del 1937. Eccola: http://www.youtube.com/watch?v=M_FBs2jjO9M. Peraltro, in alcuni momenti, sembra riallacciarsi a Paese blù, del Trio Primavera».
◙ Mail di Virgilio: «Mi è venuta un’idea. Ieri sera mi sono rivisto su YouTube il bel film I bambini ci guardano di De Sica (1943), girato in larga parte ad Alassio: audio bassissimo, ma tant’è, questo passa il convento. Ci sono in sottofondo diversi brani musicali, e in una scena di ballo c’è un cantante – che non si vede – il quale canta un brano alla Natalino Otto, ma non è lui (Natalino aveva ben altra voce). In una delle scene più toccanti del film, quasi alla fine, – quando il padre di Pricò, ricevuto un telegramma o una lettera della moglie che dice di volerlo lasciare, scoppia a piangere, e la governante allontana il bambino – si distinguono nettamente, pur con l’audio che vi ho detto, le voci delle Lescano che intonano Maramao perché sei morto: con un effetto, nel suo stridore, indovinatissimo. Ebbene, perché non apriamo anche una rubrica dove vengono citati i film in cui – perdonate la tautologia – si citano le canzoni delle Lescano?».
◙ Mail di Antonio: «Cari amici, vi allego quello che ho scritto su Facebook relativamente all’attrice Silvana Jachino, di cui il 2 Febbraio ricorre l’anniversario della nascita. Se può interessare, potete pubblicarlo sul nostro sito».

Silvana Jachino
(Milano, 2/2/1916 - Morciano di Romagna, Rimini, 28/8/2004)
Martedì 31 Gennaio 2012
◙ Mail di Antonio: «Cari amici, per quanto riguarda la questione della partecipazione o meno delle Lescano al primo film di Rascel, Pazzo d’amore, l’unica via d’uscita sarebbe quella di visionare – se fosse oggi possibile – il film completo. Che le tre sorelle Codevilla si riconoscano nel fotogramma indicato, nulla da eccepire, ma non si può a priori escludere l’eventuale partecipazione delle Lescano insieme al Quartetto Cetra. Del resto quanto asserito dalla Fondazione dello Spettacolo (http://cinematografo.it) viene confermato dal Dizionario del Cinema Italiano della Gremese, vol. I, p. 249. Anche quest’ultimo avrebbe preso la cosidetta “cantonata”? Ai posteri... Vi allego la scansione della scheda su Pazzo d’amore nel suddetto Dizionario».
◙ Mail di Roby: «Cari ricercatori, questa sera per diletto mi sono visto tutto il film Teresa Venerdì, che ha destato tanta curiosità. Mentre ero distratto nell’organizzare il materiale sul Trio Passatore per il mio sito, il mio orecchio è stato colto dalle fatali melodie, Camminando sotto la pioggia e Bambina innamorata, che fanno capolino alla radio in questa parte del film: http://www.youtube.com/watch?v=BgmugbRvXdM#t=24m17s. Sento un trio vocale! Forse le Capinere? Invito tutti voi ad visionare questa scena, concentrandovi, come ho fatto anch’io, solamente sulle graziose vocine. Il nostro caro Walter, benché indaffarato nel restaurare i nostri beni sonori, potrebbe forse, con tutta calma, affievolire le voci degli attori, permettendoci così di ascoltare meglio queste piccole grazie».
◙ Mail di Paolo: «Amici, il prezioso libro di Adriano Mazzoletti, L’Italia del Jazz, Mastruzzi Editore, offre un’immagine interessante dell’Orchestra Cora, con la quale il Trio Lescano si esibì in vari teatri e trasmissioni radiofoniche. Esaminandone i componenti, si nota che ben 15 di essi facevano parte dell’Orchestra Cetra diretta da Barzizza. Ho provveduto ad identificarli. Sarebbe interessante capire come si fossero regolati amministrativamente: evidentemente Mamma Eiar impose i suoi musicisti. Esistono incisioni? Non lo so, ma se qualcuno ne avesse mi piacerebbe ascoltarle».
◙ Altra mail di Paolo: «Cari amici, in questo inizio del 2012 vorrei rivolgere un pensiero ai Maestri italiani del periodo che ci è caro. Abbiamo di recente esaminato documenti che ammonivano i direttori d’orchestra a fare a meno del “jazz” nelle loro orchestrazioni da ballo, direttive espresse in modo teutonico nella meticolosa circolare di un oscuro ufficiale delle SS o, più moderatamente, da nostrani censori del Minculpop.
Spesso i risultati hanno contraddetto e perchè no, imbrogliato questi zelanti passacarte. Come riferito in passato da vari testimoni, i dischi “proibiti” giungevano ai patri lidi in grande quantità, con la complicità dei naviganti che facevano la spola tra vecchio e nuovo continente. Barzizza, Angelini, Ferrari, Zeme, Prato ascoltarono di certo quanto di meglio veniva prodotto dai loro colleghi americani, e ne traevano ispirazione. Come ciò potesse sfuggire alla censura è un mistero, ma forse si deve dire che qualunque funzionario che tratti di argomenti che non conosce può essere bellamente raggirato.
Barzizza fu di sicuro quello che di più studiò e ripropose i lavori delle grandi orchestre d’oltreoceano. Gli stili favoriti ricordano Glenn Miller, Tommy Dorsey e Fletcher Henderson. Vi propongo alcuni confronti. I primi due files presentano rispettivamente il finale di Madonna malinconia, Orchestra Barzizza, e il finale di Indian Summer, Orchestra di Glenn Miller: a parte la chiarezza del suono, che ci fa pensare con rammarico alla pochezza degli impianti di registrazione italiani a confronto di quelli esteri, si rimane ammirati per la resa perfetta dell’arrangiamento.
Alberto Rabagliati, nella sua forse più famosa incisione, Ba, ba, baciami piccina, sapeva sicuramente che le prime battute dell’arrangiamento erano pari pari quelle di Christopher Columbus, qui nell’orchestrazione del compositore Fletcher Henderson, grande pianista, direttore d’orchestra e arrangiatore di Benny Goodman. Swing a tutta forza!
In ultimo una rarità, che mi ha richiesto un bel po’ di ricerche. La bellissima composizione di Barzizza Sera, cantata da Rabagliati, ha l’introduzione ispirata da un poco noto tema di Glenn Miller, A Million Dreams Ago.
Ecco quali erano le potenzialità delle nostre bands. Un vero peccato che non le abbiano potute esprimere compiutamente».
Sempre a proposito di plagi, Paolo prosegue così. «Dice Tony Renis: “Sbancai Sanremo nel ’63 con Uno per tutte, scritta col mio grande amico Mogol. Copiata, accusò il maestro Pasquale Frustaci, che ne chiese il sequestro, dicendo che era uguale a una sua canzone del 1948, Noi siamo quelli dello sci sci. Seguì anche allora una polemica politico-giudiziaria: la Ricordi rispose che il Maestro aveva copiato a sua volta Play a Simple Melody dell’ americano Berlin, un disco del 1914”.
Allora è un vizio? Beh, in questi giorni ho scoperto qualcosa di interessante. Speravo di potervi documentare le mie affermazioni, ma i miei corrispondenti britannici ancora non si fanno vivi. Il tutto inizia dal nostro amico Michele Castorina che, letteralmente, riferisce: “Ricordi la canzoncina Camminando sotto la pioggia di Frustaci-Macario-Rizzo? Fu cantata anche dal Trio Lescano. Il particolare interessante è che il motivetto fu copiato o (plagiato) da un pezzo di musica portato dall’Inghilterra in Italia da mia madre ed usato in alcune coreografie di ballo. Mia madre me ne parlò spesso, dicendomi che Frustaci compose in falsariga sull’originale. Ricordo ancora molte discussioni e argomenti che coinvolsero appunto mamma, Macario e Frustaci. […]. Peccato non aver avuto da ragazzo l’interesse di approfondire questi episodi con mia madre”.
Ah però: ma chi era la mamma di Michele? Lasciamogli la parola:“Mia madre, Doris King (nata a Portsmouth, Inghilterra, nel 1912), arrivò in Italia durante il periodo bellico come coreografa ballerina, e fu ingaggiata dalla compagnia di Macario; diventò negli anni amica della famiglia Macario e dell’entourage che lo circondava. Era anche amicissima di Mariuccia Frustaci, che, come saprai, prima di sposare Pasquale Frustaci era moglie di Macario. I contatti e i loro incontri durarono fino alla fine degli anni Settanta. So che mia madre non arrivò da sola in Italia, ma con un gruppo di ballo. In seguito conobbe mio padre, ecc. Non riuscì a rientrare in Inghilterra a causa della guerra; ma anche qui tutti i suoi racconti sono ora evanescenti. So per certo che portò il motivetto dall’Inghilterra, probabilmente con altri pezzi di musica. C’era anche l’abitudine di andare in Inghilterra a vedere shows e scopiazzare. Ma, come ho detto, da giovane ero uno scavezzacollo, le cose mi entravano in un orecchio, ed uscivano dall’altro; avevo altri interessi”.
Commento finale di Paolo: «Speriamo che non si disperino gli ammiratori di Pippo Barzizza, costretti a scoprire un lato poco onorevole della sua professione. Io non ci avevo mai pensato, anzi ero fierissimo che le orchestre italiane potessero ricreare quei suoni quasi inarrivabili».
In una mail successiva Paolo ci ha segnalato un altro clamoroso caso di plagio, finito in tribunale e riguardante Ovidio Borgondo, in arte Cavur, di cui in passato abbiamo avuto più volte occasione di parlare in questa rubrica (v. le Notizie dell’11 Novembre 2010).
◙ Mail di Paolo Benevelli: «Caro Curatore, ho letto nelle Notizie di martedì scorso della tua perplessità sul fatto che non avessi direttamente comunicato a te l’esigenza di correggere il luogo di nascita di Cavur. Perdonami, non avevo intenzione di essere scortese con te, ma è successo tutto per caso. L’origine di tutto è in una discussione su Facebook tra Paolo Piccardo (esperto uomo di mare) e alcuni suoi colleghi, con argomento il naufragio dell’Isola del Giglio. Essi valutavano l’accaduto esprimendo pareri tecnici, nei quali io mi sono intromesso, spinto dalla curiosità, per porre alcune domande da profano. Paolo mi ha detto che tale vicenda gli ricordava quella del vapore Sirio, naufragato sugli scogli al largo della Spagna nell’Agosto del 1906. Di lì siamo passati a parlare della vicenda del Sirio (che non conoscevo), e dal Sirio, con un volo pindarico, siamo passati a parlare del porto di Buenos Aires, che ha messo on line gli elenchi degli arrivi dei passeggeri, come già aveva fatto Ellis Island.
Sugli elenchi del porto di Buenos Aires Paolo ha visualizzato l’arrivo in Argentina nel 1947 di Ovidio Borgondo Cavur, e scorrendo con gli occhi le annotazioni dei doganieri, ha letto “nacionalidad argentina”. Paolo si è chiesto perché mai un nativo di Crescentino dovesse essere indicato come argentino, e ne ha concluso che probabilmente vi era stato un errore di registrazione nello sbarco; io invece (sentendomi risvegliare un improvviso ricordo) ho riguardato le mie fonti (i libri di Marco Albera e Franco Ressa) e ho verificato che Cavur era effettivamente argentino per jus soli, perché era nato sul Rio de la Plata. Allora ho scritto a Paolo che bisognava variare il dato sul sito, perché (essendoci noi conosciuti grazie a Cavur, quando lui mi ha contattato mentre stava indagando sul personaggio) io associo il suo nome a Cavur. D’altronde penso che a lui questa figura sia simpatica, dato che mi ha segnalato due articoli apparsi su “La Stampa” negli anni ’30, per una causa intentata da Cavur contro Chiappo e Caviglia per il supposto plagio di una canzone».
In una mail successiva Paolo Benevelli scrive tra l’altro: «Mi sono accorto solo di recente dell’articolo di Virgilio Zanolla dedicato a Rolando Tomasinelli (sodale di Cavur in Giovanotti in aula, e fidanzato per breve tempo di Caterinetta Lescano). Gli faccio tutti i miei complimenti, perché dimostra il talento di grande indagatore da lui posseduto. Chapeau! Quell’articolo è così ben fatto che sembrerebbe quasi che Virgilio l’abbia conosciuto di persona. Io ho incontrato Tomasinelli alle cene degli anni ’80, ma di lui ignoravo un sacco di cose che ho invece appreso da Virgilio. Ecco una foto di Tomasinelli risalente a quel periodo».

I componenti del Trio Negro ad una cena di vecchi Goliardi, nel Settembre 1982;
da sinistra a destra: Francesco Guerra, Gastone Jacobbi e Rolando Tomasinelli.
◙ Mail di Massimo Robinson Farina: «Nei giorni scorsi Rai Premium ha ritrasmesso Le Ragazze dello swing e a questo proposito mi è tornato in mente il discorso delle ipotesi sull’esatta pronuncia del cognome Leschan. Tempo fa mi è capitato di parlare con un olandese ed allora ho provato a chiedergli lumi sulla pronuncia di tale parola: egli mi ha confermato la pronuncia Lèskan, adottata anche, nella miniserie RAI, dall’attrice olandese Silvia Krystel, che interpreta la madre delle sorelle. In effetti in questa lingua il gruppo di lettere sch è sempre pronunciato sk».
Le osservazioni del nostro amico Massimo sono ineccepibili, ma come spiegare allora che nell’edizione originale di Tulip Time, prodotta in Olanda, il nome venga chiaramente pronunciato, più volte, Lèscian? Che abbiano voluto seguire la pronuncia ungherese? Se qualcuno è in grado di chiarire definitivamente il punto in questione è pregato di intervenire.
◙ Mail di Massimo Baldino: «Sto svolgendo mie personalissime ricerche tramite amici musicisti che lavorano in Argentina, alla ricerca di un miracolo che forse non avverrà, per la semplice ragione che non esiste più, come i famosi filmati del tragico Sanremo 1967, spariti nel nulla. Mi riferisco a Radio El Mundo, che avrà sicuramente avuto un archivio: da notare che tale emittente esiste ancora, almeno di nome. Se qualcuno ha un’idea o dei nominativi da suggerirmi (senza che debba ripercorrere strade già battute), sono qui a cercare ogni eventuale appiglio.
Quanto alla colonna sonora di Teresa Venerdì, conosco bene quello spezzone del film che mostra il pranzo in casa Passalacqua, con la radio in sottofondo che trasmette due famose canzoni. Intanto, secondo me, non si tratta di “radio vera” ma di “radio simulata”. Anche nel film I bambini ci guardano la radio in sottofondo appare spesso, ma ritengo che pure in questo caso si tratti di “simulazione”.
Sappiamo bene che la musica riprodotta era usata pochissimo all’Eiar e solo durante gli anni bui della guerra si utilizzarono spesso i dischi. Ricordo di avere in casa un quotidiano del 1943 con la lettera di un ascoltatore che si lamenta proprio per il frequente uso della cosiddetta “musica riprodotta”, con tanto di ironica risposta di un funzionario dell’Eiar.
Non esistendo peraltro registrazioni su nastro come le intendiamo noi oggi, per fissare e conservare delle loro trasmissioni dovevano ricorrere agli incisori che lavoravano più o meno come per incidere le matrici dei dischi. Pensare dunque che per girare un film, ove una scena veniva magari girata varie volte, si potesse ricorrere ad una radio vera sintonizzata in sottofondo mi pare poco credibile, così come farsi registrare un brano audio da inserire in sede di doppiaggio. La cosa più semplice era prendere una voce e simulare una trasmissione radio usando dei dischi.
Il sonoro è nei film sempre accelerato (anche oggi) per uno strano fenomeno di cui ho letto, ma che non saprei illustrare correttamente. Oggi lo è in misura impercettibile, ma se trasliamo in digitale aumenta sensibilmente per problemi di codec e di campionamenti. Allora la cosa era più avvertibile: infatti le voci marziali dei filmati Luce escono un po’ alla “Topolino”. Nella musica l’inconveniente peggiora, per cui le Lescano paiono più “bimbe”. Lo dico perché anch’io ho avuto la netta impressione, la prima volta che ho visto il film, che non fossero loro. Vi pare accettabile la mia spiegazione?».
Venerdì 27 Gennaio 2012
◙ La straordinaria, impressionante somiglianza fisica tra il bravo attore udinese Nico Pepe (1907-1987) e il famoso musicista di Rivarolo Mantovano Gorni Kramer (1913-1995) è all’origine di un clamoroso qui pro quo, che, tutto sommato, ci sembra più comico e divertente che censurabile.

Nell’ordine: Nico Pepe e Gorni Kramer.
Nelle Notizie di martedì scorso il nostro Virgilio dava per certo che il secondo avesse partecipato in incognito (fatto – a dire il vero – di per sé alquanto strano) al film di Vittorio De Sica Teresa Venerdì (1941). Anche il Curatore, che pur di Kramer è da sempre un fervente ammiratore (alla fine degli anni Cinquanta lo ha anche conosciuto di persona) non si è accorto dell’equivoco e non ha trovato nulla da ridire circa il contenuto della mail di Virgilio, ricevuta e pubblicata senza alcuna perplessità.
Ben più vigili, però, si sono mostrati subito altri nostri collaboratori, che ci hanno scritto:
♦ Antonio Mastrorocco: «Mi spiace segnalare il madornale errore in cui è incorso il sig. Zanolla. Quell’attore che – secondo lui – sarebbe Gorni Kramer non è altri che Nico Pepe, valente caratterista e marito dell’attrice Clara Auteri. Vi prego di provvedere alla dovuta correzione».
♦ Giancarlo Fochesato: «L’ho già scritto intervenendo nel recente dibattito Bonora-Merlini: attenzione, le fotografie possono risultare fuorvianti, eccome. Specialmente quelle d’anteguerra, con gli uomini quasi tutti imbrillantinati, l’identico taglio sottile dei baffetti, il cerone e le luci nel caso degli attori. Due foto sembrano ritrarre la stessa persona e invece...
Ripeto qui l’osservazione, a commento dei fotogrammi di Teresa Venerdì (v. le Notizie del 24 scorso), dove Virgilio vede la prova della presunta partecipazione del grande Gorni Kramer alla pellicola di De Sica e dove io mi sento invece di dissentire.
Delle tre immagini solo una mi sembra ricordare decisamente Kramer. Ad ogni buon conto e trovando strano che si fosse escluso dai titoli di testa il nome di un artista già allora (1941) popolare e sulla cresta dell’onda come il caporchestra, fisarmonicista solista e compositore mantovano, sono andato a controllare in rete.
Il personaggio del film, nel cui interprete Virgilio riconosce Kramer, è il dottore, collega e amico del protagonista (Dr. Pietro Vignali - Vittorio De Sica). Nel cast, come riportato nei vari siti consultati, figura un solo medico (oltre al Vignali): il dr. Pasquale Grosso, interpretato da Nico Pepe. L’udinese Pep (classe 1907) è stato un bravo attore di teatro e cinema, con all’attivo ruoli in 130 pellicole. Da notare che in Teresa Venerdì recita anche Clara Auteri Pepe, sua moglie. Il sito http://www.agnesecolle.it/v2/nico-pepe contiene alcune sue immagini, non in costume di scena (cliccare su Gallerie immagini), dove la somiglianza con Gorni Kramer è perfetta, sia da giovane (quella a cavallo) che da anziano, con i capelli bianchi e i baffi portati folti.
Pepe (che sto cercando di mettere a fuoco se e dove io l’abbia incontrato di persona negli anni ’60) è scomparso nel 1987 ed oltre che attore (grande Arlecchino e Pantalone del teatro goldoniano, anche con Strehler) è stato apprezzato regista e studioso di storia del teatro (Commedia dell’Arte). L’Accademia del Teatro di Udine porta il suo nome e dell’Archivio Nico Pepe è Conservatrice e Curatrice Agnese Colle. (Le immagini sono proprietà dell’Archivio e protette da copyright, quindi non riproducibili senza autorizzazione. Motivo, credo, per cui mi riesce impossibile allegarle qui sotto). Un saluto cordiale a tutti».
Mail successiva di Giancarlo: «L’errore di Virgilio è comprensibile, perché la somiglianza tra i due (anche ‘in carne ed ossa’) doveva effettivatemente esserci. Nella foto di Nico Pepe a cavallo (in Archivio Nico Pepe), l’attore sembra proprio Kramer. Ho anche considerato che Pepe era attore, veniva dal teatro (era stato in compagnia anche con De Sica) e nei film recitava con la sua voce. Kramer, lo sappiamo bene, non pronunciava la r (“Piaceve. Govni Kvamev” – era il suo marchio di fabbrica) e avrebbe dovuto essere doppiato».
♦ Manuel Carrera: «Anch’io ho guardato Teresa Venerdì, e quello non è Gorni Kramer! Gli somiglia molto (anche per via dell’acconciatura), ma non è lui. Anche la voce è proprio diversa: Kramer aveva una spiccatissima erre moscia».
Virgilio, da quell’uomo onestissimo che è, ha immediatamente riconosciuto il proprio errore e porge a tutti le sue scuse. A queste si associa naturalmente anche il Curatore, che si consola pensando al vecchio detto: «solo chi non fa mai nulla, non corre il pericolo di commettere errori».
◙ Il quesito che abbiamo posto il 20 Gennaio scorso ha avuto numerose risposte, tutte – per una volta – unanimi: no, nel film Pazzo d’amore del ’42 a cantare non sono le Lescano bensì le tre sorelle Codevilla, cioè le giovanissime componenti del Trio Capinere che vediamo in una sequenza della pellicola. A questo punto qualcuno di caritatevole dovrebbe informare i responsabili dell’autorevole sito cinematografo.it che sono incorsi in una cantonata: da emendare quanto prima, non foss’altro che per salvaguardare la propria reputazione.
◙ Mail di Paolo: «Il libro di Adriano Mazzoletti di cui ho parlato martedì scorso non cessa di riservarci delle gradite sorprese. Dalle nebbie del passato riemerge un altro dei nostri autori, Umberto Mancini, qui ritratto nel 1926 al pianoforte del quintetto Roman Five Jazz Band:

Eccovi qualche notizia biografica su di lui. Umberto Mancini (Petrella Liri, 7 Aprile 1894 - Roma, 3 Dicembre 1954), si diplomò in composizione e direzione d’orchestra al Conservatorio Santa Cecilia di Roma, con Ottorino Respighi. Fu direttore d’orchestra all’EIAR, pianista nel quintetto jazz “I Romans” e direttore artistico della Scalera Film. Lavorò inoltre come compositore di colonne sonore caratterizzate da una dialettica tra linguaggio accademico europeo e linguaggio jazzistico. Per le canzoni legate ai film, quando non scriveva lui stesso i testi, si avvaleva della collaborazione di altri parolieri come Michele Galdieri ed il regista e sceneggiatore Antonio Petrucci».
Per parte nostra ricordiamo che Umberto Mancini firmò, in collaborazione con Mario Zambrelli e Vittorio Spina, la bellissima canzone Tante parole care, di cui abbiamo parlato nelle Notizie del 3 Maggio 2011. Essa fu inclusa nella colonna sonora del film di Kurt Gerron e Giorgio Ferroni I tre desideri (1937).

Manifesto di Anselmo Ballester del film I tre desideri.
◙ Simone Calomino, conosciuto col soprannome di MrClimon, è uno dei tre Curatori del sito Ricordando i trii vocali e ha una passione per la ricerca di quelle che non si lasciano scoraggiare da nessun ostacolo, anzi si direbbe che le difficoltà la rendano ancora più determinata. In tal modo egli è riuscito ad intervistare telefonicamente alcuni artisti del passato, persone non certo “facili”, facendoli parlare come mai era avvenuto in passato. Ma non è tutto. Simone, agguerrito collezionista, è stato capace di reperire delle rarità discografiche, costituite non da semplici copie realizzate da altri, bensì da dischi originali. Per travasare i quali in modo ottimale si è procurato un giradischi adatto, nonché delle puntine speciali per dischi a 78 giri.
Tra le ultime acquisizioni di Simone ci sono tre dischi Parlophon del Quartetto Jazz Funaro (GP 92461, GP 92530 e GP 92655), tutti sicuramente piuttosto rari. È stato così gentile da passarci le sei incisioni in essi contenute, che abbiamo così potuto ascoltare in anteprima: la sua intenzione, infatti, è di pubblicarle tutte, un po’ per volta, nel suo canale di YouTube.
Sarebbe difficile definire hot il jazz di Giuseppe Funaro, di cui è noto il tragico destino (deportato in Germania perché ebreo, finì miseramente i suoi giorni in un lager nazista, quand’era ancora nel fiore degli anni), tuttavia queste sei incisioni si ascoltano con genuino piacere, sia nelle parti cantate che in quelle strumentali, nettamente prevalenti, perché tutti i componenti del quartetto danno prova di possedere un sicuro mestiere e un ottimo fraseggio: elegante, scorrevole e melodicamente accattivante. Delle sei canzoni ci è piaciuta in particolare Luna lucente, uno slow fox americano la cui interpretazione vocale ricorda il sound ovattato e rarefatto di Tornerai, uno degli immortali capolavori del Trio Lescano, accompagnato appunto dal Quartetto Jazz Funaro.

Giuseppe Funaro al contrabbasso,
uno degli strumenti da lui suonati (1936).
◙ Mail di Paolo Benevelli (inviata – chissà perché – a Paolo Piccardo, anziché direttamente a noi): «Paolo, dovresti correggere il sito di Ricordando il Trio Lescano. Ho controllato le mie fonti: Cavur non nacque a Crescentino; di Crescentino erano i genitori. Quanto all’indicazione della nazionalità argentina, non si tratta affatto di un errore: Cavur possedeva la doppia nazionalità, italiana e argentina, e questo perché era nato nel 1899 a Buenos Aires. Infatti suo padre, Salvatore Borgondo (che era di Crescentino) dopo essersi laureato a Torino in Medicina emigrò negli anni ’90 del XIX secolo in Argentina, per esercitare la professione di medico condotto. Nel 1896 rientrò a Crescentino per sposarsi, e poi ritornò in Argentina con la moglie. Nel 1897 nacque il primo figlio Sigismondo, e nel 1899 nacque Ovidio. In Argentina, la legge prevede un doppio modo di acquisizione della nazionalità: lo “jus sanguinis” e lo “jus soli”. Ai sensi della legge argentina, oltre a chi nasce da genitori argentini, acquisisce la cittadinanza argentina chiunque nasca sul territorio argentino, salvo che sia figlio di un diplomatico straniero. Quindi Cavur era cittadino argentino per nascita. Invece l’errore di trascrizione dai registri scritti a mano ai registri scritti sul web lo si ravvisa nella data di nascita: Cavur, nato nel 1899, nel 1947 aveva 48 anni. Evidentemente un “4” scritto male è stato letto dai compilatori del sito web come un “1”, i quali in più hanno anche letto come “F” una “V” scritta di corsa. Ma per loro il nome di “Ovidio Borgondo” era quello di un perfetto sconosciuto, e quindi non si sono accorti di quelli che ai nostri occhi appaiono errori marchiani».
Abbiamo provveduto a correggere la scheda di Cavur nella pagina degli Autori italiani A-C; siamo invece contrari (salvo casi particolarissimi) all’idea di correggere après coup le vecchie Notizie, perché anche eventuali e temporanee inesattezze ivi riscontrabili fanno parte della storia del sito e mostrano come l’acquisizione della verità avvenga spesso per gradi, grazie al progredire delle ricerche sul campo.
Martedì 24 Gennaio 2012
◙ Mail di una nuova estimatrice che si firma semplicemente Virna: «Trovo che avete svolto un lavoro eccezionale, veramente splendido, per fare rivivere i volti delle antiche regine del nostro cinema d’antan. A vederle così nelle vostre schede, queste attrici recuperano d’incanto tutta la loro grazia, il loro più intimo profumo. È per questo che un tale lavoro risulta prezioso: con questa sezione del sito ridate emozioni e voce al silenzio, riscattate in certo modo un passato che ha lasciato vistosi echi, non però uditi da tutti nel nostro caotico e superficiale mondo d’oggi.
Molte delle schede delle attrici famose al tempo del cinema in bianco e nero sono decisamente belle. È possibile che siate un tantino arbitrari nel volere per forza, di ogni attrice, presentare i ritratti più affascinanti: anche quando, magari, esse non erano proprio così, ragion per cui quel che si vede ha un tanto di artefatto. Ma di Lina Cavalieri e di Hedy Lamarr ci furono soltanto loro: le altre, nella migliore delle ipotesi, erano gran belle ragazze, e tuttavia donne, non dee. Il fatto è che siamo esseri umani cui piace sognare, e nel voler proporre di queste artiste il meglio secondo il nostro gusto, dopotutto c’è un’onesta intenzione: quella di preservare e alimentare la loro memoria, di perpetuare il concetto che ci siamo fatti di loro, o che il cinema ha creato di loro in noi. L’intenzione, insomma, è di “salvare il sogno”. Non mi sento così peccatrice nel credere in questo, e spero che la cosa valga anche per voi.
In ogni modo grazie, grazie davvero, perché nella salvaguardia della bellezza siete degli artefici incomparabili».
◙ Mail di Virgilio: «Ieri sera mi sono rivisto, su YouTube, Teresa Venerdì di Vittorio De Sica (1941).

Locandina del film Teresa Venerdì.
Curioso: benché il suo nome non appaia nei titoli di testa (ciò che appare francamente incredibile, visto l’importante ruolo di spalla che interpreta – ma forse, potrebbe anche essere stato lui a non volerlo), ho visto Gorni Kramer nei panni dell’altro dottore (perché anche De Sica è nel film un medico pediatra). Sapevo che aveva preso parte ad alcune pellicole nel dopoguerra, ma in qualità di musicista, così almeno suppongo. Qui invece è proprio ed esclusivamente un personaggio, e vi assicuro che è bravissimo, se la cava con la massima disinvoltura. Vi allego quattro fotogrammi di Teresa Venerdì, con Gorni Kramer, Vittorio De Sica e la deliziosa Irasema Dilian in compagnia di due caratteristi di prim’ordine (ma allora lo erano tutti) nella parte dei suoi genitori: Olga Vittoria Gentili e Guglielmo Barbabò».
◙ Mail di Paolo: «Amici, vorrei segnalarvi l’ultimo libro di Adriano Mazzoletti, L’Italia del Jazz, per i tipi di Stefano Mastruzzi Editore:

Nonostante il poco augurante nome dell’editore (i genovesi mi capiranno), si tratta di un pregevolissimo volume fotografico che copre la storia del jazz italiano dalle origini ai giorni nostri, articolato in nove capitoli:
Le origini
I pionieri
Le jazz bands
Le grandi orchestre
Lo swing italiano e il fascismo
La guerra
Il dopoguerra e revival
Il boom del jazz
Gli ultimi 40 anni
Il volume, in formato 30x30, è zeppo di immagini di musicisti e orchestre, con didascalie esaustive e sintetici, ma validi, commenti. Vi si incontrano molti nomi e volti a noi noti. Si può acquistare per 50 euro presso il sito della Riviera Jazz Records e arriva, senza spese postali, in 2 giorni. Gli studiosi e appassionati non devono perderlo! Per ingolosirvi vi mando una foto interessantissima nella quale appare nientemeno che Carlastella: purtroppo la definizione è quella che è...».
◙ Altra mail di Paolo: «Amici, nel commento al disco del Trio Marrano abbiamo citato il Quartetto Radar, sul quale si legge in Wikipedia: “Il Quartetto Radar era un quartetto vocale composto da Claudio Celli, Gianni Guarnieri, Dino Comolli e Stelio Settepassi. Iniziano l’attività nella seconda metà degli anni ’50. Nel 1961 riscuotono successo con Dammi la mano e corri; l’anno successivo partecipano al Festival di Napoli con Cavalluccio ’e mare, in abbinamento con Maria Paris. Partecipano al Festival di Sanremo 1963 con La ballata del pedone e Oggi non ho tempo. Sono loro che cantano la canzone Bidibodibù – in un famoso Carosello che pubblicizzava un materasso – e la sigla introduttiva A mille ce n’è delle Fiabe sonore edite dai Fratelli Fabbri Editori. Un ulteriore jingle pubblicitario di successo fu, nel 1962, Un passo avanti (One Step Ahed), eseguito con Anita Traversi e utilizzato per pubblicizzare una marca di calze per signora. Un altro loro successo fu Brivido blu, cantato assieme a Flo Sandon’s. Claudio Celli era sposato con la cantante Betty Curtis. Si sono sciolti nel 1969”.

Il Quartetto Radar all’apice del successo, agli inizi degli anni Sessanta.
A mio avviso furono parecchio sottovalutati, in quanto avevano un bellissimo mix vocale che sfoggiarono in diversi Caroselli. Ecco due esempi: Strada anfosa di Modugno (NB - Il trombettista che appare è Sergio Fanni, figlio di quell’Aldo Fanni contrabbassista dell’orchestra Cetra di Barzizza) e Du du (jingle di un Carosello, composto da Boneschi in una superbo arrangiamento dell’Orchestra della Rai)».
http://www.youtube.com/watch?v=KhpQT8EWM50
http://www.youtube.com/watch?v=YZIo4aq5vhA
Venerdì 20 Gennaio 2012
◙ Mercoledì scorso il nostro giovane e valoroso collaboratore Manuel Carrera ha brillantemente superato – a pieni voti e magna cum laude – l’esame di laurea in Storia dell’Arte Contemporanea per il Corso di Laurea Magistrale in Studi Storico-artistici dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. La sua tesi, discussa con la prof.ssa Eugenia Querci, relatrice, e la dott.ssa Cinzia Virno, correlatrice, aveva per argomento Mancini, Sargent e il ritratto in Europa tra ’800 e ’900.
Manuel, nel darci comunicazione di questo importante traguardo da lui raggiunto, ha allegato una foto con queste parole di commento: «Purtroppo le foto “ufficiali” (ovvero quelle fatte dal fotografo di servizio all’Università) mi arriveranno solo tra qualche giorno. Di amatoriale ho solo quella che vi allego, fatta subito dopo il primo brindisi: faccia alquanto stremata, un po’ per lo stress accumulato, un po’ per l’orario – sono stato il primo a passare l’esame, alle ore 9 del mattino...
La mia tesi riguardava la ritrattistica inglese di Antonio Mancini (Roma, 1852 - 1930), uno dei più importanti pittori italiani del suo tempo, messa in relazione con quella del celebre John Singer Sargent (Firenze, 1856 - Londra, 1925). È una tesi piuttosto sobria e forse addirittura sintetica, eppure ricca di documenti e nuove acquisizioni. La Relatrice, in sede di discussione, ha messo in evidenza proprio le novità da me proposte e la ricerca che c’è a monte, ma anche “la grande passione con la quale ho svolto il mio lavoro” – parole sue testuali. Insomma, sono soddisfatto! Ora speriamo che questa laurea frutti, anche solo un poco.
Abbraccissimi agli amici del sito e grazie di tutto: sono assolutamente serio quando dico che anche voi avete contribuito a formarmi, soprattutto dal punto di vista dell’approccio alla ricerca».

Antonio Mancini, Autoritratto.
Come sempre Manuel è tanto affettuoso quanto modesto: gli giungano, in questo momento di gioia per lui e per la sua famiglia, le nostre più calorose felicitazioni, assieme all’augurio che le sue giuste aspettative siano presto pienamente esaudite.
◙ Giorgio Zoffoli ci ha offerto due nuovi mandolini, accompagnando il dono con queste parole: «Auguro a tutti gli amici del sito uno splendido e soddisfacente 2012. Molte nubi all’orizzonte della società attuale sono cupe e minacciose, ma noi appassionati della bella musica abbiamo qualche carta in più per schiarire i nostri animi, spesso incerti ed angustiati, condividendo tra di noi splendide melodie e interessanti scoperte! Provo a dare il mio piccolo contributo inviandovi due mandolini che potrebbero rasserenarvi in giornate invernali fredde e piovose».

◙ Roberto Berlini ha recuperato il film di Giacomo Gentilomo Pazzo d’amore (1942), interpretato dall’allora trentenne Renato Rascel, affiancato dalla giovanissima e affascinante Tina De Mola, che poi sarebbe diventata sua moglie.

Locandina del film Pazzo d’amore di Giacomo Gentilomo (1942).
Un prestigioso sito dedicato al cinema sostiene che tra gli interpreti vi è anche il Trio Lescano:

Il nostro giovanissimo collaboratore, che dei trii femminili coevi delle Lescano è diventato ormai lo specialista numero uno (si veda il suo sito http://triivocali.weebly.com/index.html), è però convinto che le tre ragazze che si vedono in una sequenza del film siano in realtà le sorelle Codevilla, componenti del Trio Capinere:

Fotogramma del film Pazzo d’amore.
Non si può che essere d’accordo con lui, tuttavia quando si odono nella colonna sonora tre voci femminili intonare il motivo conduttore del film, si rimane perplessi, perché una certa somiglianza col sound delle Lescano effettivamente c’è. Sappiamo d’altra parte che le Capinere, istruite dal bravissimo Virgilio Savona, erano delle eccellenti imitatrici delle Lescano, per cui il dubbio resta: sono loro o le olandesine che eseguono la canzone Pazzo d’amore? Ai lescanofili più smaliziati ed esperti l’ardua sentenza, dato e non concesso che si giunga ad una risposta chiara ed univoca. Essa potrebbe infatti non arrivare mai, come in altri casi simili...
◙ Il nostro amico Loris Davide Fiore, in arte Victor Vegan, ci ha informati che procede senza intoppi la realizzazione, con la sua regia, di Firmamento Nerostellato, un film dedicato al tempo stesso al calcio e al Trio Lescano. Ieri si è appunto svolto a Casale Monferrato, presso il Piccolo Spazio Interculturale di via Caccia 5, un incontro col casting del film, sul quale c’è un rescoconto in Atnews, il quotidiano online della Provincia di Asti.
Su questo film, che tutti noi aspettiamo col più vivo interesse e con la speranza che ci faccia dimenticare la cocente delusione procurataci a suo tempo dalla fiction RAI Le ragazze dello swing, Loris Davide ci ha inviato una scheda.
Martedì 17 Gennaio 2012
◙ Durante il consueto periodo di chiusura del sito in concomitanza con le festività di fine anno, il Curatore e i suoi più assidui collaboratori non sono certo rimasti inattivi, a parte i pochi giorni di relax o di vacanza che più o meno tutti si sono concessi. In particolare, la sezione della Fototeca dedicata al Cinema italiano del periodo 1930-1945 è stata completamente ripensata e riorganizzata in base ad un progetto molto più ambizioso di quello iniziale, illustrato nelle Notizie del 16 Dicembre 2011. Il maggiore impulso a fare le cose in grande, al fine di offrire ai semplici appassionati (nonché agli studiosi e cultori a vario titolo del cinema anzidetto) uno strumento di consultazione che non abbia eguali in tutto il web, è venuto da Virgilio Zanolla, che in questo campo può vantare una conoscenza di prima mano a dir poco strabiliante: è solo la sua ben nota modestia che lo induce a schernirsi quando ci capita di parlarne. Sia come sia, aprendo ora la pagina della Fototeca, precisamente nella sua quarta sezione, il visitatore potrà avere un’idea della vastità del nuovo progetto, anche se per ora solo in modo approssimativo, per necessità di cose: le due sole pagine attivate per il momento (la Presentazione e tre sottosezioni di quella delle Attrici) sono comunque più che sufficienti – così almeno riteniamo noi – a delinearne i contorni.
Va da sé che un’impresa tanto ardita e innovativa, che prevede la messa a punto (e poi in rete) di quasi un migliaio di schede, ognuna comprendente da una a svariate decine di foto, tutte perfettamente restaurate, richiederà molti mesi di strenuo lavoro collettivo; tutti coloro che vi partecipano sono però convinti che ne valga assolutamente la pena, perché il cinema del periodo da noi prescelto è stato senza alcun dubbio un grande cinema, di cui essere orgogliosi: un ingentissimo patrimonio artistico che, al pari della coeva musica leggera, merita in pieno di essere preservato e ricordato nel migliore dei modi, a beneficio di coloro che verranno dopo di noi. I quali, chissà, lo considereranno magari un giorno con occhi ben più attenti e rispettosi di quelli della stragrande maggioranza degli italiani d’oggidì, apparentemente attratti, nel campo del cinema e della musica (e non solo qui, purtroppo) solo dalla spazzatura.
Buona visione, dunque, e occhio ai periodici aggiornamenti della sezione Cinema, che saranno puntualmente annunciati in questa rubrica.

Grandiosa scena finale del film Ecco la radio! di Giacomo Gentilomo (1940), in grado
di reggere il confronto con quelle dei più famosi musicals americani del tempo.
Fra i tanti artisti dell’EIAR in essa presenti ci sono anche le nostre Lescano.
A latere delle tante ricerche che lo vedono impegnato in prima fila, Virgilio ha voluto concedersi un piccolo diversivo per ricordare un attore olandese-tedesco, Johannes Heesters, il quale, pur non avendo mai lavorato nella sua lunghissima carriera nel cinema italiano d’anteguerra (è stato però partner sullo schermo di attrici come Martha Eggerth, Marte Harell e Maria de Tasnady, che sono state interpreti anche di film italiani), è comunque da Guiness dei primati. Tale articolo rievocativo è stato inserito nella sezione Oggi parliamo di…
◙ Grazie ai buoni uffici del nostro amico Massimo Baldino, un gentilissimo signore, Tonino Torre, ha messo a nostra disposizione 11 foto di artisti del periodo che ci interessa, le quali appartenevano alla sorella Gina Torre, chiamata affettuosamente Ginetta. Essa era molto appassionata di cinema, teatro e musica, sia lirica che leggera, e il suo hobby era di farsi offrire una foto con dedica dagli artisti che riusciva a contattare o che andava ad applaudire quando si esibivano nella sua città: in effetti tutte quelle della sua collezione ne contengono una, ovviamente autografa.
Dopo aver scansionato ad alta definizione queste 11 foto le abbiamo sottoposte al solito accurato restauro, per eliminare i piccoli segni del tempo, e le abbiamo quindi sistemate in un pdf, che va ad arricchire la sezione Fototeca del sito. Gina ( ) e Tonino Torre sono stati, come era doveroso, inseriti nella pagina dei Ringraziamenti.
Una delle foto pone un curioso problema. Sul recto si legge: «A Ginetta Torre // Molto cordialmente / Nella Bonora /1941», mentre sul verso troviamo unicamente lo schema a puntini della cartolina da spedire per posta, col marchio “ferrania”; il ritratto dell’artista, però (il primo ad accorgersene è stato il nostro collaboratore Virgilio), pare essere quello di Elsa Merlini (Trieste, 1903 - Roma, 1983), e non già di Nella Maria Bonora (Mantova, 1904 - Firenze, 1990). Ecco i tre volti a confronto:

Nell’ordine: Nella Bonora nel film Il fu Mattia Pascal di Pierre Chenal (1937),
la foto controversa ed Elsa Merlini agli inizi degli anni Quaranta.
Abbiamo chiesto a numerosi nostri collaboratori di pronunciarsi su questo fatto, strano e inspiegabile (un’attrice che regala ad una sua fan la foto di una rivale, firmandola col proprio nome!), ma l’ampia e approfondita discussione che ne è seguita non ha permesso di giungere ad alcuna conclusione certa. Per far luce su questo apparente mistero, resta solo la speranza di reperire in futuro una foto della Bonora che sia nitida, in primo piano, di fronte e più o meno della stessa epoca, così da poterla confrontare con la foto controversa. La potremmo trovare nei film girati dall’attrice mantovana in quegli anni (secondo Wikipedia essa avrebbe partecipato anche a Ecco la radio! di Giacomo Gentilomo, 1940, ma un’attenta visione del film, inclusi i titoli di testa, pare escluderlo), oppure potrebbe fornircela il Centro Internazionale di Cultura Fotografica ‘Macula’, che possiede un fondo fotografico dedicato alla Bonora: il cortesissimo sig. Marco Andreani che vi lavora, contattato dal nostro Paolo, ha promesso di aiutarci.
◙ Mail di Paolo: «Caro Curatore, vorrei pregarti di pubblicare quanto prima la seguente ‘rettifica’:
“Tempo addietro (v. http://www.trio-lescano.it/archivio_notizie/mailing_list_5.pdf) ero venuto in contatto con un collezionista genovese sul quale affrettatamente avevo espresso giudizi ingenerosi. Ero convinto che si trattasse di uno dei tanti mistificatori che ahinoi abbiamo incontrato nel nostro cammino. Ho invece appreso che, al contrario, Federico Cabona (v. http://digilander.libero.it/ildiscobolo/interest.htm) è un autentico appassionato e collezionista serio, in contatto col nostro amico Massimo Baldino. Mi scuso quindi con Federico e con i nostri lettori. Meglio sempre – quando è giusto – fare ammenda e tornare sui propri giudizi, in nome di verità e chiarezza. Un saluto, Paolo Piccardo”.
◙ Nelle Notizie del 15 Settembre 2010 abbiamo presentato il Trio Marrano, recensendo (in verità molto favorevolmente, perché ci è sembrato che lo meritasse in pieno) il loro primo CD, Swing italiano degli anni Quaranta. Ora Irene Pertile, portavoce di tale formazione mista (due voci femminili e una maschile), ci ha inviato un secondo CD, intitolato Altri tempi. Anch’esso ci è piaciuto molto, ma questa volta abbiamo ritenuto opportuno farlo recensire da alcuni altri nostri collaboratori, onde scongiurare il pericolo che qualcuno possa mettere in dubbio la nostra imparzialità di giudizio. In effetti i pareri da loro espressi sono in parte – motivatamente – discordanti, come risulterà chiaro leggendo le loro recensioni, che abbiamo riunito in un unico documento. Siamo tuttavia certi che anche gli amici del Trio Marrano e del Quartetto Bellimbusti, musicisti impeccabilmente preparati sul piano professionale nonché persone di spirito (basti considerare i nomi che si sono dati…), accetteranno con pari aplomb non solo gli elogi, che sanno di meritare, ma pure le riserve, che li spingeranno a migliorarsi sempre più.



Copertina, contenuto ed esecutori del CD Altri tempi. |