Ricordando il Trio Lescano
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Notizie dei mesi di Luglio-Agosto 2010

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NB - Le notizie sono date in ordine cronologico inverso; l’Archivio delle Notizie è accessibile dal fondo pagina.

9 Luglio 2010
Il nostro collaboratore Paolo è da tempo in contatto con Elda Mari (v. le Notizie del 20 Giugno scorso), figlia del compositore e autore di testi sardo Astro Mari, che creò per il Trio Lescano ben sette canzoni. Tale gentilissima Signora è amica di un altro compositore sardo, Giovanni Abis (autore, assieme a Luciano Perazzi, della canzone La Pensione DO RE MI, incisa nel 1942 da Ernesto Bonino col Trio Lescano), il quale è tuttora in vita, molto avanti con l’età. Essa è riuscita ad ottenere da N. Abis, figlio di Giovanni, una bella foto del padre, che mancava nel nostro Archivio. Paolo ha prontamente scritto a N. Abis  una mail per ringraziarlo della sua cortesia e per chiedergli anche il luogo e la data di nascita del Maestro, che tuttora ignoriamo. Per parte nostra abbiamo inserito i nomi di tutte queste persone, così pronte a darci una mano nelle nostre ricerche (che – è bene ripeterlo ancora una volta – non perseguono fini di lucro, ma solo culturali), nella pagina dei Ringraziamenti. Abbiamo altresì collocato la foto di Giovanni Abis nella relativa scheda (Autori italiani A-C).


Giovanni Abis.

  
Dal «Canzoniere della Radio», n. 24, p. 14.

Gloria Libano, figlia del M° Giulio Libano e di Caterina Codevilla, del Trio Capinere, ha scritto al nostro collaboratore Virgilio, col quale è da tempo in contatto, la seguente mail: «Gentile Virgilio, grazie per la sua segnalazione del video della zia (Carla Codevilla, v. l’ultima delle Notizie del 5 Luglio scorso), che ho visto con molto piacere. Leggendo le Notizie ho notato un’imprecisione: mia zia è scomparsa nel 1987 e non nel 1988, come avete scritto. Sostanzialmente non cambia molto, ma è solo per amore della precisione. Sperando di potervi essere utile in futuro, resto a disposizione e vi saluto caramente. Gloria».
Per parte nostra abbiamo subito corretto l’errore, anche nella scheda dedicata al Trio Capinere.
Da domani, 10 Luglio, il sito va in vacanza e di conseguenza anche la pagina delle Notizie rimarrà inattiva fino al 20 Agosto prossimo. Durante questo lasso di tempo è improbabile che siamo in grado di leggere la corrispondenza e ancor meno di rispondere alle mail che riceveremo. Ce ne scusiamo in anticipo, fiduciosi nella benevola comprensione di quanti ci seguono con stima e affetto.

 
A tutti i nostri simpatizzanti e collaboratori auguriamo,
con spirito di vera amicizia, di trascorrere le ferie estive
in serena armonia con sé stessi e con la Natura,
come piaceva fare anche alle nostre
beneamate sorelle Lescano:
 

  
Le vacanze al mare e in campagna delle sorelle Lescano, amanti,
nei momenti di svago, della vita semplice e all’aria aperta.

8 Luglio 2010
Mail di Antonio: «
Vi invio, come richiesto, il file della canzone Son tanto triste interpretata da Nuccia Natali. Desidero anche rettificare – sia pure con dispiacere – quanto affermato dal collaboratore Francis in merito all’interpretazione da parte di Wanda Osiri[s] della medesima canzone. Ahimè, trattasi di un’altra dallo stesso titolo, incisa nel ’42 dalla Wandissima (disco Columbia  D 13049)  e tratta dalla rivista Sogniamo insieme (allora scritto Sognamo insieme). Disco che possiedo e che posso farvi ascoltare, se lo desiderate».

  
Anna Menzio, in arte Wanda Osiri[s] (Roma, 1905 - Milano, 1994);
a destra: ritaglio di mandolino, che mostra la grafia dell’epoca.

NdC - La Discoteca di Stato possiede della canzone Son tanto triste di Bracchi-Ansaldo sia l’incisione di Kramer cui ha accennato Francis nella sua mail di ieri (si può ascoltare anche l’anteprima), sia un’altra incisione realizzata per la Columbia dal tenore Enzo De Muro Lomanto; anche di quest’ultima è disponibile una breve anteprima.

  

Mail di Paolo: «A proposito di Carla Codevilla, apprendo dal periodico The Billboard che essa interpretò la sigla del film La dolce vita di Federico Fellini (1960)».

  

Il prossimo 29 Luglio, cioè esattamente fra tre settimane, ricorrerà il Centenario della nascita di Sandra, la maggiore delle tre sorelle Lescano. Come negli anni scorsi, il sito sarà in quei giorni in vacanza, tuttavia sarebbe impensabile che lasciassimo passare un tale evento senza fare nulla, solo perché cade nel periodo delle sacrosante ferie estive. Abbiamo perciò deciso di commemorarlo un po’ in anticipo, certi che nessuno si scandalizzerà per la piccola licenza che ci prendiamo col calendario.
Abbiamo altresì pensato che fosse giusto, anzi doveroso, ricordare Sandra con le stesse modalità con cui, il 23 Novembre 2009, abbiamo ricordato i 90 anni dalla nascita della minore delle sorelle, Caterinetta. Ecco dunque un florilegio dei più bei ritratti in primo piano della nostra commemorata, da quando era bambina e viveva in un circo, assieme ai suoi genitori, fino ai suoi ultimi anni di vita, trascorsi in malinconica solitudine nel piccolo appartamento di Salsomaggiore Terme che il marito Guido Franceschi le aveva lasciato:


Cliccare sull’immagine per vederla ingrandita.

A differenza delle sorelle più giovani, Giuditta e Caterinetta, le cui vite ci sono in parte sconosciute (di entrambe, tra l’altro, non siamo ancora in grado di precisare con assoluta certezza dove e quando siano decedute) di Sandra sappiamo molto, per non dire quasi tutto. Nata a Gouda il 29 Luglio 1910, Alexandrina Eveline Leschan, detta anche Alexandra, fu in gioventù una provetta ballerina acrobatica, come del resto la sorella Judik o Judith, nata a Den Haag (L’Aia) l’8 Agosto 1913: in coppia formarono appunto, agli inizi degli anni Trenta, le Sunday Sisters. Fu con la nascita del Trio, nel ’35, che il suo nome fu italianizzato in Alessandra Lescano, anche se i più la chiamarono sempre Sandra.
Tra quanti l’hanno conosciuta da vicino (particolarmente significativa al riguardo è la testimonianza della cantante torinese Lidia Martorana, del Trio Aurora), alcuni la descrivono come una vera signora, bella, fine, piuttosto riservata e sognatrice; altri (e fra questi spiccano le testimonianze dei suoi figliastri e quella di Maria Bria) mettono in risalto certe sue debolezze, come l’avidità e una vita sentimentale incline alla sregolatezza. Sta di fatto che il suo tardivo matrimonio con l’albergatore italo-venezuelano Guido Franceschi (celebrato a Parma il 17 Ottobre 1966) fu preceduto da una lunga convivenza e, non essendo l’uomo  ancora vedovo quando Sandra lo conobbe a Caracas, conserva a tutt’oggi contorni poco chiari: ignoriamo infatti quali fossero i rapporti tra il Franceschi e la prima moglie, e tra questa e Alessandra. 
Sia come sia, per passare alla Sandra artista, che in fondo è l’unica che ci interessi ricordare in questa sede, possiamo affermare che essa ebbe sempre nel Trio un ruolo meno definito e incisivo di quello delle sorelle, dotate entrambe di una forte personalità in ambito musicale, e non solo in questo. Ci rimane una breve registrazione della voce di Sandra “al naturale”, tratta da una trasmissione radiofonica di Carlo Loffredo dedicata al Trio Lescano (Toh! Chi si risente, 8 Aprile 1979): è un documento che ascoltiamo certo con commozione, ma anche – inutile negarlo – con una punta di delusione: si tratta in effetti di una voce, anzi una vocina un po’chioccia, per non dire anonima, e anche ciò che Sandra ci dice non va al di là delle banalità. Stupisce inoltre che, a dispetto dei tanti anni trascorsi nel nostro paese, questa donna possedesse dell’italiano una conoscenza così approssimativa.
Un’ultima annotazione. Sandra, deceduta a Fidenza (Parma) il 1° Febbraio 1987, è sepolta nel cimitero di Salsomaggiore Terme, accanto alla madre Eva, morta nel 1985 all’età di 93 anni. Sulla sua tomba è stata posta una foto che mette in risalto la dolcezza del suo volto, ma risale ad anni ancora giovanili (nel nostro fotomontaggio è la terz’ultima immagine); ciò che colpisce di più, tuttavia, è quanto si legge sulla lapide:

Come si vede, l’anziana artista vi ha fatto incidere il suo vero cognome e non quello italianizzato (divenuto perfettamente legale in Italia con la concessione, nel 1942, della cittadinanza), nonché il diminutivo con cui il marito e i figliastri dovevano chiamarla in famiglia. Segni eloquenti del suo distacco affettivo dagli anni prosperi, quelli di un successo tanto clamoroso e inebriante quanto effimero.

7 Luglio 2010
Mail di Aldo: «
Complimenti a Francis per l’inserimento su YouTube de Il mio tipo, cantato da Ernesto Bonino e il Duo Fiorenza: la trovo una canzone a suo modo originale, sia per l’arrangiamento ma ancor più per il testo, all’epoca piuttosto “moderno”. Vi si parla in effetti della libertà di scegliere come, quando e se sposarsi: «Se mi accadrà... / Forse un dì dirò di sì, inginocchiato ad un altar... / Io non son contrario a questa idea, però / Se non trovo il tipo non mi sposerò». Una libertà un po’ troppo al maschile? Forse sì, se si pensa alla canzone del ’39 Signorine, sposatevi (cantata dalla Jottini) o a Signorine mi voglio sposare (con Michele Montanari e il nostro Trio Lescano, del ’40; ma qui la tematica sta un po’ “a metà”). Che i tempi stessero già cambiando?
A proposito, l’introduzione orchestrale de Il mio tipo è assai simile a quella del brano A me basta un milioncino (1939, canta Aldo Masca). Ancora complimenti per l’audio del 78 giri: quello su YouTube mi sembra quasi perfetto: non mi pare né filtrato né corretto. Evviva! Quando le cose stanno così... non operiamo mai nessuna correzione! Meglio... nature. Da ultimo il mio parere sul Duo Fiorenza: anche in questo disco se la cavano bene. Quanto al loro “aspetto fisico” (...ancora quello!) avevano davvero 16 e 17 anni? Parrebbero già over thirty e, almeno una, non era nemmeno belloccia. La loro dizione è però spigliata e perfetta...  (Fiorenza... ops, Firenze a parte, ovviamente!).


Pur con la miglior buona volontà, è oggettivamente difficile trovare le sorelle
Piera ed Elvira La Guardia anche solo “carinette”, malgrado la loro giovanissima età
.

Altra mail di Aldo: «Sono stato alla Mediateca Regionale di Firenze. Ha trovato collocazione in questa sede da cinque anni: negli spazi della “vecchia” Santa Apollonia (ricordo dei miei primi anni Settanta, quand’ero studente universitario e lì c’era anche la mensa). Ora, totalmente ristrutturata, accoglie vario materiale di competenza (filmico, soprattutto, ma anche discografico), con una grande sala di consultazione ed un vasto auditorium (l’ex chiesa, anni e anni fa sede di tante assemblee studentesche!). Molto gentile, la signora Cristina Dell’Orso mi invita a visitare la Mediateca. Le avevo telefonato ieri e stamane aveva già pronto il disco di nostro interesse (Parlophon G 119), che volevo vedere ed ascoltare. Esso non è registrabile né asportabile, per i soliti motivi dei diritti d’autore, ma ho potuto fotografare le due etichette. Quindi, riassumendo: non si tratta assolutamente del Trio Lescano; le due canzoni (delle mosche e delle rane...) sono cantate da un trio femminile che mi sembra quello del ricordato pot-pourri napoletano (lì vi era anche una voce maschile, suppongo di qualche orchestrale); una delle cantanti potrebbe essere Nelly Nelson (si veda il duo che ricordai tempo fa nel sito), che incise anche per la Parlophon (oltre che per LVP-Grammofono). In quel “quintetto campestre” (estratto di sicuro dall’Orchestra Cetra, come altre formazioni in variatio) paiono prevalere gli archi. Deliziosa interpretazione, con un solo grande pregio, rispetto a quella delle Lescano su Parlophon GP 92054 e 92055: il testo della canzone è completo, nonostante sia il tipico 78 giri da 20 cm e dal costo di sole 9 lire (i dischi della serie GP, da 25 cm con etichetta verde, di lire ne costavano 15). Sfortunatamente il nostro disco G 119 è sprovvisto di copertina originale».

  
Le due etichette del disco G 119.

Ecco dunque, grazie al nostro ottimo collaboratore Aldo, un altro punto chiarito una volta per tutte. Speriamo che ne prendano atto quanti (v. le Notizie del 30 Giugno scorso), basandosi sul nulla, favoleggiano di un Trio Cetra, dietro cui si celerebbero le Lescano, divenute ad un certo punto impresentabili col loro vero nome. Di falsità come questa, in verità, ne abbiamo avute fin troppe, a causa della sconcertante faciloneria di tanti sedicenti pubblicisti. D’ora in poi ne faremmo ben volentieri a meno!
Ci scrive una lettrice: «Ho avuto di recente occasione di rivedere l’ultimo film di Pier Paolo Pasolini Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975). Questa volta sono rimasta particolarmente colpita dalla deliziosa canzone usata come sottofondo: a giudicare dal suo stile, direi che deve risalire all’epoca delle Lescano. Mi potreste dire per favore come si intitola e precisarmi anche se per caso essa è stata incisa dalle olandesi? La melodia pare adattarsi alla perfezione al loro modo di cantare…».
Abbiamo subito interpellato il nostro collaboratore Francis, di cui conosciamo l’interesse per i film sugli anni Quaranta; ecco qui la sua risposta: «La canzone in oggetto è Son tanto triste e fu composta nel 1939 da Alfredo Bracchi per il testo e da Franco Ansaldo (autore, tra l’altro, di Ultimissime) per la musica. Essa ebbe molto successo, tanto che fu incisa da diversi interpreti. La Discoteca di Stato possiede l’incisione di Nuccia Natali con l’Orchestra Barzizza (disco Parlophon GP 92696b, matrice 153920), nonché quella, gradevolissima, dell’Orchestra da Ballo Di Ceglie e il Suo Ritmo, con ritornello cantato da Nino Amorevoli (disco Odeon GO 19585a, matrice Mo 8111): di entrambi questi dischi è possibile scaricare dal sito della Discoteca di Stato sia l’etichetta che l’anteprima. Son tanto triste fu incisa anche da Wanda Osiris, mentre la versione strumentale di Kramer sembra bella, però manca di… charme».
Per parte nostra aggiungiamo che le Lescano non incisero, né – a quanto si sa – cantarono mai nei teatri o alla radio questa canzone. Peccato, perché ci avrebbero sicuramente lasciato un altro capolavoro. Ad ogni modo, se qualche appassionato ha in archivio una buona copia di qualcuna delle incisioni d’epoca della canzone, specie quella della Natali, è vivamente pregato di mettersi in contatto con noi, del che lo ringraziamo fin d’ora.

  
Le due incisioni storiche di Son tanto triste conservate nella Discoteca di Stato;
queste sono le relative anteprime: Orchestra Di Ceglie / Nuccia Natali.
Su YouTube c’è la versione strumentale che fa precisamente da sottofondo
al film di Pasolini. È un po’ più lenta delle due suddette interpretazioni.


Incipit della spartito di Son tanto triste, pubblicato dalle Edizioni Curci nel 1939.

    
Il testo di Son tanto triste, firmato da Alfredo Bracchi.

Citando il vecchio (e a parer nostro sopravvalutato) adagio sbagliando si impara, bisognerebbe sempre aggiungere a condizione di non ripetere gli errori. Giacché, come ben sapevano i latini, a cominciare dal grande Seneca, quando si tratta di errori perseverare è diabolicum. Di tali sottigliezze deve evidentemente farsi un baffo il noto scrittore, giornalista e sceneggiatore Gabriele Eschenazi, stretto collaboratore del regista Maurizio Zaccaro che ha diretto la miniserie Rai Le ragazze dello swing. Nelle Notizie del 2 Settembre 2009 avevamo stigmatizzato una grave topica (solo una delle tante) presente nell’articolo di detto pubblicista intitolato Il Trio non ariano, apparso nel Diario del mese del 24 Gennaio 2008. Ebbene, a distanza di qualche tempo, il medesimo articolo è stato ripubblicato tale e quale, compresi gli errori e le asserzioni diffamatorie (come quella relativa al Trio Aurora), nel blog Libero / Community, all’indirizzo
                http://digilander.libero.it/francescocoluccio/diario/2008/116.eschenazi.htm
.
Questo fatto ha provocato una viva indignazione in diversi dei nostri più affezionati lettori, in particolare nel nostro collaboratore Virgilio, che si sente in qualche modo “coinvolto” per il fatto di esercitare – ma con ben altro impegno e ben altra serietà – la stessa professione di Gabriele Eschenazi. Ecco dunque la parte essenziale della sua mail:
«È davvero avvilente, oggi, trovarsi a leggere un articolo come Il trio non ariano di Gabriele Eschenazi, uscito nel Gennaio del 2008 e riproposto ora pari pari, senza neanche la correzione di una virgola. Avvilente, perché quel mare di sbagli, ovvietà e stucchevolezze è stato da noi nel frattempo attentamente vagliato e in larga misura smontato, demistificato, sbugiardato, tanto che non varrebbe proprio la pena ritornarci sopra. Ma si sa, le frottole sono dure a morire, specie quando piacciono tanto... Dunque, senza dannarci l’anima a rincorrere ogni inesattezza, perché qui si naviga a vista in un vero mare magnum, proviamo semplicemente a estrarre qualche ‘perla’ da questo sgangherato ‘scrigno’. Tutto nasce dal fatto che, nel fornirci il suo ‘illuminato’ contributo, Eschenazi ha comodamente preso alla lettera quanto affermato da Alessandra Lescano in alcune interviste da lei concesse, senza peritarsi neanche un attimo di accertare l’attendibilità delle sue parole. Vediamo qualche esempio.
Nel 1939 il Trio olandese guadagnava mille lire al giorno? Sì, e gli asini volavano bevendo Red Bull... Questa storia dei guadagni iperbolici delle Lescano sarebbe bella se solo fosse vera, mentre risulta dai documenti d’archivio che il Municipio di Torino, dove le Lescano avevano la residenza, attesta il loro stato di relativa povertà. A Mussolini che le chiede come mai non abbiano la tessera del Partito Nazionale Fascista, Alessandra risponde «siamo straniere e non amiamo fare politica»? E così quei cattivoni della polizia si insospettiscono e cominciano a guardarle storto? Ma se è lo stesso Eschenazi a ricordare, poche righe dopo, come, a dispetto dell’origine ebraica della madre, esse vengano riconosciute non ebree, e perciò con tutti i requisiti per ottenere la cittadinanza italiana, che viene loro concessa dal re Vittorio Emanuele III in data 30 marzo 1942-XX. Eppoi, il succitato è proprio sicuro che le tre sorelle non avessero la tessera del partito? Anche qui abbiamo documenti inoppugnabili che provano il contrario.
Ancora: cosa c’entrano le Lescano con la convocazione del paroliere Mario Panzeri all’Ufficio Censura per fornire ragguagli sulla canzone Maramao perché sei morto? Divertente, poi, nella sua insipienza, è la frase secondo cui le tre sorelle olandesi con le loro canzoni «minano il morale del popolo italiano di fronte alla minaccia del nemico»; eh sì, qui non sono «solo canzonette»: si tratta di documenti di alta filosofia politica, in grado d’influenzare la storia del pensiero occidentale! Per smontare una simile ilarità, basta ricordare che i testi non erano mai scritti dalle Lescano, esse si limitavano a cantarli, probabilmente senza neppure comprenderli più di tanto, vista la loro limitata conoscenza della lingua italiana.
Ma nella ricostruzione di Eschenazi c’è ben di peggio, e la vicenda del presunto arresto del Trio a Genova tocca l’apice del surrealismo, se vogliamo definirlo bonariamente. Perché di quanto a suo tempo narrato da Alessandra Lescano nelle interviste della Aspesi e di Verre, non c’è un solo elemento che possa essere preso sul serio. Non voglio neanche tornarci sopra, in quanto non è questa l’occasione giusta: mi limito solo a far osservare a chi possiede un po’ di buon senso che la Milizia fascista non brillava forse per troppa intelligenza, ma non era certo comparabile alle Sturmtruppen disegnate da Bonvi. Ve l’immaginate? Con tutti i momenti in cui avrebbero potuto arrestare il Trio, scelgono di farlo proprio durante uno spettacolo al Grattacielo di Genova! Un elefante in una cristalleria avrebbe fatto sicuramente meno danni. Ed Eschenazi dà tutto ciò per vero, come se fosse oro colato! Verrebbe quasi voglia di raccontargli la favola di Cappuccetto Rosso: domani scriverebbe che le Lescano non sono decedute affatto di morte naturale, ma sono state mangiate dal gran Lupo Cattivo. Inutile andare avanti...».
Francis ci segnala che su YouTube c’è un video in cui si vede Carla Codevilla (Metz, 1923 - Milano, 1987) che canta Ciao ciao, bambina. Era la maggiore delle tre sorelle che diedero vita, nei primi anni Quaranta, al Trio Capinere, quello che fu ingiustamente accusato di aver denunciato le Lescano alla Gestapo, nell’autunno del ’43. Come cantante solista Carla Codevilla fa qui un’ottima figura, tanto che qualcuno ha inviato questo commento: «[…] best version I’ve ever heard! Far better than Domenico Modugno. Why on Earth did they chew it up totally with the rest?».


Carla Codevilla mentre canta Ciao ciao, bambina.

6 Luglio 2010
Continuando a dar corpo al suo progetto di riscoperta e rivalutazione dei gruppi vocali che, sulla scia del Trio Lescano, furono attivi in Italia agli inizi degli anni Quaranta (progetto portato avanti anche da Swingitaliano), il nostro collaboratore Francis ha postato, nel suo canale di YouTube [http://www.youtube.com/user/MCF90], un secondo video dedicato al Duo Fiorenza. Del primo abbiamo già parlato nelle Notizie dell’11 Giugno scorso, adesso è la volta della canzone Il mio tipo di Guerrieri-Poletto, incisa verso il 1942 da Ernesto Bonino col Duo Fiorenza e pubblicata nel disco Cetra IT 890.
La qualità del file audio utilizzato qui è sensibilmente migliore di quella del precedente video, per cui siamo ora in grado di farci un’idea più realistica della musicalità di queste due giovanissime ragazze che, a nostro avviso, avrebbero meritato senz’altro una carriera ben più lunga di quella che il destino volle assegnar loro. Forse, chissà, se avessero avuto il fisico aggraziato delle gemelle Fasano, avrebbero potuto precederle sulla strada di un durevole successo, perché, quanto a voce e a grinta, Elvira e Pierina non erano certo da meno di Dina e Delfina. Si sa, però, che in queste cose i meriti contano solo in parte, mentre il resto è opera della fortuna, sempre imprevedibile e capricciosa…
Il video de Il mio tipo è corredato da illustrazioni d’epoca che Francis ha ricavato dai libri e fascicoli che ha reperito negli ultimi mesi e che sono stati descritti in questa sede.


Il Duo Fiorenza, da Dietro le quinte della Radio (1942), p. 61.


Incisioni del Duo Fiorenza nel Catalogo Dischi Cetra 1942, p. 139.

Mail di Paolo: «Mi sono chiesto spesso se le Lescano, negli anni della loro massima popolarità in Italia, fossero conosciute e apprezzate anche all’estero. Approfondite ricerche mi hanno permesso di rintracciare alcuni palinsesti di Radio Barcelona del tempo di guerra, che includono anche canzoni delle Hermanas Lescano. Evidentemente la popolarità della nostra musica in Spagna teneva saldamente. Anche dopo l’8 settembre...».

5 Luglio 2010
Mail di Aldo: «Cari amici, eccomi tornato da una dozzina di giorni al mare, felice di aver trovato un tempo davvero ottimo (dopo i temporali di metà giugno); e felice anche di ritrovare il sito Ricordando il Trio Lescano con le sue Notizie, sempre così stimolanti! Le ho scorse un attimo, ma voglio centellinarmele meglio con calma: quest’anno vi siete allargati anche in Luglio, e trovo che avete fatto bene!
Qualche breve appunto su poche cose: 1) circa il Trio Vocale Cetra, a giudicare dall’anteprima de L’isola felice, mi pare indubbio che siano le tre voci “estrapolate” (chiaramente) dal nostro primo conosciuto e comprovato Quartetto Vocale Cetra del ’39; ma 2) per quanto riguarda (almeno) il ricordato GP 92124 (che è unicamente un ben riuscito pot-pourri napoletano), disco che possiedo e mi sono riascoltato pochi minuti fa, si presentano solo due voci femminili più una maschile, le quali non hanno niente del Trio Vocale Cetra di cui sopra; 3) avevo un altro mandolino delle Lescano, quello del Canto del bosco, ma vedo che ancora giungo in ritardo, stavolta per colpa delle vacanze! E va be’; 4) circa il raro disco G 119 (La canzone delle mosche) che si trova a Firenze presso la Mediateca Regionale Toscana, in via San Gallo 25, andrò io in missione nei prossimi giorni, spero martedì».


Logo della Mediateca Regionale Toscana;
il suo sito è http://www.mediatecatoscana.it/catalogo/.

4 Luglio 2010
Mail di Massimo Baldino: «So bene che Miscel (nome d’arte del cantante romano Michele Cimato, fratello di Aurelio Cimato, in arte Gabrè) non c’entra nulla con le Lescano, con cui non ebbe mai occasione di collaborare. Del resto il suo periodo d’oro si colloca tra il 1925 e il 1937, e quindi precede l’avvento delle olandesi, che incrociò solo agli inizi della loro strepitosa carriera. Tuttavia desidero condividere con voi alcune piccole meraviglie (soprattutto dal punto di vista tecnico) di Miscel, pubblicate su dischi Durium di cartone. La tecnica di incisione era già molto avanzata, ed  in effetti questi 78 giri economici non hanno proprio nulla da invidiare ai loro pronipoti a 45 giri. Lo spettrografico delle frequenze, al quale il PC li sottopone prima di equalizzarli, mi da responsi davvero incredibili, che si avvertono anche a orecchio. Si noti ad esempio la pulizia della voce di Miscel, soprattutto sulle “s”. Ricordo che quando frequentavo le sale di registrazione queste consonanti sibilanti erano sempre il punto critico di molte audizioni, perche risultavamo il più delle volte o troppo saturate o troppo “mosce”. Sarebbe interessante sapere cosa vi fosse dietro a questo suono “fuori dalla norma” che troviamo nelle incisioni economiche Durium. Spesso codesti dischi non sembrano avere mai incontrato quei pessimi chiodi d’acciaio che col loro peso abnorme “aravano” letteralmente queste perle, rovinandole in modo irrimediabile. Purtroppo, da questo punto di vista, erano allora del tutto sprovveduti. Mi sono sempre chiesto se anche all’Eiar, per suonare i pochi dischi di cui facevano uso, avessero a che fare con questi sgangherati apparecchi: se almeno li avessero dotati di puntine un po’ più delicate nel cogliere il suono dai dischi…».
A sostegno delle proprie affermazioni (che a taluni potrebbero anche apparire un tantino esagerate), l’amico Massimo ci ha offerto le seguenti quattro incisioni di Miscel, che sono in effetti una più bella dell’altra, almeno quanto a freschezza della voce del cantante e degli strumenti: Caterinette, Cosa farai di me, Fa’ la cortesia e Una notte a Madera. Proponiamo l’ascolto di due anteprime, fermo restando che una di queste costituisce per noi una scelta obbligata. È ben noto infatti che la deliziosa rumba di Marf-Mascheroni Una notte a Madera, composta nel 1937, fu incisa l’anno seguente anche da Luciana Dolliver e il Trio Lescano accompagnate dall’Orchestra Barzizza (disco Parlophon GP 92339). Volendo, si potrà confrontare l’interpretazione di Miscel, che sul piano stilistico appare indubbiamente alquanto datata, con quella spumeggiante della Dolliver e del nostro Trio, che si ascolta integralmente su YouTube; ma ci sembra un’operazione poco sensata, trattandosi di artisti appartenenti ad epoche e sensibilità molto diverse.


Michele Cimato, in arte Miscel; si ignorano
le sue date di nascita e di morte.

3 Luglio 2010
Nelle Notizie dello scorso 27 Giugno, presentando il volumetto Assi e stelle della Radio (1941), appena incorporato nell’Archivio del sito grazie al nostro collaboratore Francis, annunciavamo che presto ne avremmo iniziato l’analisi particolareggiata. Impegni inderogabili non consentono purtroppo al Curatore di mantenere ora come ora tale impegno, per cui se ne riparlerà dopo le vacanze estive, il cui inizio è ormai imminente. Desideriamo tuttavia fornire ai nostri visitatori almeno qualche anticipazione sul contenuto di quest’operina, la quale, rispetto alle altre similari che abbiamo parimenti acquisito negli ultimi mesi e già analizzato, possiede delle qualità sue proprie. Essa è riccamente illustrata con immagini in genere nitide e stampate piuttosto bene, ma il maggiore pregio di tali foto è che riguardano non solo i cantanti, ma anche numerosi autori di canzoni – o canzonette, come erano allora chiamate. Talune di queste foto le avevamo già in Archivio, ma di qualità assai scadente, per cui sarà un piacere sostituirle con le ultime arrivate, quasi tutte molto belle. Due esempi chiariranno meglio il salto qualitativo che abbiamo potuto realizzare:

        
A sinistra il compositore, autore e traduttore di testi Mario Panzeri (Milano, 1911 - 1991);
a destra l’autore e traduttore di testi Nino Rastelli (Milano, 1913 - 1962).

Va da sé che ancora più interessanti sono le foto di quelle “stelle” della Radio – cantanti, autori o direttori d’orchestra che siano – di cui non possedevamo prima alcuna immagine. Ce ne sono diverse di questo tipo e siamo lieti di presentarne almeno una, con la relativa didascalia, poco informativa, ma almeno… divertente (si apprezzi quell’impagabile «giazze sinfonico»). Si tratta del compositore e autore di testi Luigi [Gigi] Pagano (Gioia del Colle, 1906 - ?, ?), che ha firmato, assieme ad altri autori, due canzoni incise dalle Lescano: Il maestro innamorato (disco GP 92544a, 1938, matrice 153613) ed È scomparsa una ragazza (disco GP 92728a, 1939, matrice 154016). Sfortunatamente nessuna di queste due canzoni è presente nel nostro Archivio sonoro.

  

2 Luglio 2010
Mail di Paolo: «
Sfogliando i cataloghi on-line della Discoteca di Stato, vi troviamo numerosi riferimenti (oltre a quello di cui si parlato qui il 30 Giugno scorso) al Trio Vocale Cetra. Esso è citato ad esempio nel Catalogo Parlophon del 1939, dove, a p. 93, tale formazione canta La vecchia Napoli (GP 92124):

Da notare che il Trio Vocale Cetra è riportato subito dopo la discografia delle Lescano, le quali, per inciso, non risultano aver mai cantato in napoletano.
Nel medesimo Catalogo troviamo, a p. 284, L’isola felice (GP 92600), dove figura ancora tra gli interpreti il Trio in questione. Di tale brano la Discoteca di Stato ci offre pure un’anteprima.

Un’altra bella anteprima relativa allo stesso Trio è quella di Coubanakan (GP 92601a, matrice 153750), di cui la Discoteca di Stato mostra anche l’etichetta del disco:

Interessante è inoltre il Catalogo Cetra-Parlophon del 1941, dove la canzone In un bar di Chicago (GP 92910) risulta eseguita da un Trio Maschile, laddove il libro di Mazzoletti, Il jazz in Italia, parla  chiaramente, a p. 469, di Trio Vocale Cetra:

In definitiva, ancor prima di aver ascoltato il disco G 119, abbiamo varie prove che il Trio Cetra non c’entra affatto col Trio Lescano. Era un trio vocale maschile che, a giudicare dalle due anteprime di cui sopra, se la cavava egregiamente, sia per la qualità delle voci che per l’eccellenza degli arrangiamenti che utilizzava, di taglio decisamente moderno».

1° Luglio 2010
Aldo  Gentilini (v. le Notizie del 23 Giugno u.s.) ci ha cortesemente comunicato che l’emittente dalla quale egli trasmette ogni giorno un programma di vecchie canzoni, quelle del tempo delle Lescano, si chiama Radio Nichelino (Torino) e il suo sito è http://www.rncweb.it/. La trasmissione curata da Aldo si intitola Ogni finestra una canzone - Musica di altri tempi e viene irradiata tra le 6 e le 6.40 del mattino, con replica alle ore 12.10 circa.


Il logo di Radio Nichelino.

Il nostro Paolo non cessa di stupirci, ben inteso in senso assolutamente positivo. Appena lette le Notizie del 30 Giugno u.s. si è subito attivato e, in quattro e quattr’otto, è riuscito a scoprire che la Mediateca Regionale Toscana possiede una copia del rarissimo disco G 119, di cui abbiamo appunto parlato ieri. Contattata la Direzione di tale Istituto, ha ricevuto da una sua solerte funzionaria, Cristina Dell’Orso, la seguente mail: «Gentile sig. Piccardo, il nostro fondo di dischi è stato in parte digitalizzato e nello specifico anche La canzone delle mosche. Come tutti i nostri materiali è consultabile in sede negli orari di apertura dal martedì al venerdì, ore 10-13 e 13-17. Non è disponibile l’immagine dell’etichetta, ma se le interessa possiamo prelevare il disco dagli archivi e fargliene prendere visione».
Ora resta solo che qualche nostro collaboratore locale (Roberto? Alessandro? Aldo?) si rechi presso la suddetta Mediateca (a Firenze, Via San Gallo, 25) per ascoltare il disco in questione e verificare se il Trio Cetra è costituito dalle nostre olandesine in incognito, ovvero da tre anonimi coristi, con ogni probabilità facenti parte – come gli strumentisti del Quintetto Campestre Cetra che li accompagna – del complesso dei Gai Campagnoli del M° Egidio Storaci.


Pubblicità del complesso del M° Storaci.

 
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