Ricordando il Trio Lescano

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N o t i z i e

NB - Le notizie sono pubblicate in ordine cronologico inverso.

Venerdì 17 Maggio 2013
Mail di Paolo Piccardo: «Virgilio ha compiuto un lavoro di sintesi mirabile, dietro al quale si cela un profondo ed ininterrotto lavoro di ricerca. Ho avuto modo di collaborare spesso direttamente con lui, ed egli mi ha fornito spunti e tracce che, a volte con insperabile successo, ho seguito attentamente. Bravo Virgilio, grazie per la tua guida e la tua prosa avvincente. Son convinto che le nostre ragazze ti abbraccerebbero!
Vorrei dire all’amico Manuel che le ricerche proseguono e non sono mai cessate. Giuditta resta nel nostro mirino, per così dire: basti sapere che esistono contatti col Venezuela ai quali stiamo costantemente lavorando. Abbiamo spedito e-mails in Ungheria, Olanda, Germania, Venezuela, abbiamo rintracciato conoscenti, parenti, gruppi di ex lavoratori dei campi petroliferi di Maracaibo e Puerto Ordaz, sfogliato annuari dell’esercito Austro-Ungarico, disturbato direttori di musei, collezionisti di materiale circense ed assessori alla cultura di paesini in Germania, consultato emeroteche olandesi e spagnole, tutto con entusiasmo irrefrenabile. E non abbiamo certo intenzione di smettere.
Ultim’ora - Collegandomi alla pagina facebook del Circus Johny ho  scovato due immagini interessanti che raffiguranoi Diana e Marie Leschan. In quest’albero genealogico troviamo poi tutti i figli di Marie Leschan: un bel gruppetto di artisti, eh? Non solo, apprendiamo anche che qualcuno potrebbe essere ancora in vita, oltre all’elusiva Mariska Van Lissum, nipotina di Marie [v. le Notizie del 4 Maggio 2012 e del 26 Gennaio 2013].
Infine questa foto di Sandro [il padre di Sandra, Giuditta e Caterinetta Lescano] potrebbe darci un indizio sul fatto che la carriera di clown del Nostro sia iniziata prima di quanto pensassimo. Ma voi, cosa leggete: [19]03 o 09?».
Per parte nostra siamo propensi a leggere 1905.

Giovedì 16 Maggio 2013

Mail di Manuel Carrera: «Definirei il lavoro di Virgilio magistrale e impeccabile. Mi auguro che stiate seriamente pensando di pubblicare il tutto in un libro, prima che lo faccia qualcun altro! Vero, non sappiamo ancora niente di Giuditta, ma è risaputo che le ricerche proseguono solo se si diffondono».
Mail di Marco Gilardetti, a seguito di quella pubblicata ieri: «
Passo abbastanza spesso dalle parti della Mole Antonelliana e, a parer mio, le macerie di quello che fu nell’Ottocento il Teatro Scribe sono un bijou, rispetto alla bruttezza di un parcheggio auto, che nella mia scala personale di giudizio assurge a simbolo dell’obbrobrio estetico dell’attuale società dei consumi. Sono del parere che, se in quell’area non hanno finora costruito nulla, una ragione c’è per forza, dato che la speculazione edilizia nei paraggi è fin troppo evidente. L’anno scorso, tanto per dire, aveva suscitato scandalo e dibattiti a livello nazionale la delibera con cui il Comune autorizzava uno speculatore edilizio ad innalzare di 5-6 piani un fabbricato bassissimo prospiciente la Mole. Fortunatamente il Comune, vista la sommossa popolare, ha dovuto fare marcia indietro.
Quindi ci dev’essere “qualcosa” che rende quell’area non edificabile. Probabilmente (ipotesi mia ragionata) deve trattarsi di un vincolo architettonico, per cui l’unica cosa costruibile lì sarebbe il Teatro stesso, com’era e dov’era. Naturalmente la Rai, che suppongo sia tuttora proprietaria del terreno, non ci pensa proprio: cosa c’è di più fallimentare oggigiorno di un’iniziativa culturale? Un teatro, poi, è un vero suicidio economico. Senza considerare che la stessa Rai di Torino, dal fascismo in avanti, è in costante e inarrestabile smantellamento a favore di Roma; quindi non ha certo bisogno di spazi nuovi in cui espandersi. La conclusione è che le macerie dell’ex Teatro Scribe restano, almeno per ora, dove stanno.
Su “La Stampa” c’è un reportage fotografico su tali rovine: le foto non sono un granché, ma si capisce benissimo lo stesso cos’è successo al nostro Teatro. Tra l’altro si apprende dalle foto aeree che la “platea” è stata nel frattempo... asfaltata! Nella prima immagine, l’edificio che si vede a destra è in pratica il foyer, che è stato usato dalla Rai sia come studio radio che come studio per le trasmissioni TV sperimentali. Come si può vedere, esso non è stato danneggiato dalle bombe e di suo sarebbe ancora in ottime condizioni, se solo la Rai non l’avesse lasciato letteralmente marcire. I cartelloni che ne deturpano la facciata e le finestre sono stati installati dal Museo Nazionale del Cinema, che ha sede all’interno della Mole. L’articolo de “La Stampa” è stato pubblicato in occasione della proposta di trasformare l’ex-Teatro in un Museo dell’Informatica, progetto di cui probabilmente non si farà nulla, come per le decine di proposte irrealistiche precedenti.
È infine doveroso precisare che la Giunta Comunale di Torino non c’entra nulla in tutta questa brutta storia, o c’entra molto marginalmente. Il Teatro, intendo dire quel poco che ne resta, è infatti proprietà privata della Rai, la quale ha evidentemente deciso di lasciarlo andare in malora perché non le serve più, se non come comodo parcheggio per i suoi dirigenti».

Mercoledì 15 Maggio 2013
Mail di Marco Gilardetti: «A proposito del Teatro Scribe di Torino [v. le Notizie del 3 Maggio scorso], non vorrei disilludere chi addirittura si interroga sul destino dell’organo in esso contenuto, ma purtroppo di quel teatro non resta assolutamente nulla, salvo le mura perimetrali, anch’esse in stato di pauroso degrado. L’area su cui sorgeva la platea, ormai null’altro che una spianata in terra battuta, è impiegata come parcheggio per auto. Sopravvive l’insegna sull’ingresso di Via Verdi ove, in alcune sale non distrutte dai bombardamenti, mio papà, attore che da bambino fu negli anni ’50 un pioniere sia della radio che della TV Rai nelle trasmissioni per ragazzi, mi raccontava che vi erano ancora alcuni studi, presso cui lavorò. Per qualche ragione che non conosco, forse per vincoli dovuti all’estrema vicinanza con la Mole Antonelliana, l’area non è stata mai riedificata e resta una testimonianza visibile a tutti delle distruzioni della Seconda Guerra Mondiale».


Martedì 14 Maggio 2013

Mail di Simone Calomino: «Secondo me, sono proprio le Lescano che cantano in Gira gira: lo si sente distintamente, sebbene siano un po’ meno dinamiche del solito e abbiano un non so che di strano... Ma, in fondo, potevano cantare sempre allo stesso modo? È il caso, ad esempio,  di Terra lontana: sono certamente loro, ma, per certi versi, non si direbbe!».
Negli ultimi mesi abbiamo potuto fare dei notevoli (e, a onor del vero, insperati…) passi avanti nella conoscenza della vita privata delle Lescano: ci riferiamo in particolare a quella di Caterinetta, sulla quale ha gettato un fascio di vivida luce l’articolo-intervista fornitoci da Giacomo Schivo agli inizi dello scorso Febbraio, articolo di cui tutti ignoravano prima persino l’esistenza. Si rendeva dunque necessario un minuzioso aggiornamento della Storia anno per anno delle sorelle Leschan / Lescano - Compendio dei fatti salienti, al quale ha provveduto in questi giorni il suo Autore, Virgilio Zanolla. Egli non si è però limitato ad inserire al loro posto tutti i nuovi dati biografici sulle Lescano acquisiti dall’inizio dell’anno ad oggi; malgrado il poco tempo libero di cui dispone attualmente, ha voluto ristrutturare da cima a fondo la presentazione del suo lavoro, per renderne più agevole non solo la consultazione, ma anche ogni futura aggiunta o correzione. A tal fine, al posto di un’unica estesa tabella di complicata gestione, Virgilio ha preferito ripartire tutta la materia in tante tabelline indipendenti, ognuna relativa a un anno di vita delle Nostre: sembra una cosa da nulla, ma solo chi si cimenta ogni giorno con l’elaborazione al computer di complesse tables, sa quanto sfibrante lavoro ci sia dietro una ristrutturazione del genere, dato che riguarda un documento di ben 15 pagine, con centinaia e centinaia di dati! Una ragione di più per essere grati al nostro validissimo collaboratore genovese, che si conferma con ciò una delle colonne portanti del sito.
Invitiamo dunque tutti i nostri lettori a prendere visione della nuova edizione di questo fondamentale contributo di Virgilio Zanolla, manifestando – se credono – in questa sede le loro impressioni nonché osservazioni o proposte, miranti a migliorarlo e completarlo sempre di più.

Lunedì 13 Maggio 2013

Mail di Antonio Mastrorocco: «Riascoltando il programma dedicato a Silvano Lalli dal nostro Simone Calomino ho avuto  la conferma del dubbio che avevo sulla partecipazione delle Lescano alla canzone Gira gira. A me sembra molto palese che non si tratti di loro, anche perché ricordo che un amico collezionista mi disse a suo tempo che era indicato sul disco un non meglio precisato Trio Vocale o Trio Vocale Cetra».
Risponde il Curatore. Ci sembra oggettivamente difficile mettere in dubbio la partecipazione delle Lescano all’incisione della canzone di Ravasini-Ammirata Gira gira (DC 4220a, matr. 51670) perché sia l’etichetta del disco originale che il coevo catalogo Cetra la confermano senz’ombra di dubbio: possibile che le due fonti, fino a prova contraria le più autorevoli che possediamo, siano entrambe errate? Forse bisogna tener conto della data tarda dell’incisione (Agosto del ’42), per spiegare l’innegabile “stranezza” delle voci delle Nostre in questa occasione.

Sabato 11 Maggio 2013

Mail di Antonio Mastrorocco: «Caro Curatore, ti chiedo – se puoi – di pubblicizzare sul nostro sito il programma Dedicato alla Mamma, da me ideato e condotto nel 1984 presso una radio locale, sotto lo pseudonimo di Tony de Palma; programma che, all’epoca, fu giudicato “perfettamente riuscito” e che  Il Discobolo avrà la bontà di mandare in onda domani, in occasione della Festa della Mamma. Allora – tra il 1982 e il 1986 – mi dedicavo anima e corpo a questo hobby, che svolgevo per tre giorni la settimana. Questi i titoli delle trasmissioni:
Le canzoni dei ricordi
Anni ’60: sapore di revival
Musica in celluloide
A gusto mio
Io e la musica
O paese d’o sole
Pioggia di stelle

Soft night
Bentornata operetta!
I gioielli della lirica
Ad essi si aggiunsero in seguito anche giochi e quiz:
Il marameo
Sotto a chi tocca
La stangata
Lo sai o non lo sai?
Poi un intervento agli occhi ed un altro alla prostata mi allontanarono per sempre da questo passatempo, obbligandomi a preferire il computer e la tv.
Questo è tutto. Ringrazio Massimo  per la sua disponibilità e te – sempre se vorrai ospitarmi».
Ad Antonio Mastrorocco, il decano dei nostri collaboratori, l’ospitalità è non solo dovuta, ma è anche un piacere: buon ascolto dunque a tutti coloro che domani vorranno celebrare una delle più belle feste dell’anno ascoltando la sua trasmissione.
Permane insoluto il “mistero” della canzone rumba di Borla-De Torres-Simeoni Cantando sotto la luna, incisa nel 1942 da Ernesto Bonino e il Trio Lescano, accompagnati dall’Orchestra Barzizza. Esso consiste nel fatto che siamo in possesso di due etichette, apparentemente identiche, del disco IT 933a, solo che in una il numero di matrice è 50855, mentre nell’altra risulta essere 50600, numero che però si legge anche sull’etichetta del disco IT 804a, relativa alla canzone Il maestro improvvisa. Qualcuno ha una spiegazione, diversa dalla solita (banali errori di stampa) e più convincente, per questa curiosa anomalia?

Venerdì 10 Maggio 2013
Mail di Simone Calomino: «Vorrei tanto contattare Enzo Amadori, ma non trovo da nessuna parte il contatto... C’è qualcuno che può aiutarmi?».


Mercoledì 8 Maggio 2013

Mail dalla Compagnia Teatrale La Betonica, intitolata A voi amanti del Trio Lescano:
«Salve, 
siamo una Compagnia Teatrale del padovano e stiamo organizzando uno spettacolo sulle staffette nella Resistenza. Vorremmo utilizzare musiche dell’epoca, ma ci piacerebbe anche “scoprire” qualche chicca meno nota. Siamo venuti in possesso di un testo del Trio, di cui però non riusciamo a trovare reperti: dovrebbe chiamarsi La lampada del ferroviere.
Per caso avreste qualcosa, una registrazione, uno spartito...? 
Grazie mille per quanto potrete fare per noi o se aveste altri suggerimenti del genere...
Ecco il testo:
Nel buio oscilla / tra vagoni di rancori / a ritmo balla / ingiallendo colori. / Come lucciola estiva / il perenne temerario / mentre il treno partiva / già controllava l’orario. / Nella fretta la vita sbiadisce / se non senti il segnale che trilla / il sogno vitale / svanisce / come fontana che non zampilla.
Ormai non più spera l’abitudinario / neanche sfregando la lampada / arriverà il treno / straordinario. / Sotto tutte le intemperie / ricurvo borbotta il ferroviere: / ‘Era meglio fare il barbiere’
».
Per quanto ci riguarda, abbiamo l’impressione che tale testo non abbia a che fare con le Lescano, e neppure con la loro epoca. Se qualcuno fosse in possesso di informazioni più precise è pregato di intervenire nella discussione.

Martedì 7 Maggio 2013
Mail di Paolo Piccardo: «In merito alle ultime Notizie aggiungo il mio commento, iniziando col rispondere a Roberto. Secondo Vittorio Messori e Aldo Cazzullo, nel loro libro Il Mistero di Torino. Due ipotesi su una Capitale incompresa (Mondadori, Settembre 2004, Collana Le Scie) a pag. 26 si legge, in riferimento alla Mole: “questa altissima guglia [...] un’antenna lo è stata davvero [...] prima dell’Eiar e poi della Rai”. Sicuramente sulla Mole fu montata un’antenna televisiva, ma il riferimento all’Eiar porta a concludere che fosse usata anche un’antenna radiofonica. Un filmato Luce del 1947 descrive la ricostruzione degli studi Rai. In fondo si nota con piacere un breve intervento dell’Orchestra Barzizza, con Aldo Donà e il Trio Aurora. [Da questo filmato abbiamo recuperato un’immagine del Trio: benché a bassa definizione, essa è lo stesso significativa, perché mostra appieno, cogliendolo sul vivo, tutto l’entusiasmo delle tre giovanissime interpreti, vero emblema dell’Italia di allora, tesa a risorgere dalle sue ceneri - NdC].
Orchestra Cora e organo: vi rimando, per una foto di detta Orchestra, alle Notizie di Gennaio-Febbraio 2012, pag. 17. Per quanto riguarda l’Organo visibile sul retropalco del Teatro di Torino (già Teatro Scribe) non ho trovato molte notizie. L’Eiar acquistò la struttura nel 1931, e questa fu distrutta completamente dai bombardamenti del 1942. Presumo che anche lo strumento abbia fatto questa fine. Segnalo inoltre l’interessantissima pubblicazione a cura del Museo di Torino del volume Musica e Spettacolo a Torino tra l’800 e il ’900, completamente visionabile. Benché non strettamente correlato al nostro periodo di riferimento, contiene interessanti notizie e immagini».
Mail di Simone Calomino: «Cari amici, vi mando una chicca che ho comprato l’anno scorso a Porta Portese: Oh! Mamma (cioè Oh! Ma-ma!) eseguita dalla Compagnia di Mario Latilla, su 78 giri Columbia DQ 3000 [Etichetta | Incisione]. L’altro lato del disco è la celebre Evviva la torre di Pisa, eseguita da Latilla. Personalmente, credo che la versione delle Lescano sia molto meglio... fatto stà che vanno sentite tutte le versioni, prima di dichiararne una migliore delle altre! N.B.: L’ultima “signorina” con l’accento straniero... non può far pensare a una imitazione delle Nostre?
Consiglio infine a tutti di vedere il film di Mario Mattoli Miseria e nobiltà (1954), con Totò, che è disponibile completo su YouTube: non tanto per il film in sé, ma per lo splendido commento musicale di Pippo Barzizza».

Lunedì 6 Maggio 2013
Mail di Giorgio Zoffoli: «Navigando in internet, mi sono imbattuto in un bel sito, nel quale si trova anche il mandolino di Ritmando in sol, che non mi sembra presente nel vostro archivio. Tale sito ha il pregio di offrire parecchie informazioni su Lino Benedetto [Napoli, 1911 - Roma, 1973], compositore di valore ma sicuramente trascurato. Ricordo che le Lescano incisero due sue canzoni: Ritmando in sol e Rosalpina. Penso che valga la pena di valorizzare questo autore, del quale non si è parlato quasi mai e che comunque rappresenta un tassello non trascurabile nel quadro della musica che seguiamo.
Non perdo naturalmente l’abitudine di seguire giornalmente il sito e rimando ad altra occasione l’approfondimento dell’ottima iniziativa dell’Associazione Culturale di Massimo Baldino e la possibilità di incontrarci per consigli sulla monografia che sto elaborando su Marf.
P.S. - Il 15 Aprile scorso ho assistito al concerto delle Sorelle Marinetti con l’Orchestra Maniscalchi al gran completo, tenutosi al Teatro Diego Fabbri di Forlì. Devo dire che, nonostante sia la quinta o sesta volta che vado ad un loro spettacolo, la qualità delle esecuzioni mi è parsa sempre più ragguardevole, come pure il modo di porgere i brani.  Hanno inoltre inserito nuove canzoni non ancora incise, dimostrando una vitalità artistica prorompente, ed è veramente emozionante immergersi in quelle atmosfere.
Prima del concerto mi sono intrattenuto con Giorgio Bozzo, al quale ho presentato l’avvocato Carlo Nocchi (pronipote di Marf), che mi accompagnava e che mi sta agevolando enormemente nel mio progetto. Molto cortesemente Giorgio si è poi precipitato da Christian per modificare la scaletta del programma ed inserire la canzone, Non me ne importa niente, composta appunto da Marf in collaborazione con Alberto Lao Schor, canzone non prevista inizialmente. Egli l’ha presentata personalmente al pubblico forlivese in omaggio al concittadino musicista, e ha così procurato all’incredulo pronipote un caloroso applauso. Piccoli avvenimenti che dimostrano la bontà d’animo degli appassionati di musica!».

Roberto Berlini è stato il primo ad indovinare che la canzone incisa dalle Lescano, cui alludeva Manuel nella sua mail pubblicata ieri, è Topolino (GP 93153, 1940). Il nostro giovane collaboratore romano ci ha anche inviato la registrazione del brano effettuata da lui stesso con la nuova puntina (v. la sesta delle Notizie dell’8 Aprile scorso), e abbiamo constatato de auditu che la sua qualità tecnica è ben superiore a quella del file che avevamo in archivio oppure di quello postato due anni fa su YouTube da allegroconmoto: lo dimostra l’anteprima che siamo lieti di offrire ai nostri lettori, la quale consente, una volta di più, di apprezzare la voce straordinaria di Giuditta.
A proposito della canzone di Enzo Luigi Poletto, autore sia del testo che della musica, Simone Calomino ci scrive: «La canzone di cui parla Manuel è la splendida Topolino. Infatti le note di Ojos negros, che altro non è che Otchi-tchor-ni-ya [aka Очи чёрные - Oči čёrnye], ricordano molto la strofa in cui Giuditta canta “Le topine / tutte quante / piangon sempre / notte e dì”. L’avevo notata anch’io, qualche tempo fa, questa somiglianza ma non avevo dato molto peso alla faccenda, considerato che il brano Topolino è tutto una “variazione sul tema originale”. Consiglio di ascoltare, per Otchi-tchor-ni-ya (che significa “Occhi neri”) le versioni di Louis Armstrong, che possiedo anch’io su 78 giri Fonit, e quella [in chiave burlesca] eseguita dai Cetra».
Chi poi volesse ascoltare una versione originale, in russo, della celebre canzone ne troverà un gran numero su YouTube: personalmente ci piace quella postata da allpowertothesoviets, anche se... non ci piacciono per nulla né il nome né il simbolo di tale canale.

Domenica 5 Maggio 2013
Mail di Manuel Carrera : «Carissimi, ascoltate bene questo brano dei fantastici Lecuona Cuban Boys, con Alberto Rabagliati al canto: http://youtu.be/q8o2MqeOrdg. Non vi sembra che le Lescano lo citino in una canzone, ma in tutt’altra salsa? Spero che ve ne accorgiate, prima che ve lo dica io! Sennò che gusto c’è?».

Venerdì 3 Maggio 2013
Mail di
Roberto Berlini: «Ho reperito un interessantissimo sito, in cui, nella galleria delle immagini, ci sono alcune foto del Teatro di Torino. L’allestimento scenografico non ricorda la foto del primo Concorso Cora, a pagina 58 del libro di Gianna Montanari? Mi chiedo se quell’organo fosse una scenografia fissa... 
Per certe mie ricerche avrei bisogno di sapere con certezza se la Mole Antonelliana è stata usata dall’E.I.A.R. come antenna: c’è qualcuno che sia in grado confermarmelo o meno?».

Giovedì 2 Maggio 2013
Mail di Paolo Piccardo: «Carissimi, vi invito a visitare e spulciare con attenzione il sito http://www.lorien.it/X_INNI/. Benchè di natura dichiaratamente politica, vi compaiono tuttavia interessanti pubblicazioni, spartiti, mandolini, testi e rarità che riguardano il periodo che a noi interessa. In particolare ci sono molti estratti dal periodico “Il Canzoniere della Radio”: http://www.lorien.it/X_INNI/Fonti/G-Campi/GCampi_Canzonieri_03CdR.html. Buon divertimento!».

Mercoledì 1° Maggio 2013
Massimo Baldino ci ha annunciato, con gioia e fierezza del tutto giustificate, la nascita del portale dell’Associazione Culturale “Museo Virtuale del Disco e dello Spettacolo”, che ha la sede operativa a Sanremo e quella legale a Villanova d’Albenga (SV). Esso comprende nove sezioni, che sono nell’ordine: Mostre, Siti associati, Dischi, Documenti, Associazione, Statuto, Iniziative, Blog e Varie. Per ora solo alcune risultano attivate (e un paio richiedono una password di accesso), ma presto tutte saranno disponibili. Il nostro amico Massimo chiede a ognuno di noi di fargli conoscere le proprie impressioni sul nuovo portale – che egli definisce generosamente nostro – e sulla sua organizzazione, scrivendogli all’indirizzo indicato nella pagina iniziale: http://www.museovirtualedeldiscoedellospettacolo.it/site_map.html.
Mentre per il momento languono le ricerche sulle Lescano e il loro mondo (magari a causa del… tempaccio – e non solo in senso meteorologico – che imperversa da settimane su gran parte del nostro paese), procede alla grande il Canale ufficiale del sito, curato dall’instancabile Simone Calomino. In tre mesi scarsi di vita esso ha infatti pubblicato in modo impeccabile, cioè con tutti i dati discografici disponibili, ben 24 canzoni rare del magico Trio, facendo registrare più di 3400 visite, con 28 iscritti. Quanto ai commenti fatti ai brani, seppure non numerosi (d’altra parte sappiamo bene come questa musica sia per palati raffinati, che non sono mai legioni, oggigiorno poi...), essi si qualificano in genere come opera di veri intenditori, tra i quali spicca Lele Del Gatto: egli ha sempre parole puntuali e garbate di precisazione o di apprezzamento per il nostro lavoro, e gliene siamo oltremodo grati, giacché è proprio per persone come lui che continuiamo, malgrado tutto, a darci tanto da fare!



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