Ricordando il Trio Lescano

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Aggiornamenti del sito - 2017

Aggiornamenti del 2016

In ordine cronologico inverso

17 Novembre 2017
Ieri abbiamo creato una nuova pagina, in sostituzione di un pdf sullo stesso argomento, che però non ci soddisfaceva più. Come il precedente pdf, tale pagina si apre dal fondo di quella inserita nel Menu e intitolata Etichette dei dischi originali a 78 giri: cliccare su Restauro delle etichette, nell’Appendice terza. Sono graditi commenti, rilievi o suggerimenti su di essa.
Giorgio Zoffoli, nostro collaboratore di vecchia data tra i più attivi e generosi, ci ha inviato un altro bel pacchetto di immagini, per lo più riguardanti Autori italiani di nostro interesse. Si tratta di Ettore Fecchi, Eugenio Mignone e Giorgio Pan [], tutti cofirmatari a vario titolo di canzoni incise dalle Nostre. Da notare che di tutti e tre questi Autori non possedevamo alcuna foto, malgrado le tante ricerche effettuate in passato in ogni dove. Quanto prima colmeremo anche questa lacuna nelle relative pagine.
Mail di Paolo Piccardo: «Ho consultato uno dei tanti Cataloghi disponibili in rete, il Catalog of Copyright Entries: Third series, Volume 7, del 1953. Fortunatamente c’è una lista dei vari compositori, con date di nascita e decesso – se già avvenuto. Così apprendo ora che:
- Giorgino Cariga nasce nel 1909.
- Guido Cergoli compare come Guido Cergoli-Sereni.
- Paolo Cassano (Julio Blanco) nasce nel 1890.
- Idalgo Franchini nasce nel 1892.
- Giorgio Pan nasce nel 1906.
- Giuseppe Serra nasce nel 1899.
- Giovanni Sussain nasce nel 1907».
Anche qui inseriremo al più presto questi dati anagrafici nelle pagine degli Aitori italiani.
Altra mail di Paolo Piccardo: «Vedo con piacere che nuovi appassionati interagiscono col sito, il che è per noi un gran bene. A proposito di Manilla, ebbene, questa era la grafia corrente fino agli anni ’30, un po’ come si usava Cilí per il Cile e amenità simili. A suffragio di ciò ecco qualche esempio. La voce Treccani è autorevole, e dai miei ricordi è uscito fuori un vecchio piroscafo Rubattino. Ancora al giorno d’oggi, poi, esistono cavi tessili in “manilla”, ma si sa che la gente di mare è tradizionalista...».


16 Novembre 2017
Siamo stati contattati da un nuovo simpatizzante, Enzo Marino, il quale, dopo averci rivolto il suo apprezzamento per il nostro impegno a favore di una buona causa («complimenti per l’ottimo lavoro e il servizio offerto agli amanti della “MUSICA”. [...]. Un riconoscente grazie per il Vostro encomiabile servizio»), ci ha gentilmente segnalato un paio di errori di battitura presenti in una pagina del sito. Dopo averlo debitamente ringraziato per la sua collaborazione, inserendo anche il suo nome nell’apposita pagina, abbiamo subito provveduto a emendare le suddette sviste, operazione che facciamo sempre volentieri e con piacere. Enzo ci ha inoltre evidenziato nella sua mail l’incongruenza nel titolo di Manilla, la bella canzone di Ruccione-Morini a ritmo di rumba, magistralmente incisa nel ’38 da Carlo Moreno e il Trio Lescano con l’Orchestra Filippini: il testo del brano fa infatti capire con sufficiente chiarezza che si allude alla capitale delle Filippine, Manila, nome che in italiano si scrive con una sola elle. L’osservazione è inappuntabile, ma abbiamo ritenuto di obiettare a Enzo che oggi non possiamo correggere nei documenti di un’ottantina di anni fa gli errori in essi eventualmente da noi riscontrati, tutt’al più potremmo aggiungere dopo la loro fedele trascrizione la parola latina che si usa abitualmente, tra parentesi quadre, in casi del genere, cioè [sic]. Su questa delicata questione sono comunque graditi altri pareri.

14 Novembre 2017
A proposito della canzone Non ti parlerò d’amore, di cui si è detto ieri, avevamo in archivio solo una copia, assai mal ridotta, della relativa etichetta: in essa, in particolare, appariva cancellata, a sinistra del foro centrale, la lettera – a o b – indicante il lato del disco. Fortunatamente è stata pubblicata nel Settembre scorso sul bel canale Emozioni sonore a 78 giri (ma ce ne siamo accorti solo adesso) un nuovo videoclip di tale canzone, all’inizio del quale viene mostrato sul piatto del grammofono il disco originale, pronto a girare per la riproduzione sonora: l’etichetta, nei primi secondi, è ben visibile, anche se filmata in prospettiva, e questa volta la lettera a è perfettamente leggibile. Essendo ora in possesso di tutti i dati sensibili (l’importantissimo numero di matrice era per fortuna ben leggibile sulla vecchia etichetta: 154822), abbiamo provveduto a restaurare con la consueta cura l’etichetta in questione, e ad aggiornare nel contempo la relativa pagina.

13 Novembre 2017
Mail di Simone Calomino: «Ho ritrovato in una serie di fotografie che mi ha passato Enzo Giannelli una bella foto di Michele Bertone, a noi noto per aver composto Non ti parlerò d’amore, uno dei più bei duetti di Michele Montanari con le Nostre [].
Enzo ha pensato bene di passarcela, visto che il ritratto di Bertone è ancora assente sulla pagina degli autori: abbiamo quindi pensato che potesse esserci utile per inserire un nuovo tassello in quell’immenso mosaico che ormai è diventato il nostro sito».
Ringraziamo l’amico Enzo per la sua squisita disponibilità: la bella (e rara!) foto di Michele Bertone, da lui gentilmente offertaci, è stata - dopo essere stata debitamente restaurata - collocata al suo posto, nella pagina degli Autori italiani, A-C.

7 Novembre 2017
Mail di Manuel Carrera: «Segnalo che su Ebay vendono il manifesto del film La vita è bella, 1943. Da notare un fatto curioso. Rabagliati è indubbiamente la star del film e, ovviamente, appare lui in primo piano. Nella copertina del DVD recentemente uscito, invece, prende il suo posto la Magnani (che nel film ha un ruolo tutto sommato marginale). Fa riflettere...».
Un nostro affezionato lettore, che preferisce non firmare in chiaro le proprie mail, ci informa che la cantante sarda Lia Origoni (v. l’ultimo degli Aggiornamenti del 4 Novembre 2015) è stata intervistata sabato scorso nel programma televisivo di Rai 3 Ulisse: il piacere della scoperta. Tale puntata era appunto dedicata alle isole e ai suoi abitanti più illustri. Come è noto, l’intera trasmissione si può rivedere (o anche scaricare): l’intervista inizia a 2h 06’ 19”.

6 Novembre 2017
Mail di Paolo Piccardo: «Non ho idea se già fosse in rete, ma su youtube ora è visibile integralmente il film L’argine, in 6 parti, cominciando da qui:
https://m.youtube.com/watch?v=owUjqV6kBh4».

4 Novembre 2017
Come promessoci (v. gli Aggiornamenti del 28 Ottobre scorso), la signora Gianna Montanari Bevilacqua ci ha inviato il comunicato stampa per la mostra di pittura di suo padre».

31 Ottobre 2017
Il lavoro che abbiamo intrapreso, dal 1° Ottobre scorso, di sistemazione e - ove strettamente necessario - di restauro digitale [] delle 269 etichette discografiche presenti nel nostro archivio ha riscosso il plauso di vari nostri collaboratori e di numerosi lescanofili. Ecco i più significativi di tali apprezzamenti:
Paolo Piccardo: «Bello e faticoso, immagino, il lavoro sulle etichette: sento i vari siti di appassionati che si compiacciono, soprattutto perché ora sono ben leggibili i numeri di matrice».
Lele del Gatto: «E bravo il Curatore del nostro sito: se i restauratori del Cenacolo vinciano avessero messo in campo la sua pazienza e applicazione, oggi forse godremmo quel capolavoro nello splendore della primitiva pennellata leonardesca...
Scherzi a parte, il lavoro è ben meritorio, col non secondario esito di far apprezzare la non trascurabile eleganza delle etichette d’epoca. Epoca che - secondo una certa vulgata - sarebbe stata dominata dalla barbarie generale, e che invece è stata, in tutta evidenza, tra le più vivaci e ricche in ogni ambito degli studi, delle scienze, delle arti, del design ecc., il che si riflette nella cura e gusto che si riservavano anche a espressioni di grafica diciamo così “di consumo”, come poteva essere appunto un’etichetta discografica».
Simone Zaniol (figlio del Curatore, musicista di professione di jazz e swing in Spagna): «Stupenda la nuova foto delle Lescano, recentemente ritrovata! Bello inoltre sapere che da qualche parte sono tuttora nascoste delle gemme da scoprire, e chissà quante ce ne sono ancora!
Ho poi guardato i restauri delle etichette e ne sono rimasto impressionato!!! Sono degni di un restauratore professionista, sia per le tecniche utilizzate che per attenzione ai dettagli. Grandissimi complimenti caro Papà, e segnalami sempre, quando tu voglia, i frutti dei tuoi lavori: mi fa sempre piacere guardarli».
Il meritorio sito belga Images Musicales ci ha inviato questo messaggio: «Nous avons publié à peu près 180 nouvelles partitions illustrées sur notre site Illustrated Sheet Music - latest arrivals. Nous vous invitons aussi à lire notre dernier article Debussy’s Controversial Gollywogg sur notre blog: Images Musicales Stories. Bien du plaisir!».

28 Ottobre 2017
La signora Gianna Montanari Bevilacqua, figlia dell’indimenticabile cantante Michele Montanari, che incise con le Sorelle Lescano ben 13 canzoni, ci ha informati che il 23 Novembre prossimo si inaugurerà una mostra di quadri di suo padre a Torino, al Collegio San Giuseppe sito in via San Francesco da Paola, 23. Il relativo comunicato stampa è in preparazione e la mostra durerà fino al 6 Dicembre. Tutti sono cordialmente invitati a visitarla!

27 Ottobre 2017
Mail di Roberto Berlini: «Ieri non mi è stato possibile partecipare all’evento in questione in quanto avevo preso già l’impegno di seguire all’Università Roma 3 una conferenza di nostro interesse (allego la foto della locandina). I due relatori hanno affrontato l’attualissimo tema della digitalizzazione e archiviazione di materiale di interesse culturale. Importante è stato l’intervento della Dottoressa Letizia Cortini che ha toccato la questione dell’Archivio Rai e dell’Istituto Luce. Ha fatto trapelare che quest’ultimo ha acquisito un nuovo e costosissimo macchinario per digitalizzare i suoi filmati nel nuovo e modernissimo formato 4K. Anche nell’ambino dell’archiviazione, volto a rintracciare la fonte, c’è stato l’augurio che l’Istituto possa migliorare le sue formule.  Il mio intervento si è focalizzato sul tema a me tanto caro quale la televisione sperimentale e la difficoltà di reperire alcuni titoli cinematografici. Ho dedotto che il fatto di avere 250 archivi di audiovisivi sparsi per il nostro paese non è necessariamente da intendersi come una forma di ricchezza».

25 Ottobre 2017
Anna Celenza (v. il secondo degli Aggiornamenti di lunedì scorso) ci ha informati che la sede della cerimonia di domani è stata cambiata. Non si svolgerà, come inizialmente previsto, a Villa Taverna bensì all’Ambasciata degli Stati Uniti d’America, in Via Sallustiana 49, Roma. I nostri amici romani sono stati avvisati dell’evento, per noi assai significativo (nel suo libro la musicologa italo-americana parla correttamente anche del Trio Lescano), e ci auguriamo che qualcuno di loro possa essere presente alla premiazione e ce ne invii poi una bella relazione.

23 Ottobre 2017
Mail di Manuel Carrera: «Che bella sorpresa: ringrazio vivamente Paolo per questo bel regalo! Ma che emozione sarebbe poter ascoltare l’interpretazione di Norma! La canzone – si direbbe un tango – sembrerebbe un po’ retro rispetto ai gusti del 1956, motivo per cui immagino che non sia stata mai incisa. Ad ogni modo, qui di seguito riporto un estratto dal mio libro-omaggio alla bella cantante bolognese, nel quale parlo della rubrica radiofonica Velluto nero, a cui va evidentemente associata la canzone.
Pp. 51-53: “Finalmente, dopo dieci anni di promesse, attese e delusioni, riuscì a procurarsi un posto tutto per sé alla radio: una rubrica intitolata Velluto nero, andata in onda nei primi mesi del 1956, dopo le ore 23:00. La “voce della sera” tornò quindi per un po’ ad allietare vecchi e nuovi ammiratori, grazie all’interessamento del dott. Fulvio Palmieri, allora direttore del Secondo Programma. Palmieri, sceneggiatore di film propagandistici come Luciano Serra Pilota (di Goffredo Alessandrini, 1938), era fortemente coinvolto in politica durante il Ventennio: fu lui, tra l’altro, a chiedere la cittadinanza italiana delle Sorelle Lescano nel 1941, quando ricopriva il ruolo di Direttore Generale dell’Ente. A questo passato, evidentemente, va ricondotta la sua intercessione per la vicenda di Norma Bruni, allontanata dalla Rai per un’antica – e probabilmente dettata dall’ingenuità – vicinanza a certi ambienti del regime fascista durante gli anni di Salò. La scelta dell’originale titolo della trasmissione si deve anch’essa a Fulvio Palmieri, «il quale ha paragonato la voce della Bruni, che è calda, cupa e morbida, ad un velluto nero» (S.a., Velluto nero: canta Norma Bruni, in “Settimana radio TV”, febbraio 1956, n. 6, p. 21). Accompagnata dal complesso del maestro Carlo Esposito, Norma interpretò brani sensuali, eleganti e allora molto celebri come Amo Parigi (I Love Paris), C’est si bon, Le tue mani, Vorrei saper perché, Johnny Guitar, Jurnata triste, Credo, Souvenir d’Italie, L’ombra, Addormentarmi così, Amore senza nome, Sogni, Amanti, Fiori bugiardi, Vecchia America, Vecchia Europa e due suoi personali successi degli anni d’oro: Mai più e Sogno ad occhi aperti, versione italiana di I’m Getting Sentimental Over You”».
Mail di Anna Celenza, intitolata Invito alla Cerimonia di Premiazione The Bridge 2017: «Mi hanno informata la scorsa settimana che ho vinto un premio per il mio libro Jazz Italian Style. So che il preavviso arriva tardi, ma ci tengo comunque a mandarvi l’invito per la cerimonia: sono appena arrivata a Roma oggi. Il libro sarà pubblicato in italiano il prossimo anno. Grazie ancora per la vostra amicizia!».
Mail di Paolo Piccardo: «Ho provveduto a migliorare il file audio di Una strada... una chimera, aumentando in esso il volume – che era un po’ basso – della linea melodica del canto []. Intanto abbiamo completato l’incisione in studio del 6° CD della NP Big Band, con nuove meravigliose canzoni: presto ne arriverà l’anteprima.
Ho potuto infine recuperare in qualche modo il filmato del 1974, tratto da Milleluci, nel quale si vedono Mina, Jula de Palma e Raffaella Carrà omaggiare in modo simpatico le Nostre. Va detto che il contesto è quello del ricordo della radio, quindi l’omaggio, anche se scherzoso, è calzante. Del resto, dietro alle tre cantanti, si vedono, da sinistra: Kramer, Rabagliati (che sarebbe deceduto pochi giorni dopo), Pizzi, Bonino, il Quartetto Cetra, sotto la sapiente guida di Gianni Ferrio e dell’Orchestra Rai, che a quel tempo annoverava alcuni gloriosi “reduci” degli anni  ’30, ad esempio Marcello Cianfanelli (già fidanzato di Giuditta) al sax tenore. La sublime Mina canta la prima voce, con grandissimo effetto e classe».
21 Ottobre 2017
Varie mail di Paolo Piccardo: «
Felicità per la nuova foto che include le Lescano. Per giustizia aggiungerò alla lista il contrabbassista Luigi Casasco, che non è citato. La foto delle sorellastre delle Nostre proviene dal profilo Facebook del Circus Jhony (sic), col cui gestore abbiamo interagito in passato [].
A proposito di Norma Bruni e Velluto Nero, confermo che nel Marzo 1956 Norma cantava in questo cosiddetto siparietto solitamente attorno alle 23.30, come riportato dal “Radiocorriere”, n. 3 del 1956, pag.17 e altri numeri [ | ].
Infine ho creato il file audio (Midi) della canzone di Norma Bruni proposta da Manuel, giusto per averne un’idea... In effetti è la canzone ideale per Norma, come avevi ben valutato il nostro Curatore nel suo commento»..

20 Ottobre 2017
Mail di Alessandro Rigacci al Curatore: «Solo oggi ho potuto visionare gli ultimi Aggiornamenti del sito: mi complimento con te e con tutti i collaboratori per la notevole quantità di Mandolini e di Etichette archiviati, restaurati e ora messi a disposizione di tutti! Visionarli uno dopo l’altro, specialmente per ciò che riguarda i primi, ci fa ripercorrere un’epoca, ormai lontana, in cui l’Arte veniva esaltata ed omaggiata in ogni sua forma ed in cui la creatività sfoggiava una vena ironica che strizzava l’occhio al doppio senso, senza, tuttavia, cadere mai nel volgare.
Per ciò che riguarda, invece, la performance dell’Angelillo non mi sento di aggiungere altro a quanto già scritto dagli amici Paolo, Manuel e Roberto. Ti confesso che ho delle difficoltà anche a capire il senso di questa trasmissione: non riesco, infatti, a comprendere perché un telespettatore dovrebbe seguire un programma dove non c’è nessun fine. Vedere degli artisti che cercano di fare un’imitazione di altri artisti, alcuni dei quali – come nel caso delle Lescano – morti da tanti anni e perciò difficili da ricordare, non mi desta personalmente alcun interesse. Le nostre beniamine, poi, non hanno addirittura mai avuto niente a che fare con la televisione, almeno come l’intendiamo noi oggi; gli unici, rari, documenti visivi che ci rimangono sono le loro brevi partecipazioni ai film L’Argine (1938) ed Ecco la radio (1940), in cui si vede ben poco del loro modo di esibirsi, specie davanti ad un microfono. Tanto più che, come tramandatoci dai decani di questo tipo di mestiere (specialmente Alighiero Noschese e Loretta Goggi), l’imitazione ha un suo perché se viene fatta con ironia, esaltando i difetti, i tic, le manie del personaggio imitato. Quindi fare un “tale e quale” lo trovo privo di gusto, oltre che di significato.
Veniamo adesso alle cose serie. Ti annuncio che ho anch’io una piacevole sorpresa per te e per tutti i lescanofili: curiosando in internet ho trovato le due foto che ti allego, che non avevo mai visto in precedenza. La prima, scattata nel Novembre 1939 a Trieste, ritrae le nostre beniamine in compagnia di Alfredo Clerici, Nunzio Filogamo, Alda Mangini, Marichetta Stoppa, Alberto Rabagliati e Cinico Angelini; la foto originale è stata donata da Michele Corino (di spalle nella foto) al Museo di Recoaro. La seconda, trovata su un profilo Facebook, del quale però non riesco a vedere il nome, ritrae le due sorellastre delle Lescano, Marie e Diana, rispettivamente seconda e quarta da sinistra».
Mail di Antonio Mastrorocco: «Ogni tanto mi rifaccio vivo e questa volta è per dire la mia sull’esibizione della Angiolillo in Tale e Quale Show. L’imitazione alquanto scialba e ridicola delle Lescano mi ha fatto tanto male! Senza offendere nessuno, mi ricordava le sorelle Marinetti o le sorelle Bandiera. Quindi più una parodia che qualcos’altro che potesse avvicinarsi alla bravura delle nostre mitiche sorelle olandesi, che restano per sempre eccellenti e insuperabili.
In merito alla scoperta di Manuel volevo aggiungere che nel 1956 la Bruni era presente alla radio con un suo programma dal titolo Velluto nero. Però non sono in grado di ricordare se cantasse o si limitasse soltanto a presentare. Certo che in quegli anni la nostra Norma ha tentato con ogni mezzo di ritornare sulla cresta dell’onda: ahimè,  purtroppo,  senza riuscirci mai».

19 Ottobre 2017
Mail di Roberto Berlini: «Sono contento che al dibattito legato all’esibizione nel programma Tale e Quale Show siano intervenuti Paolo Piccardo e Manuel Carrera.  L’imitazione delle Lescano mi fa riflettere su come sia percepita oggi la musica degli anni ’30 e ’40. Avendo a disposizione pochissimo materiale filmico, si è voluto e potuto imitare le Lescano soprattutto attraverso quello che negli anni si è creato attorno alla loro memoria. Per esempio, ci si deve interrogare da dove derivi la mossettina tipica che  connota oggi l’immagine delle Lescano (il muovere la mano in circolo, come se si dovesse pulire un vetro). Essa non è documentata in nessuna foto, video o testimonianza. Possiamo dedurre che esistono due immagini delle Lescano: la prima è quella originale che ricostruiamo attraverso la documentazione e la seconda è quell’idea di esse nata tra gli anni ’60 e ’70. De Sica ha infatti “riconosciuto” queste seconde Lescano, nate dall’imitazione/parodia del passato e non quelle originali. Di fronte a questa duplice percezione delle tre artiste, è compito della ricerca dividere le due sfere, ma non negarle! Posso ritenere che questa memoria nuova delle Lescano, se pur falsa e stereotipata, sia ormai parte integrante del tessuto culturale del nostro paese (nel bene e nel male) e la sua esistenza può vivere con il limite di non prevaricare, confondere e sovrapporre l’immagine originale e mitica delle Lescano. Il fatto di non aver utilizzato come repertorio di riferimento la pessima fiction sulle Lescano, nell’ottica di una ricostruzione dei fatti e vicende storiche, dimostra come non ci sia stata questa sovrapposizione, tanto deleteria, alle Lescano originali».
Mail di Paolo Piccardo: «In effetti le mossettine le fece Jula de Palma in Milleluci, fortunatamente visibile su Raiplay. E non va in parte dimenticata la filmografia delle Andrews Sisters, vere belve da palcoscenico [ | |
Mail di Manuel Carrera:«Ho il piacere di informarvi sulle ultime novità bruniane, da me recuperate di recente. Si tratta di uno spartito che ho acquistato su Ebay (un’altra copia è ancora disponibile) di una canzone lanciata alla radio da Norma Bruni nel 1956, nell’ambito del suo più importante ritorno ai microfoni della Rai. Non l’ho mai sentita, né mi risulta sia mai stata incisa (forse neanche da altri cantanti: per questo però lascerei la parola agli esperti). Leggendo il testo, però, mi sembra evidente che sia una canzone pensata proprio per la voce di Norma, particolarmente azzeccata per interpretare amori tormentati e amari abbandoni.
È uno spartito piuttosto grande e non entrava nel mio scanner, perciò l’ho fotografato. Sono certo che si possa migliorarlo con un po’ di pazienza. Non ho fotografato la quarta di copertina perché è completamente bianca (non reca né scritte, né loghi: proprio niente di niente!)».
Dato che tempo e pazienza non ci mancano, abbiamo provveduto a sistemare al meglio delle nostre capacità lo spartito in questione. La canzone, Una strada.... una chimera, composta da Lino Benedetto su testo di Alda Petrangeli, ad una lettura “mentale” ci sembra bella e ispirata: c’è dunque da augurarsi che venga un giorno resa disponibile la registrazione della trasmissione radiofonica in cui la Bruni la interpreta, chissà con quale πάθος, visto che nei versi della Petrangeli doveva ritrovare per intero la sua travagliata esistenza [NdC]. .

17 Ottobre 2017
Mail di Manuel Carrera: «Concordo con Paolo, soprattutto sul fatto che l’esibizione di Edy Angelillo sia stata davvero imbarazzante. Direi che non meriti assolutamente la nostra attenzione.
Non generalizzerei invece sul fatto che tutta la TV sia spazzatura: sì, è vero che ce n’è veramente tanta, ma è altrettanto vero che, soprattutto su Sky, ci sono tantissimi canali con programmi seri ed interessanti e fortunatamente possiamo scegliere. Siamo tutti dotati di telecomando...
Una piccola precisazione: a cantare la parte solista in Tulipan era Caterinetta, non Sandra. Il fatto che si creda fosse quest’ultima deriva dall’errore di Maria Bria nel documentario olandese [Tulip Time], dove la si vede ascoltare il brano e affermare “questa è la Sandra”. La Bria è ingannata dal fatto che, quando cantava nel Trio riformato, fu Sandra ad impegnarsi nelle parti soliste di Caterinetta. Maria Bria sostituì Caterinetta solo in senso... anagrafico».

16 Ottobre 2017
Mail di Paolo Piccardo: «
La qualità dei programmi televisivi che vengono proposti in questi tempi è proporzionale al gusto dello spettatore medio che fruisce di tale mezzo. Carlo Conti, che non è certo uno sprovveduto, cerca di attrarre quanto più pubblico possibile, in nome degli ascolti che da soli possono determinare il successo o la chiusura di una trasmissione. Se l’intento era quello di far conoscere meglio le Lescano dopo la sciagurata fiction di Zaccaro, il risultato raggiunto è devastante. Viene cioè offerta al pubblico un’immagine delle Olandesine falsa e caricaturale, che nulla spiega e molto toglie alla realtà. La Angelillo, oltretutto, non è una cantante, dato che ha inciso solo due singoli, nel lontano 1979 (WEA, T 18096) e nel 1981 (WEA, T 18746). Una didascalia ci informa che dovrebbe rappresentare Giuditta Lescano, benché in effetti canti la parte di Sandra. Sempre però che sia lei a cantare… Il mix di voci praticamente non esiste, e se il riferimento voleva essere quello a Milleluci (1974), dove le “Lescano” erano Mina, Jula e Raffaella, la Angelillo, incartapecorita e bolsa, e le due graziose vocalists falliscono miseramente, per non parlare delle Lescano originali, che restano inarrivabili. La base musicale è discreta, sapientemente adattata, tagliata ed accorciata. Mi stupisce però che Christian De Sica, ottimo crooner e buon conoscitore di musica, approvi bonariamente l’esibizione della Angelillo: ma si sa che i personaggi dello spettacolo non si azzannano mai reciprocamente. Tutti bravi, tutti contenti! Quanto a me, non mi arrabbio più, anche se in casa i miei familiari mi dicono che sono irrimediabilmente attaccato al passato e non capisco la musica d’oggi. Per questo sono convinto che la televisione attuale ci dia ciò che meritiamo. Chi capirebbe infatti l’arrangiamento originale, il sapiente mix vocale, lo swing autentico delle Lescano e di Barzizza? Qualcuno ci prova (come le Sorelle Marinetti o le Blue Dolls), sfruttando un certo glamour.. Purtroppo proporre vera musica allo stato puro “non spacca”, come si usa dire. Oggigiorno l’imperativo è apparire, non essere. Che tristezza... Mi viene in mente il poeta Umberto Saba: “Come t’invidio, amico! Alla tua fede saldamente ancorato, in pace vivi con gli uomini e gli dei. Discorri e scrivi agevole, conforme alla volontà del tuo padrone. In cambio egli ti dà pane e, quale sua cosa, ti accarezza...”». 

15 Ottobre 2017
Mail di Roberto Berlini:  «Venerdì scorso la Rai ha ricordato il Trio Lescano nel programma Tale e Quale Show. Nell’imitazione di Edy Angelillo si sono sicuramente ispirati alla simpaticissima parodia di Milleluci ad opera di Jula De Palma, Raffaella Carrà e Mina, dove veniva interpretata la canzone Tuli-tuli-pan. Cosa ne pensano i Lescanofili?».

8 Ottobre 2017
Mail di Paolo Piccardo: «Nel sito Il Discobolo c’è il mandolino – che a noi mancava – della canzone Annabella, bella bella..., incisa nel ’42 da Fausto Tommei col Trio Lescano (disco Cetra IT 1108).  Inoltre apprendo che Don Pasquà vede come coautore C. Deani: si tratta di Piero Leonardi, come si legge nel sito Discografia Nazionale della Canzone Italiana».
Quanto prima inseriremo tale mandolino nella relativa pagina e aggiorneremo quella degli Autori Italiani, D-L.

5 Ottobre 2017
Mail di Paolo Piccardo: «Leggendo la recensione di Roberto Berlini ho esaminato la foto di gruppo. Concordo che si tratti di Vittorio Mascheroni con Ebe de Paulis, e inoltre penso che la bella signora bionda a sinistra sia proprio Tatina Salesi».

3 Ottobre 2017
Mail da Il Discobolo: «Gentili ascoltatori, la puntata di Dal fonografo al microsolco di questa settimana è davvero speciale! A condurre, dai nostri studi romani, sarà Simone Calomino, che ci presenterà la mostra Due cuori, un microfono raccontandoci qualcosa di Aldo Masseglia e Nuccia Natali. La trasmissione andrà in onda: martedì alle 10, mercoledì alle 14:30, giovedì alle 18 e venerdì alle 21.
http://museovirtualedeldiscoedellospettacolo.blogspot.it/search/label/Dal%20fonografo%20al%20microsolco
http://www.ildiscobolo.net/ | http://178.32.137.180:8555/stream

Vi aspettiamo... e aspettiamo anche i vostri pareri sulla mostra. Buon ascolto!.
Lo staff».

2 Ottobre 2017
Assolutamente imperdibile per ogni vero appassionato
la mostra virtuale Due cuori, un microfono, curata da Simone Calomino e dedicata a Nuccia Natali e Aldo Masseglia, con le biografie dei due artisti firmate da Alessandro Rigacci. Per visitarla cliccare sul seguente link: http://www.ildiscobolo.net/MOSTRE%20VIRTUALI/MOSTRA%20MASSEGLIA%20NATALI/Home%20page.html.
Contiamo di recensire quanto prima tale importante e significativo evento: chiunque desideri partecipare alla discussione è perciò invitato a mandarci, con sollecitudine e in piena libertà, le proprie impressioni, che saranno puntualmente pubblicate in un’apposita pagina.
Mail di Manuel Carrera: «Seguo sempre gli Aggiornamenti, anche se per impegni di lavoro, (fortunatamente) sempre più pressanti, mi faccio vivo poco. Di grande utilità la pagina delle Etichette, che si accoda a quanto già fatto nel corso degli anni dal “Discobolo”. Come si può immaginare, però, la nuova pagina del sito che più mi entusiasma è quella dei Mandolini! È del tutto appropriato definirli piccoli capolavori di grafica. Ho sempre pensato di voler fare una mostra delle più belle copertine degli anni dell’Eiar, e chissà che prima o poi non ci riesca davvero.
PS - A breve invierò una piccola ma interessante novità su Norma Bruni».

1° Ottobre 2017
Abbiamo aggiunto nella pagina Etichette un nuovo link, che rimanda all’elenco delle etichette tutt’ora mancanti nel nostro archivio. Chi possedesse anche una sola di queste è vivamente pregato di contattarci! Per i motivi ben evidenziati qui sotto da Simone Calomino, sarebbe della massima convenienza per tutti, semplici appassionati o ricercatori che siano, disporre di un archivio di tali preziosi documenti discografici che fosse il più completo possibile.
Reazioni alla messa in rete delle due nuove pagine del sito, Mandolini ed Etichette dei dischi originali a 78 giri:
Vito Vita: «Oggi ho guardato la pagina sulle etichette: l’ho trovata interessante, chiara e facilmente accessibile».
Lele Del Gatto: «Ottime davvero le ultime pagine, ordinatissime e di agevole consultazione; ormai il sito sta avviandosi a rappresentare una autentica enciclopedia degli anni d’oro della Musica italiana. A questo punto non so cosa si potrebbe scoprire e aggiungere ancora, ma non poniamo limiti alla provvidenza».
Simone Calomino: «Splendida la nuova pagina sulle etichette e utilissima dal punto di vista storico! In questo modo si può verificare in poche mosse la corrispondenza catalogo-matrice e per le datazioni tutto ciò è comodissimo. Complimenti e a buon rendere!».
Paolo Piccardo: «Riguardo alle etichette, cominciamo bene... A caso, controllavo Vogliamo cantare: risulta composta da Verneri, del quale non abbiamo traccia, se non che compare fino al 1940 come “Verner” (e fin qui può andare). A sua volta questo signore è autore di altre canzoni, tra cui Nel Bazar di Zanzibar, almeno secondo il “Radiocorriere”. I cataloghi invece confermano Chiri... e ora? In seguito Verneri e Chiri compaiono autori di diverse canzoni, ma dubito che Verneri sia uno pseudonimo...».
Virgilio Zanolla: «La pagina sulle Etichette è un prezioso mosaico nel quale allo studioso lescaniano ogni tassello risulta indispensabile per fare luce sul patrimonio lasciatoci da queste inarrivabili artiste».

30 Settembre 2017

Analogamente a quanto abbiamo fatto per i mandolini (v. gli Aggiornamenti del 23 u.s.) abbiamo deciso di rendere visionabili le circa 300 etichette presenti nel nostro archivio digitale di dischi originali a 78 giri incisi dalle Lescano, da sole o con altri/e cantanti: si tratta di due terzi di quelle esistenti. Anche in questo caso abbiamo provveduto a mettere in rete immagini con la massima leggibilità possibile, grazie ad un accurato restauro delle stesse e all’adozione del medesimo formato dei mandolini, vale a dire 500 pixel di altezza. La nuova pagina si apre dal Menu e, come quella del Mandolini, verrà tempestivamente aggiornata nel caso di nuove acquisizioni.

29 Settembre 2017

A proposito del libro di Piero Frattoni, Gervasio (v. gli Aggiornamenti del 18 u.s.) il nostro Paolo Piccardo scriveva: «Ho contattato l’Autore sperando che mi citi la fonte delle sue informazioni e ora aspetto fiducioso». La sua fiducia è stata premiata e proprio ieri ha ricevuto da Copenhagen, dove lo scrittore si trova attualmente, la seguente comunicazione:
«Gentile signor Paolo, grazie della sua mail e complimenti per il vostro sito, dedicato al Trio Lescano, che ho “sfogliato” con piacere. La storia in breve è questa: la foto in questione l’ho trovata nell’album di famiglia, appartenente a mia mamma, Irene Salina Borello (ora di 95 anni), sorella di Vittorio Salina, l’uomo nella foto. Sul retro di essa c’è scritto a matita: “Torino 1938, Trio Lescano” (se mi ricordo bene, perché non ho più con me l’originale cartaceo). Probabilmente tale foto è stata scattata in un ristorante del Valentino, che – mi raccontava mia madre – suo fratello Vittorio usava frequentare.
Guardando le foto da lei allegate mi sono convinto che la donna a destra assomiglia – anzi per me è – Alexandrina Eveline Leschan (Alessandra Lescano): lo deduco dal viso, dal sorriso, dal naso allungato, dalla bocca, dai capelli, ecc. La donna a sinistra, invece, non la posso identificare come una del trio.
PS - Mio zio,Vittorio Salina Borello (classe 1913), studiava chirurgia veterinaria all’Università di Torino negli anni ’30. Finiti gli studi, diventò capitano degli alpini della Tridentina, ma morì – disperso – in Russia nel ’43».

27 Settembre 2017
Mail di Simone Calomino: «Dal 1° Ottobre sarà in rete la Seconda Mostra del Museo Virtuale del Disco e dello Spettacolo. Quest’anno l’evento è dedicato ad Aldo Masseglia e Nuccia Natali, due interpreti che a noi sono noti anche per aver inciso diverse canzoni con le Sorelle Lescano. La mostra, da me curata, vanta le splendide biografie redatte da Alessandro Rigacci ed è contornata da una selezione di fotografie, la maggior parte delle quali mai viste fino ad ora, che ho pazientemente recuperato dall’archivio della famiglia Masseglia e restaurato. Vi è, inoltre, una pagina con alcuni brani, corredati da una mia guida all’ascolto.
Per accedere alla mostra, basterà collegarsi al sito www.ildiscobolo.net sul quale, dal 1° Ottobre, apparirà un link diretto alle pagine dedicate all’evento.
Sperando che il lavoro sia gradito agli amanti del genere, resto in attesa di commenti».

24 Settembre 2017
Mail di Paolo Piccardo: «Plaudo alla nuova versione della pagina dei Mandolini. Ottimo lavoro, ci voleva! Dunque, spinto dalla mia curiosità, ho trovato qualche notizia a proposito della rivista Orlando Curioso nella quale si sarebbero esibite le Lescano nel ’42: nessun riferimento alle ragazze, forse già in disgrazia? Indagherò meglio...
Pensavo poi che la canzone Se c’é la luna faccia comunque parte del repertorio lescaniano, quindi aggiungerei il compositore Alberto Barberis (collaboratore fisso di Michele Galdieri) tra gli autori. Notevole la sua fine, per infarto, nel disastroso terremoto di Mexico City, del 1957».
Siamo d’accordo con Paolo, e perciò provvederemo quanto prima ad aggiornare le pagine Autori italiani / A-C e D-L .

23 Settembre 2017
Grazie all’ultima importante donazione di Giorgio Zoffoli (v. gli Aggiornamenti del 15 u.s.), abbiamo attualmente nel nostro archivio digitale poco meno di 200 mandolini di canzoni incise dalle o con le Sorelle Lescano: una cifra davvero ragguardevole se si pensa che nove anni fa, allorquando creammo questo sito, i mandolini del genere a noi noti non superavano la cinquantina! In presenza di un tale corpus di documenti, molti dei quali sono piccoli capolavori di arte grafica, abbiamo avvertito l’esigenza di ristrutturare da cima a fondo la nostra pagina Mandolini, per conferirle una forma completamente nuova, assai più razionale e comoda da consultare della precedente. Il nostro primo obiettivo è stato quello di consentire a tutti di visionare tali documenti in un formato (500 pixel di altezza) tale da valorizzarne ogni dettaglio. La suddetta pagina è da oggi in rete e invitiamo tutti i nostri amici e simpatizzanti ad aprirla ed esaminarla: sono graditi dei commenti e – manco a dirlo! – altri mandolini che mancassero nella presente galleria.

19 Settembre 2017
Mail di Simone Calomino: «Complimenti per la riapertura degli Aggiornamenti! Devo dire di aver gradito moltissimo la trasmissione radiofonica di Radio Bari con Gioconda Fedeli, interprete da me molto apprezzata. La Fedeli, soprannominata “L’usignolo di Radio Bari” (d’altronde, all’epoca, chi non veniva soprannominato “usignolo”?) per chi non lo sapesse, avrebbe poi inciso diversi dischi per la Parlophon (1947 c.a), quando la suddetta casa era già stata acquistata dalla Carish. Il suo maggior successo fu Passa l’arrotino. Sono in contatto con la figlia, una signora davvero molto cortese.
Guardando nelle fotografie che ho salvato sul mio PC, ho trovato una foto proveniente dal “Radiocorriere” di grande interesse per noi: vengono infatti qui ritratti gli artisti della Compagnia di Operette di Radio Torino fra cui spiccano due artisti che hanno inciso con le Nostre. All’estrema destra possiamo infatti osservare Vincenzo Capponi (erroneamente indicato in didascalia come “Gino”) mentre, terzo da destra accanto alla mia adorata Nina Canonico Artuffo, si sporge verso il microfono Giacomo Osella. La foto dovrebbe risalire all’incirca al 1935».
Il quesito lanciato da Paolo Piccardo nella sua mail di ieri ha avuto varie risposte (Virgilio Zanolla, Lele del Gatto, Roberto Berlini e altri). A larga maggioranza il confronto tra la supposta foto di Alessandra Lescano e le sue foto autentiche dello stesso periodo (fine anni Trenta / inizio Quaranta) ha dato esito negativo: la bella sconosciuta della foto assomiglia indubbiamente a Sandra, ma non sarebbe lei. Del resto lo stesso Paolo ci precisa: «Beh, anche a me pare improbabile che si tratti di Sandra... Certo, se quel Vittorio Salina della foto fosse il suo famoso fidanzato caduto in guerra, la cosa diventerebbe fin troppo ghiotta!».  

18 Settembre 2017
Mail di Paolo Piccardo «Sono inciampato su un libro di Piero Frattoni, Gervasio. L’Autore ha scoperto una valigia di immagini in Val d’Ossola, ricostruendo la vita di un tal Gervasio Salina. Ad un certo punto la didascalia di una foto mi ha messo in allarme, e dopo qualche ricerca ecco cosa è saltato fuori, a p. 227 del libro! Mi chiedo e chiedo a tutti gli amici del sito: la bella donna in nero è forse veramente Sandra? Ho contattato l’Autore sperando che mi citi la fonte delle sue informazioni e ora aspetto fiducioso. Allego la scheda del libro».

15 Settembre 2017
Giorgio Zoffoli, di cui abbiamo parlato spesso nel nostro sito, dato che da parecchi anni ne è uno dei collaboratori più entusiasti e attivi, ha anche il merito di appartenere alla schiera (in verità piuttosto esigua) dei collezionisti che non sono affatto gelosi delle preziosità che riescono a reperire. Ce ne ha appena fornito l’ennesima prova inviandoci la bellezza di 21 mandolini di canzoni incise dalle Lescano, e mancanti nel nostro archivio: Canta usignolo  /  Canzone d’amore pagana  /  Canzone d’Haway  /  C’è un’orchestra sincopata  /  Che cos’è?  /  E tu!  /  La gelosia non è più di moda  /  Manilla  /  Nostalgia di paese  /  Notte blu  /  Oh questo non si fa  /  Rosalia  /  Rumba di fuoco  /  Segui il ritmo  /  Siboney  /  Streghe  /  Sui monti della luna  /  Ti dirò  /  Ultimissime  /  Una chitarra e quattro parole d’amore  /  Vieni in riva al mare. Per mancanza di tempo (siamo in partenza per Siena, dove assisteremo al matrimonio religioso di Alessandro Rigacci, uno dei cofondatori del sito), ci limitiamo per ora a mostrare un’anteprima di tale fantastico lotto; in seguito valorizzeremo come meritano questi nuovi mandolini nella pagina ad essi dedicata. Per inciso anche Giorgio sarà domani presente a Siena, dove rallegrerà gli invitati al pranzo di nozze di Alessandro e Lavinia con la sua splendida Maramao Italian Swing Band. Sarà insomma uno sposalizio al quale assisteranno, in ispirito, le Sorelle Lescano e tutti gli artisti che hanno fatto grande la Musica Italiana nei suoi anni d’oro!

14 Settembre 2017
Mail
di Lele del Gatto: «La provvida segnalazione dell’attento Berlini ha consentito a me - e spero pure a qualcun altro - di ascoltare quelle autentiche preziosità andate in onda l’8 Settembre alla radio, che mi sarei altrimenti perdute, non essendo facile districarsi nella pletora dei moderni palinsesti.
Condivido in toto l’entusiasmo di Berlini, per i motivi che non sto a ripetere; aggiungo che dei due programmi musicali il più interessante è di gran lunga quello intitolato alla “musica jazz”, dove si apprezzano due cantanti veramente bravi, ossia la Gioconda Fedeli (molto espressiva con la sua voce educatamente impostata) e ancor più il per me sconosciutissimo Antonio Vaglio, dal timbro forse non straordinario, ma musicalissimo e quanto mai abile nel dosare i fiati onde sostenere lunghe frasi senza romperle.
La notizia poi che la RAI starebbe recuperando migliaia e migliaia di ore di trasmissioni d’antan, è di quelle che riaccendono le speranze di noi appassionati delle trascorse epoche musicali; ma... sarà tutto vero? Questi materiali saranno mai attingibili? Nella (vaga) speranza di saperne qualcosa di più, culliamoci per il momento in qualche fantasticheria di favolosi riascolti, sperando magari che di Lassù le Lescano intercedano presso Santa Cecilia (addetta alle cose musicali) acciò ispiri qualche funzionario o archivista radiofonico di quaggiù...».

11 Settembre 2017
Mail di Roberto Berlini: «Il mio amico Gianluca Nardi mi ha comunicato una bella notizia che – ne sono sicuro – farà piacere a tutti gli appassionato del bel ritmo. In occasione dell’8 Settembre la Rai ha digitalizzato e trasmesso “una selezione di programmi andati in onda dal Settembre del 1943 al 1945” nella stazione di Radio Bari. Alcuni frammenti sono stati pubblicati in rete []. Di particolare interesse risultano i quindici minuti di un programma di musica Jazz radiotrasmesso il 2 Maggio del 1944 []: la puntata vede l’orchestra di Radio Bari diretta da Carlo Vitale (con una sigla molto simile a Marilena del Maestro Pippo Barzizza) e i cantati Gioconda Fedeli, Antonio Vaglio e il Trio Doremi. Il documento sonoro risulta preziosissimo perché è la prima volta che possiamo risentire com’era un programma radiofonico di musica leggera negli anni Quaranta. Il presentatore annuncia le canzoni in maniera molto simile a Nunzio Filogamo (ne abbiamo prova nei Festival di Sanremo): le canzoni sono presentate con una piccola storiella che termina con il citare il titolo della canzone. Sinceramente sono ancora emozionato e sconvolto positivamente dall’audizione di questi frammenti, tanto che a stento riseco a scrivere questa mail! Chissà quali altre meraviglie dovevano trasmettere sedi più centrali come Roma e soprattutto Torino!
Qualche tempo fa l’amico Lio Petrocchi mi ha regalato un numero della rivista Tele Sette della settimana dal quattro al dieci Giugno 2017, in cui è riportata un’ottimistica intervista (pp. 18-21) alla direttrice delle teche Rai, Maria Pia Ammirati, che afferma: “L’intera digitalizzazione [delle teche Rai] dovrebbe essere completata entro il 2020”. In questo articolo è anche precisato che in tale archivio, “conservato nella sua parte maggioritaria in un capannone appositamente messo a norma sulla via Salari a Roma” sono custodite anche “un milione e 700mila ore di programmi radiofonici fin dal 1924”. Spero con tutto il cuore di poter ascoltare presto i programmi di musica leggera che videro protagoniste le Lescano!». 

8 Settembre 2017
Mail di Virgilio Zanolla: «Vorrei segnalare agli amici del sito, che per caso non lo dovessero conoscere, un altro trio, che col Trio Lescano è in assoluto il mio preferito: quest’ultimo, femminile e italiano, ancorché di ragazze olandesi naturalizzate con la nazionalità del nostro paese; l’altro, maschile e cubano: il meraviglioso Trio Matamoros che tanto amo».
Abbiamo inserito l’ottimo (come sempre!) contributo di Virgilio nella pagina Oggi parliamo di…

4 Settembre 2017

Mail di Daniela Fabris (Cell. 348 3040405), datata 2 Settembre: «La  presente per comunicare che mio marito possiede un busto ligneo di  Fausto Tommei, dell’altezza di circa cm. 60, realizzato dallo scultore Augusto  Murer di Falcade (BL) nel 1956. Tale scultura, di cui si allega foto, potrebbe essere venduta sia a privati interessati che alla RAI, e potrebbe essere il giusto riconoscimento fatto ad un attore ed uomo di spettacolo di grande talento e oggi purtroppo dimenticato dai più. Attendo eventuali risposte a riguardo».
Malgrado l’estate torrida, Roberto Berlini è sempre stato attivissimo. Ha dapprima postato nel suo bel canale di YouTube – commentandola da par suo! –  una versione di Tornerai... “Sonnenstrahl”, interpretata da Emilio Livi e il Trio Köln [etichetta del disco], mentre poco dopo è stata la volta di un frizzante ritmo moderato La pupa della nonna, interpretato da Sergio Lulli accompagnato da Mario Consiglio e la sua Orchestra Melodica [etichetta del disco]. Il 20 Agosto, infine, Roberto ci ha inviato un articolo decisamente originale, dato che parla di un… tombino: uno con qualcosa di speciale, ben inteso! Ci ha pregato di pubblicare il suo nuovo contributo nella pagina Oggi parliamo di, e così è stato fatto.
Mail di Dersu Zengakuren, datata 19 Agosto: «Vedo nel vostro archivio una pagina dedicata alla rivista “Canzoniere della Radio” e volevo informarvi di un esemplare del n. 1 che mi  è capitato tra le mani e non sembra da voi menzionato. Tale numero, come potete vedere dagli allegati, non ha alcun riferimento ad eventuali uscite successive e all’interno, nel retro di copertina, porta la scritta “40.000 . 1-40-XVIII . La Bodoniana” (Tipografia milanese, chiusa nel 1945), il che dovrebbe significare:  Gennaio 1940 in 40.000 copie.
Probabilmente la concessionaria Messaggerie Musicali pensò bene (forse in base alle vendite) di rilevarla facendo uscire, a Marzo, il n. 2 con una ristampa del n. 1 (la rimanenza delle 40.000 copie è stata probabilmente distrutta), avvalendosi di altre aziende per la veste tipografica del nuovo mensile.
Preciso che la differenza tra il numero da me reperito e la ristampa successiva è solo nella copertina. Non penso inoltre che esso sia una “ristampa” anastatica, in quanto dalla carta e dall’impaginazione mi sembra originale del periodo. Il n. 1 che si trova, anche quello senza la dicitura “ristampa”, ha la scritta della periodicità che non appare sul n. 2, mentre appare sui numeri successivi».
Invitiamo tutti i nostri lettori a visitare l’interessante blog di Giancarlo (il vero nome di Dersu Zengakuren / Memories), Generazioni e ‘Pick-up’.
La pregevole rivista “Torino Storia” ha pubblicato recentemente un bell’articolo del nostro collaboratore Virgilio Zanolla, intitolato In via Verdi cantavano le ragazze dello SWING. Il Direttore della rivista, Andrea Ciattaglia, ci ha cortesemente inviato, il 24 Luglio scorso, il pdf di tale numero, accompagnando il dono con queste parole: «Con tanti ringraziamenti, ecco qui di seguito le copie digitali del numero di “Torino Storia” di Luglio 2017 (che rimarrà in edicola fino a Ottobre). Un caro saluto e grazie se vorrete condividere con noi reazioni e commenti all’uscita dell’articolo stesso». 
Per comodità di quanti, abitando lontano dal Piemonte, avessero difficoltà a procurarsi la copia cartacea della rivista, abbiamo provveduto ad estrarre dal pdf le pagine contenenti il summenzionato articolo: chi volesse aderire all’invito del Direttore è pregato di inviare le proprie valutazioni al Curatore del sito, che non mancherà di pubblicarle in questa sede.
Mail di Simone Calomino, datata 21 Luglio: «Mi sono imbattuto in un Catalogo Cetra del 1942, in cui ho trovato dei dati sorprendenti. Innanzitutto, viene qui attribuito al Trio Lescano il brano Baciamoci in giardino, cosa che del resto avevamo già appurato noi in autonomia (v. http://www.trio-lescano.it/discografia/incisioni_di_dubbia_attribuzione.pdf, pp. 2-3). A dimostrazione però dell’inaffidabilità della casa discografica torinese, troviamo subito dopo un’errata attribuzione alle Nostre: quella di Come ti chiami, con Ernesto Bonino, canzone che - come sappiamo - non è stata incisa dal Trio Lescano, bensì dal Trio Aurora.
I dischi sono consecutivi (DC 4011 e DC 4012), ma non sappiamo se lo siano anche le matrici. La contiguità dei numeri di catalogo conferma però il fatto che le Lescano e le Aurora sono state molto vicine nell’ultimo periodo di attività delle prime ».
Mail di Filippo Cerri, datata 17 Luglio: «Gentilissimi, mi rivolgo a Voi poiché sto cercando delle informazioni riguardo all’utilizzo di un brano interpretato da Luciana Dolliver e il Trio Lescano in un’opera audiovisiva non a scopo di lucro, attualmente in fase di pre-produzione. Nella fattispecie sarei interessato ad acquisire i diritti per poter inserire Piccolo Chalet (1938) nella suddetta opera ma, per quanto cerchi, non riesco a trovare con chi accordarmi. Avete informazioni al riguardo?»
Abbiamo fornito a Filippo (che ci ha precisato di non avere legami di parentela col famoso jazzista Franco Cerri) tutte le informazioni in nostro possesso, pregandolo nel contempo di contattarci non appena il suo lavoro audiovisivo sarà ultimato, in modo che possiamo darne notizia e - magari - recensirlo.

* * * * *

20 Giugno 2017
Mail di Virgilio Zannolla; «Come si può vedere dal ritaglio allegato, quando si è parlato del fatto che nessuno, in Italia, si ricordava delle Lescano nel periodo dopoguerra-anni Cinquanta, si è forse un pochino esagerato. Il pubblico italiano le Lescano se le ricordava, eccome, e probabilmente anche con un pizzico di nostalgia; solo che a non volersele ricordare erano i media: la radio, i giornali. Certo, sia la domanda della lettrice, tale Alda Piccaluga, che la risposta fornita dalla redazione della rivista dimostrano a quale grado di disinformazione si trovassero gli uni e gli altri a proposito del nostro Trio (su “Tempo”, anno XV, n° 10, Milano, 7 Marzo 1953, p. 3)».
La signora Paola ***, nipote di Dino Di Luca (è la figlia di Maria Teresa Di Luca), ci ha inviato questo messaggio: «Mio nonno Dino morì a Genova l’11 Maggio 1991 in casa con noi, mentre il funerale e la sepoltura avvennero a Livorno. Non abbiamo una foto della tomba».
Adesso siamo dunque certi che l’ultima dimora di questo indimenticabile artista, che incise col Trio Lescano ben 13 canzoni, si trova proprio a Livorno. Speriamo ora che qualche volonteroso si rechi sul posto per fotografarla, onde colmare la lacuna nella nostra pagina http://www.trio-lescano.it/tombe.html.

Da oggi questa pagina chiude per le consuete vacanze estive.
Durante tale periodo il Curatore sarà contattabile tramite la posta elettronica.


7 Giugno 2017
Mail
di Giorgio Zoffoli: «Allego due scatti di cui mi ha omaggiato mia moglie Anna in occasione della sua partecipazione, nell’ultimo week end, al Cammino di San Benedetto, percorso che ha compiuto con passione assieme ad alcune sue volonterose amiche, passando per Norcia, Cascia, Poggio Bustone, Rieti e Leonessa, città natale di Bixio Cherubini [].
Una foto riguarda una strada a lui dedicata nel centro del paese e l’altra è la targa apposta sulla sua casa natale. Penso che siano di generale interesse, comunque un risultato fondamentale è stato raggiunto: mia moglie, sempre attenta a segnalarmi documenti, reperti ed informazioni utili alle mie ricerche, quando viaggia o quando frequentiamo i mercatini dell’usato, dopo tanti anni ha scoperto con soddisfazione che Bixio Cherubini è solo uno dei due artisti [l’altro è Cesare Andrea Bixio] che si celano dietro la sigla Bixio-Cherubini. Di questa “scoperta”, raggiunta autonomamente e senza chiarimenti di nessuno, è rimasta orgogliosamente soddisfatta! Allego inoltre un articolo del “Radiocorriere” che vede Bixio Cherubini ancora assai attivo nei primi anni Sessanta».
Su Bixio Cherubini si veda anche il documentatissimo dossier realizzato, sempre da Giorgio Zoffoli, nel 2013.
Ricordiamo che questo fecondo paroliere scrisse i testi di ben dieci canzoni incise dalle Sorelle Lescano, da sole o con altri/altre cantanti, fra cui il delizioso slow Piccolo chalet.

5 Giugno 2017
Mail di Paolo Piccardo: «Apprendo che un Catalogo di 15 pagine di Dischi Cetra e Parlophon dell’Aprile 1937, raffigurante le Nostre, è stato venduto per la bella cifra di 125 euro. Le ragazze destano sempre attenzione!»

4 Giugno 2017

Mail ricevuta: «Gentilissimi, il sito è davvero un archivio straordinario, grazie infinite dello splendido lavoro di ricerca. Mi chiamo Olivia *** e suono la fisarmonica; mi chiedevo se fosse possibile chiedervi una copia dello spartito di Nebbia, cantata da Caterinetta Lescano, che ho visto avete in archivio. Sono ovviamente disponibile a pagarlo e mi impegno a non divulgarlo su internet. Cordialmente, Olivia».
Risposta del Curatore: «Cara Olivia, lo spartito della canzone che le interessa, Nebbia di Vallini-Tettoni (1940), è attualmente in vendita su eBay []. Tale canzone è reperibile anche nell’antologia Come eravamo…, vol. 1, pp. 60-61, pubblicata nel 1989 dalla Casa Editrice Ricordi, tuttora presente sul mercato, sia pure all’interno della Universal Music Publishing».

31 Maggio 2017
Notata su eBay una bella foto, nuova per noi, di Gino del Signore nei panni del Principe Ramiro, ruolo da lui ricoperto nel film di Fernando Cerchio Cenerentola (1948). L’articolo (in inglese) da cui è tratta risale al 1952. Dal canto suo Paolo Piccardo ci ha inviato quattro ritratti di compositori, reperiti nel “Radiocorriere” annate 1954-1956, particolarmente ricche di foto di artisti.

26 Maggio 2017
A proposito dell’osservazione da noi fatta alla fine dell’Aggiornamento del 20 Maggio scorso, abbiamo verificato che la rivista “Musica Jazz” ha costantemente sottovalutato non solo le Sorelle Lescano, ma anche altri cantanti (Alberto Rabagliati, Ernesto Bonino, Natalino Otto, ecc.) e strumentisti o direttori d’orchestra (Cosimo Di Ceglie, Luciano Zuccheri, Alberto Semprini, Pippo Barzizza, Francesco Ferrari, Gorni Kramer, ecc.) i quali, se non proprio dei jazzisti puri, sono sempre stati considerati dagli appassionati della buona musica d’annata assai vicini al jazz, per lo meno quello classico degli anni Trenta e Quaranta. Del resto la ben qualificata musicologa americana Anna Harwell Celenza, nel suo recente volume Jazz Italian Style da noi recensito, ha dedicato ad ognuno dei suddetti musicisti una o più pagine, a riprova che li considera assolutamente degni di figurare in una rassegna storico-critica del jazz italiano.
Abbiamo chiesto ai nostri più stretti collaboratori di manifestarci la loro opinione su tale atteggiamento della blasonata rivista milanese. Queste le riposte finora giunteci.
Lele del Gatto: «Per quanto riguarda la mia posizione sul jazz, confesso di non averlo mai seguito con particolare trasporto, essendone stato scoraggiato fin dalla più verde età da certi ascolti radiofonici. Già allora gran parte di questa musica, definita dagli esperti “free jazz”, mi pareva incomprensibile, e oggi non ho mutato opinione, fatto salvo un certo jazz più fruibile per le mie orecchie, come potevano essere certi brani quali Take Five di Dave Brubeck e simili. Apprezzo invece, non occorre dirlo, quello che viene chiamato “swing”, che è certo una derivazione del jazz, ma rinfrescata dalla musica popolare fino a consentire non solo ascolti ben più agevoli, ma anche e soprattutto il ballo, che è assurdo disprezzare. Sospetto però che i cultori del jazz polically correct, quello appunto trattato in “Musica Jazz”, considerino lo swing con un atteggiamento di superiore supponenza, non diversamente da come farebbe forse un compositore dodecafonico con le canzoncine dei bambini dell’asilo». 
Paolo Piccardo: «Relativamente alla mia esperienza nel mondo del jazz, posso confermare che la frattura tra i cosiddetti cultori “seri” di questo genere di musica e i veri appassionati è oggettiva ed assolutamente insanabile, giacché il linguaggio e le implicazioni sono troppo diverse. Conosco esponenti del jazz moderno che si considerano appunto un’élite e disdegnano prendere in considerazione le basi storiche di questa musica. Io per primo riconosco di non riuscire assolutamente ad ascoltarla e comprenderla, e spesso mi vanto con i colleghi di limitare la mia conoscenza musicale a ciò che fu prima del 1944. L’obiezione che mi viene mossa da alcuni più “illuminati” è che i nostri beniamini erano, per le particolari condizioni politiche e culturali del tempo, nient’altro che degli onesti professionisti, i quali producevano musica da ballo o ricalcavano il jazz delle origini. Già l’Orchestra di Ritmi Moderni di Francesco Ferrari, nell’immediato dopoguerra, era molto più avanti. Purtroppo, però, chi si rinchiude in una torre d’avorio perde il senso del reale.
Approfitto dell’occasione per informare gli amici che nel prossimo weekend sarò, con tutta la NP Big Band, nei pressi di Palermo per uno Swing Dance Festival. Due belle serate all’insegna della buona musica e del divertimento, in barba ai santoni del “Jazze”. Allego un nostro omaggio a Harry James, anch’egli di origini circensi come le Nostre, e segnalo – per chi non lo conoscesse già – l’esaurientissimo sito Swing Fever».

Attilio Hary: «[…]. In tema di Jazz posso dire che il mio grande mito, Fred Buscaglione, era considerato uno dei migliori violinisti jazz, a livello di Joe Venuti o Stéphane Grappelli, anche se pochi conoscono questo suo aspetto musicale. Pare anche (ma forse è solo un aneddoto) che quando il grande Satchmo è venuto per la seconda volta a Torino, abbia chiesto dove si esibiva quel tizio con i baffetti… A Biella ho smesso di frequentare da tempo il locale Jazz Club, proprio perché hanno sempre snobbato il grande Fred. Qualcuno, anzi, ha avuto il coraggio di chiedermi cosa centrasse Fred con il jazz… Peccato che ormai il Consiglio Direttivo di tale Club organizzi unicamente serate di musiche che con il jazz  hanno poco a che fare: gli resta solo da organizzare concerti di disco music e heavy metal, e poi avranno toccato il fondo. Di jazz vero, neanche a parlarne! I vecchi soci sono praticamente scappati tutti.
Mi ritengo fortunato, perché mio figlio Paolo, che ha compiuto da poco 11 anni, è un grande estimatore di Scott Joplin e di Glenn Miller, e vedo che questi generi musicali sono molto apprezzati anche dai suoi amici e compagni di scuola. Sto aspettando che finisca l’anno scolastico per portarlo ad ascoltare una mia piacevolissima scoperta: si chiama Stephanie Trick ed è una giapponesina molto carina, che ha il ragtime inciso a fuoco direttamente nel DNA. Ha sposato un italiano, Paolo Alderighi, altro jazzista di altissimo livello e vivono un po’ a Milano e un po’ a St. Louis. Spesso suonano in un ristorante fuori Milano, accompagnati da un gruppetto ritmico di tutto rispetto. Fatevi un giretto su YouTube: ne vale assolutamente la pena, sempre che non li conosciate già! [“Musica Jazz” ha dedicato a questi due straordinari pianisti ben poca attenzione: solo la segnalazione di qualche loro concerto! Anche per Fred Buscaglione c’è qualche citazione e basta].
Purtroppo, per svariati motivi, non sono più riuscito ad organizzare attività commemorative o serate musicali su Buscaglione, ma mi riprometto di mettermi all’opera al più presto».
Roberto Berlini: «Oggi c’è  molta confusione sul jazz. Vi sono essenzialmente problemi di tipo critico. Per esempio mi stupisce come la maggior parte degli storici consideri assurdo il solo fatto di voler comprendere cosa esso sia, citando sempre il famoso aforisma di Louis Armstrong: “Cos’è il jazz? Amico, se lo devi chiedere non lo saprai mai [Man, if you have to ask what it is, you’ll never know]”. Pensate se Galilei avesse avuto la medesima chiusura mentale! Oggi si sosterrebbe ancora che le stelle sono piccoli fori di un grande telo. Forse sono riuscito a formulare una spiegazione credibile, che non mancherò di divulgare in un mio saggio, ma nell’attesa vi vorrei far riflettere su questo culto (voluto?) del mistero del jazz. Tale rifiuto alla comprensione del fenomeno artistico è forse legato ad una rassegnazione da parte della critica, incapace di dare risposta? O, peggio ancora, è nato dal fatto che non definendo il jazz tutto può essere nobilitato con il suo nome?».

La discussione è aperta e chiunque desideri intervenire è libero di farlo.


22 Maggio 2017
Alessandro Rigacci: «Lavinia ed io desideriamo ringraziare di cuore tutti gli amici del sito “Ricordando il Trio Lescano” che, tramite varie forme di comunicazione, hanno condiviso con noi questo bellissimo momento della nostra vita. Non immaginavamo tanta attenzione nei nostri confronti ed ogni vostro messaggio ha suscitato in noi un sorriso spontaneo. Grazie di cuore a tutti! E, come diceva un famoso presentatore nell’annunciare la pubblicità: “Non finisce qui”».

20 Maggio 2017
Lele del Gatto ci segnala che nel numero in edicola della rivista «Musica Jazz», vi è un’intervista ad Anna Harwell Celenza a proposito del suo libro Jazz Italian Stile, che abbiamo recensito pure noi. Vi si accenna anche alle pagine del libro (in particolare 148-156) in cui l’Autrice parla del Trio Lescano (del quale la rivista, nella sua lunga storia, iniziata nel Luglio 1945, non ha mai ritenuto di occuparsi in maniera approfondita).

19 Maggio 2017
Paolo Piccardo ci segnala un sito, “Musica & Memoria”, che contiene un’interessante pagina dove sono elencati molti pseudonimi noti e meno noti, con i veri nomi degli artisti.
Egli ci scrive inoltre; «Ho notato il cambio del nome Corsini in Ferrario Corsini. Dopo  aver fatto un bel po’ di ricerche, mi rincresce dover segnalare che Ferrario e Corsini sono due persone diverse, come si evince da un trafiletto del 25 Marzo 1940. Si veda anche questo ritaglio dal Catalogo Cetra 1939. Non ho purtroppo nessun altro riferimento su note biografiche e nomi completi di questi due musicisti».
Abbiamo di conseguenza aggiornato le pagine dedicate agli autori italiani, lettere A-C e D-L.

17 Maggio 2017
Dieci giorni fa era in programma nella splendida città spagnola di Valencia un evento musicale che rivestiva per noi un interesse del tutto speciale. Non potevamo lasciarcelo sfuggire e abbiamo perciò organizzato in famiglia una “spedizione” dal 6 a 13 scorso, alla quale abbiamo invitato, come graditissimo ospite, Roberto Berlini (una sorta di premio per averci recentemente rinfrescato la memoria su Dino Olivieri, l’Autore di Tornerai e di tante altre meravigliose canzoni del bel tempo che fu).
Il nostro giovane collaboratore ha subito accettato con entusiasmo, offrendosi per di più di redigere una cronaca dettagliata degli avvenimenti. In realtà ne è nato, in corso d’opera, un contributo di argomento più generale, ragion per cui abbiamo deciso di pubblicarlo non nella sezione Recensioni, bensì in quella Oggi parliamo di… Invitiamo dunque tutti i nostri followers a leggerlo, certi che non ne rimarranno delusi: il relativo link si trova qui, a fondo pagina.


16 Maggio 2017
Mail di Giorgio Zoffoli: «Allego un piccolo tassello del grande puzzle delle Lescano. In questa interessante raccolta di trenta spartiti, pubblicata nel 1940 dalla milanese SACSE e reperita in un mercatino domenica scorsa, c’è anche lo spartito di Per favore... un ritmo [], con un piccolo chiarimento (almeno per me) sul nome proprio di Corsini: Ferrario. Non sono però riuscito ad incrementare le scarse informazioni su questo compositore, sprofondato nell’oblio come purtroppo tanti altri».
Ricordiamo che questa canzone fu incisa nel 1939 da Silvana Fioresi e il Trio Lescano con l’Orchestra Barzizza, disco Parlophon GP 93059 [].

15 Maggio 2017
Alessandro Rigacci, nostro caro amico e valentissimo collaboratore fin dagli inizi, ci ha fatto, tramite la sua pagina di Facebook, una gran bella sorpresa, corredandola da foto che da sole dicono tutto, accolte come sono da una quantità impressionante di commenti entusiastici - et pour cause! A nome mio personale e della mia famiglia al completo, ma anche di tutta la comunità dei lescanofili, desidero esprimere ad Alessandro e Lavinia (che abbiamo conosciuto di persona a Torino, e ha incantato pure noi!) i più sinceri e affettuosi auguri di una vita felice.

4 Maggio 2017
Con l’aiuto di Paolo Piccardo e di altri collaboratori abbiamo riunito in un unico pdf i documenti riguardanti il Maestro Dino Olivieri, presenti nel nostro archivio e tutti restaurati con la consueta cura []. Se qualcuno ne avesse altri su questo valente musicista (foto o articoli) è invitato a inviarceli, in modo che possiamo inserirli nel pdf.

3 Maggio 2017
Mail di Paolo Piccardo: «Sono stato colpito dalla notizia che Dino Olivieri potrebbe essere G.(ino) Dover. Ma perché non potrebbe essere invece G. Rober [v. le Notizie del 9 Dicembre 2009]? In fondo il collegamento tra Rober ed Eugenio Cocito era piuttosto labile... E poi, almeno in un’occasione, l’Orchestra Dover incise la canzone Piccole Stelle. Purtroppo G. Rober rimane sempre un mistero: a questo punto, dunque, ogni ipotesi merita di essere espressa».

2 Maggio 2017
Roberto Berlini, di passaggio per Milano, ha visitato il Cimitero Maggiore di Milano, in compagnia del suo amico milanese Andrea Billeci. Lì hanno reso omaggio alla tomba di Dino Olivieri, il compositore che conquistò una notorietà mondiale con la canzone Tornerai, incisa per la prima volta dal M° Gino Dover [probabile pseudonimo dell’Autore stesso: v. le Notizie del 6 Novembre 2009] con la sua Orchestra e i cantanti Emilio Livi e il Trio Köln []. Nel ’37 la canzone fu incisa anche dal Trio Lescano col Quartetto Jazz Funaro (GP 92317b). Le Lescano, da sole o con altri cantanti solisti, incisero inoltre nello stesso periodo altre tre splendide canzoni di Olivieri: Cosa importa del domani, Sui monti della luna e Villanella.
Sempre con Andrea Billeci, Roberto è passato a far visita anche al non dimenticato Rodolfo De Angelis, nome d’arte del napoletano Rodolfo Tonino: attore, cantautore, poeta, pianista, compositore e pittore, autore di canzoni ed esponente di rilievo del teatro di varietà. La tomba era stata visitata relativamente di recente [].

30 Aprile 2017
Mail di Giorgio Zoffoli: «Ho notato con piacere la ripresa delle attività del sito e al volo invio questo mandolino illustrato da Palermo: credo che sia di nostro interesse. Ce l’avevo da molto tempo, ma mi aveva spiazzato con l’utilizzo in esso del sostantivo  “usignuolo”, che nel mio database lo lasciava nell’ombra. Paranoie e dilemmi da ricercatori...
Allego inoltre un piccolo contributo con un mandolino raffigurante Fausto Tommei, che avete ricordato egregiamente nelle ultime settimane».


28 Aprile 2017
Siamo oltremodo lieti di rettificare le informazioni fornite la settimana scorsa al nostro collaboratore Paolo Piccardo da un funzionario della Protezione Civile di Pavia, che cura la manutenzione del Tempio della Fraternità, a Cella di Varzi (v. gli Aggiornamenti del 21 u.s.: «le spoglie [di Fausto Tommei] sono state recentemente riesumate e poste nell’ossario»). Abbiamo infatti ricevuto questa mail dal sig. Matteo Garabello, collaboratore dell’attuale Rettore del Tempio: «Ho letto le mail inerenti alla tomba di Fausto Tommei, volevo solo informarvi che i resti (uniti a quelli della moglie Chiti Lux, “Bebe”) non sono nell’ossario comune del cimitero di Cella di Varzi, ma sono stati collocati in una cella ossaria nei pressi della tomba del fondatore del Tempio, don Adamo Accosa. In questa nicchia vi è una lapide con fotografie, che li ricorda. Ve ne allego una foto. Certo di farvi cosa gradita nell’inviarvi questa email, porgo cordiali saluti». Abbiamo ovviamente subito ringraziato questo gentile signore per la sua encomiabile solerzia e abbiamo nel contempo provveduto ad aggiornare il pdf http://www.trio-lescano.it/tombe/fausto_tommei.pdf.
Mail di Paolo Piccardo: «Val la pena di ricordare che Fausto Tommei doppiò in Amarcord  (1973) di Fellini l’arzillo nonno del protagonista Titta []».

25 Aprile 2017
Mail di Lele del Gatto: «
Segnalo – sempre che la cosa non sia già nota – che su YouTube, si può assistere a una pregevole registrazione RAI del 1969 de Gl’innamorati di Carlo Goldoni, in cui Fausto Tommei interpreta il ruolo minore del servitore Succianespole, dando prova di notevole verve comica. È una buona occasione per apprezzare le doti di brillante attore caratterista dell’artista veneziano [], posto che quelle di spigliato cantante ci sono già ampiamente note».

24 Aprile 2017
Mail di Manuel Carrera: «Ho letto le notizie di venerdì scorso, con grande tristezza. Non solo per il povero Fausto Tommei: il mio pensiero è andato subito a Giuditta (dove mai sarà?) e Caterinetta. Chissà cos’è accaduto alle loro tombe... Esistono ancora? A volte mi fermo a pensarci e non posso fare a meno di intristirmi».
Comprendiamo bene i sentimenti e i pensieri di Manuel, che sono anche i nostri. Che i resti mortali di Fausto Tommei siano finiti nel freddo e definitivo anonimato di un ossario comune, assieme a quelli dall’adorata moglie Bebe, è un fatto che non può che rattristarci. Tommei, infatti, uomo religiosissimo (era terziario francescano) aveva contribuito in modo significativo alla creazione del Tempio, inaugurato nel 1958 e fortemente voluto dal suo grande amico, don Adamo Accosa: le sue ossa meritavano dunque, una volta riesumate, di essere quanto meno traslate da qualche parte al suo interno, debitamente segnalate con una piccola lapide.
Circa le tombe di Giuditta e Caterinetta il discorso è ancora più desolante, giacché non sappiamo neppure se esistano da qualche parte, né se riusciremo mai in futuro a saperlo. Ci consola il pensiero che dei veri Artisti come Fausto Tommei e le Sorelle Lescano, finché ci sono persone sensibili che si commuovono o divertono ascoltando le canzoni da loro incise, sono sempre con noi in ispirito. È l’oblio totale la vera e unica morte, non la mancanza o il misero stato di una tomba [NdC].


21 Aprile 2017

Accogliendo l’auspicio formulato negli Aggiornamenti del 10 Aprile scorso relativamente alle ricerche su Fausto Tommei, il cantante-fantasista che collaborò spesso con le Lescano negli ultimi anni della loro attività discografica, Paolo Piccardo ci ha scritto: «Ho contattato qualcuno alla Protezione Civile di Pavia (che cura la manutenzione del Tempio della Fraternità) a proposito di Tommei. Mi hanno detto che le sue spoglie sono state recentemente riesumate e poste nell’ossario, segno che quasi certamente non ci sono più discendenti in vita o nessuno – ahimè – che se ne interessi. Parimenti l’attuale Rettore del Tempio, Don Luigi Bernini, non è al corrente di nulla di utile su Tommei. […]. Mi piacerebbe infine che venisse sostituita la foto di Nick Kenny con quest’altra, che ho da poco reperito».
Va da sé che abbiamo subito accontentato [] il nostro amico e attivissimo collaboratore Paolo; quanto a Nick Kenny ricordiamo che fu coautore, assieme al fratello Charles, della canzone americana Cathedral in the Pines, incisa verso il 1940 da Aldo Donà e il Trio Lescano col titolo Chiesetta tra i fiori (IT 684a)


20 Aprile 2017
Mail di Renzo Barzizza: «[…]. Siete su Facebook? C’è una succulenta pagina che ha per nome Pippo Barzizza Fan Club». Si tratta in effetti di un gruppo chiuso e quindi, per accedere ai suoi contenuti, bisogna iscriversi e chiedere, ottenendola, l’amicizia. Consigliamo a tutti di farlo subito, perché ne vale la pena!

18 Aprile 2017
Anna Harwell Celenza (v. gli Aggiornamenti del 1° Gennaio 2016) ha mantenuto la sua promessa e ci ha subito inviato in omaggio il suo libro Jazz Italian Style, appena questo è stato pubblicato dalla Cambridge University Press, il 6 Marzo scorso. Paolo Piccardo, che fin dall’inizio ha tenuto i contatti con l’eccellente musicologa americana, lo ha letto e ha poi scritto una recensione, che abbiamo inserito nella pagina http://www.trio-lescano.it/recensioni.html, alla quale rimandiamo gli interessati.



Il Curatore augura una Serena Pasqua
a tutti i collaboratori e simpatizzanti del sito
.

14 Aprile 2017
La pagina di eBay dedicata a Fausto Tommei (il cantante-fantasista veneziano che – ricordiamolo – incise col Trio Lescano, negli anni 1940/1942, ben 11 canzoni, per lo più di sapore elegantemente comico o un po’ surreale), presenta diverse novità interessanti. Innanzi tutto il ben noto negozio francese photovintagefrance, gestito ad Arnaville da Bruno Tartarin, offre – purtroppo a caro prezzo! – due sue foto, mai viste in precedenza, di grande formato (cm 18x24) e con tirage argentique (cioè con stampa su gelatina ai sali d’argento): la prima è relativa alla trasmissione Ragazzi in gamba del 1954 ca., la seconda a quella di Ti conosco mascherina, con Raffaele Pisu, del 1955 (Tommei, con occhiali e baffetti, è qui pressoché irriconoscibile). C’è poi la Figurina Sticker n. 104 (“Girandola di Successi”, Edizioni Sada, 1958), dove Tommei esibisce una delle sue famose smorfie, e infine una sua scherzosa e alquanto enigmatica dedica autografa sulla custodia di un disco.

10 Aprile 2017
Mail
di Marcello Guidetti: «Gent.mo Curatore, le scrivo per complimentarmi del sito e del bel lavoro che avete fatto, dando una possibilità a quanti cercano informazioni sulla musica tra le due guerre (e negli anni ’40-’50) di trovarle nel suo sito molto accurato e preciso. Le scrivo dalla provincia di Bologna e vivo vicino a Sant’Agata Bolognese, il paese natale di Nilla Pizzi. Qualche anno fa, nel marzo 2012, il Comune organizzò una mostra di oggetti e pubblicazioni della stessa, e in occasione venne pubblicato un bel catalogo con immagini e documenti. Io ne possiedo una copia cartacea che volentieri le posso inviare in caso sia di suo interesse. Un caro saluto e complimenti per il lavoro prezioso che state facendo».
Dopo aver ringraziato Marcello Guidetti per la sua estrema cortesia, abbiamo inoltrato per competenza la sua mail ad Alessandro Rigacci.
Mail di Claudio Dell’Orso: «Leggendo la nota di Lele del Gatto intitolata Ancora Natalino a Venezia del Giugno 2016 [], vorrei se permettete correggere con notevole ritardo una piccola svista, lì dove scrive di “una dimenticata pellicola del 1955”. Tempo d’estate è la canzone tratta dalla colonna sonora scritta da Alessandro Cicognini del lezioso ma celebre film Summertime (Tempo d’estate, anno 1955) diretto in laguna da David Lean e interpreto da due famosissimi attori: Katherine Hepburn e Rossano Brazzi. Più che suonarla nelle serenate in gondola per cinesi & co., Tempo d’estate viene sempre eseguita dalle orchestrine dei Caffè Lavena e Florian in Piazza San Marco».
Mail di Lele del Gatto: «Finalmente ho avuto l’opportunità di accedere a una collezione del “Gazzettino”, presso un archivio dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, sito in un magazzino qui a Mestre. Purtroppo, non ho trovato nessun necrologio di Fausto Tommei, ma comunque un articoletto in ricordo dello scomparso, redatto alcuni giorni dopo la sua dipartita [23 Luglio 1978]. Dal breve testo si ricava con buona approssimazione che Tommei morì a Padova in quanto colà ricoverato (in quegli anni Padova era all’avanguardia nella lotta contro i tumori, tanto che di un ammalato si diceva “L’hanno portato a Padova”, intendendo che era affetto da un grave cancro, da trattare nelle cliniche ivi ubicate). Solo generici gli accenni ai familiari (vi apprendiamo però che “lascia la moglie e un figlio sposato”); ma è chiaramente detto che l’artista viveva in provincia di Pavia, dove si svolsero i funerali. Allego la scansione del trafiletto».
Grazie a questa nuova fonte abbiamo ora la certezza che Tommei ebbe effettivamente un figlio, il quale  – essendo presumibilmente nato nel ’38 o ’39, stante la foto apparsa nel «Canzoniere della Radio» n. 57, del 1° Aprile 1943, p. 30 [ p. 4] – potrebbe essere ancora in vita o comunque aver lasciato a sua volta degli eredi, possibili custodi dell’archivio del cantante. Le ricerche sono dunque riaperte!  

Questa pagina resta inattiva da domani, venerdì 10 Marzo, a domenica 9 Aprile.
Durante tale periodo il Curatore è contattabile tramite la posta elettronica.

9 Marzo 2017
Mail
di Giorgio Zoffoli: «Beh! Sul Quartetto Vocale Cetra un bel po’ di dibattito l’abbiamo fatto e forse anche un po’ di chiarezza. Abbiamo identificato e ridicolizzato la bufala del quartetto americano The Four Aces e abbiamo fatto delle ipotesi interessanti. Forse con qualche aiutino in più di qualche collaboratore si arriverà a dare una risposta al mistero dell’identità dei quattro componenti del nostro Quartetto Vocale Cetra. A questo punto converrebbe fare una sintesi delle varie tesi: potremmo così modificare anche la pagina di Wikipedia e fare il punto sugli aggiornamenti. L’importante è che il dibattito si svolga attraverso il sito e non in tanti rivoli su FaceBook o altrove. Allego a tal proposito due immagini [ | ] con la didascalia “...e se fossero loro?”, tratte dalla mia pagina di FB, dove Paolo Piccardo aveva postato una foto.
Infine, quando avrò concluso la scansione degli ultimi duecento mandolini che mi rimangono da archiviare (su una partita di settecento circa, che ho acquistato ad un mercatino) andrò a spulciare l’elenco dei mandolini e spartiti mancanti nell’archivio del sito, e magari qualche bella sorpresa salterà fuori».
Tra i meriti che può vantare «La Stampa», il prestigioso quotidiano torinese (con le sue edizioni del mattino e della sera), spicca senza dubbio la decisione, presa nel 2010, di digitalizzare il proprio archivio dal 1867, anno di fondazione del periodico, al 2006 e di renderlo consultabile gratuitamente online. Noi stessi abbiamo dato a suo tempo ampio risalto a tale iniziativa, di grande valore culturale, e più volte abbiamo consultato tale archivio alla ricerca di articoli, dati, foto e altro di nostro primario interesse. Ora il nostro collaboratore Gabriele Brunini, in arte Lele del Gatto, ha deciso di effettuare uno spoglio sistematico di tale immenso archivio, al fine di scaricare e catalogare le pagine per noi rilevanti, rendendole così immediatamente visionabili. Per ora egli ci ha inviato le prime 24 pagine di un lavoro che resta un work in progress, come si dice [].
A commento del materiale finora reperito e pubblicato, Lele ci ha scritto: « Tra le cose più notevoli noterei come nel 1948 il Trio (con Maria Bria al posto di Caterinetta) fosse ancora in piena attività nei locali torinesi, e come nel 1960 la Rai avesse invano cercato le Sorelle per un programma rievocativo. Chissà, se fossero riusciti a trovarle forse sarebbero tornate più o meno all’onor del mondo, invece di scomparire nel nulla come avvenne».

8 Marzo 2017
Mail di Paolo Piccardo: «Beh, visto che abbiamo tirato in ballo The Four Aces, conosciamoli meglio attraverso una loro foto promozionale con dedica. Li possiamo anche ascoltare in diversi video postati su YouTube, ad esempio in Stranger in Paradise, con Al Alberts alla prima voce».
Vito Vita ci ha inviato pure lui una recensione del volume di Enzo Giannelli, Nilla ultima regina, che abbiamo subito inserito, nella pagina pertinente, dopo la recensione di Alessandro Rigacci.

7 Marzo 2017
Mail di Simone Calomino: «Ottimo il contributo di Giorgio Zoffoli, come sempre ricco di molto materiale interessante: il suo archivio è una vera miniera! Ci sono però alcuni punti che non condivido, e perdonatemi se mi permetto di segnalarveli.
Innanzitutto non credo affatto che il Quartetto Cetra fosse una formazione casuale, composta cioè da orchestrali scelti di volta in volta. Il fatto che fosse una formazione stabile lo dimostra l’ascolto delle incisioni a loro accreditate: il sound di questo quartetto è perfettamente distinguibile da quello del generico “Quartetto Vocale” che canta con Osella in Un giorno ti voglio bene ed un altro no o Serenata del coccodrillo. Sono dotati di una certa personalità che li rende così identificabili che all’ascolto di una Rina Franchetti in Vorrei saperlo prima, dove in etichetta non viene accreditato nessun quartetto, risulta evidente che accanto a lei ci fosse proprio il Quartetto Cetra (e non quattro coristi presi a caso).
La foto ritrovata avvalora la tesi che si tratti di una formazione stabile: se fossero stati quattro allegri orchestrali scelti di volta in volta, non credo che si sarebbero fatti fotografare e pubblicare... E il fatto che si veda Storaci da un lato ci riporta alla vecchia storia del Quartetto Cetra dei Gai Campagnoli: la maggior parte delle prime incisioni del Quartetto fu infatti registrata con l’orchestrina dei Gai Campagnoli diretta da Egidio Storaci. Si vede che, ottenendo un certo successo, il Quartetto decise poi di sopravvivere come entità a sé stante, distinta dall’Orchestrina di Storaci. E fu così che militò a lungo nell’Orchestra Barzizza. Possiamo ascoltare un loro simpatico intervento anche al fianco di Spadaro in Conferenza sulla punteggiatura, diretti da Petralia. 
Poi bisogna guardare le date... C’è l’incisione del 1941di un “Quartetto Vocale” che canta con Lucio Ardenzi Luisella. A me non sembrano i nostri quattro sconosciuti, però non ne sono convinto a tal punto da escludere che si tratti effettivamente di loro; magari, in questo caso, con qualche cambiamento in organico (non per nulla, in etichetta è accreditato un generico Q. V.).
Come si fa a distinguere i nostri Gai Campagnoli? Hanno un modo di cantare tutto loro: abbastanza “strascicato”, con un’armonizzazione non perfetta in cui la lead voice non è quasi mai la voce più alta (come spesso avviene nelle formazioni vocali maschili). Marcato accento nordico, evidente soprattutto nella pronuncia delle “s”. Voci assolutamente non liriche (il che li distingue dal Quartetto che canta con Osella), evidentemente non professionisti della canzone, ad eccezione della voce che ogni tanto fa gli assoli. Ecco, questo particolare mi resta un momento poco chiaro: ero convinto che nel Quartetto cantasse Pavesio, a volte mi sembra di sentirlo, ma a quanto pare non è così!
Ultimo dettaglio: escluderei che questo Quartetto abbia iniziato la sua carriera prima del 1937, come dimostra la loro attività discografica. Oserei dire addirittura che hanno iniziato nel 1938!
[Altra incisione allegata da Simone: Quartetto Cetra e Orchestrina dei Gai Campagnoli, Quel mazzolin di fiori].
Del Trio Vocale Cetra mi sono occupato a lungo negli anni scorsi. Passate in rassegna tutte le incisioni di questo Trio, effettuate per la Parlophon esclusivamente con Angelini e accreditato nelle maniere più disparate (Trio Cetra, Trio Vocale Maschile, Trio Pavesio-Casasco-Gilardenghi), risulta evidente che si tratta anche in questo caso di una formazione stabile. Per ogni altro dettaglio rimando a questa scheda biografica..
Su tutto il resto non posso pronunciarmi: non sono capace di riconoscere gli orchestrali dalle foto, talento che invece ha il nostro Paolo Piccardo».
È ben noto che Wikipedia non è sempre un modello di affidabilità, per cui occorre prendere sistematicamente con le pinze ciò che vi si trova. Ne abbiamo un clamoroso esempio nella pagina dedicata al Quartetto Vocale Cetra, dove la foto inserita, tratta da una rivista d’epoca e per di più accompagnata da una dettagliata didascalia, è platealmente sbagliata. Se n’è però subito accorto il nostro Paolo Piccardo che in quattro e quattr’otto, da quell’impareggiabile cibernauta che è, ha identificato il vero nome del quartetto vocale spacciato per quello della Cetra [], Ma chissà quanti altri hanno preso per buone le identificazioni fatte alla leggera dall’autore della pagina anzidetta, la quale è stata per inciso modificata (e quindi anche revisionata) per l’ultima volta solo un paio di settimane fa. Da non credere!

6 Marzo 2017
Alessandro Rigacci ci ha inviato la sua recensione del volume di Enzo Giannelli, Nilla ultima regina (v. gli Aggiornamenti del 3 Marzo scorso). L’abbiamo già inserita nella pagina http://www.trio-lescano.it/recensioni.html.
Mail di Paolo Piccardo: «Ottimo il lavoro dell’amico Giorgio Zoffoli, anche se andava precisato che parte delle foto e delle identificazioni sono state fatte da noi tempo addietro. Inoltre la foto del Quartetto Vocale Cetra non è accettabile, avendo i quattro cantanti un look decisamente d’oltreoceano, più che italiano degli anni Quaranta. L’identificazione di Piero Pavesio, in particolare, è improponibile. Egli era infatti tarchiato e di piccolissima statura, più basso di Barzizza e del duo Fasano; inoltre il contrabbassista Luigi Casasco sembrava... l’orco delle favole!
D’altra parte ho scovato una rara foto del Quintetto Campestre Cetra, nella quale sembra in effetti di riconoscere Corino alla fisa, forse D’Ovidio alla tromba, ma sicuramente non Gilardenghi al violino. Propongo inoltre, dal “Radiocorriere” n. 49 del 1939, p. 8, uno specchietto che illustra la composizione delle principali orchestre dell’Eiar: peccato che non ci siano i nomi propri dei musicisti, sarebbe stato per noi un vero tesoro! E poi vediamo che c’era già allora un’orchestra televisiva!».

5 Marzo 2017
Mail di Giorgio Zoffoli: «Caro Curatore, bella la citazione negli Aggiornamenti di ieri dello spartito che ti ho mandato e intrigante la proposta di identificazione dei componenti del Quartetto (vocale) Cetra anche sulla base della nuova foto nella collezione di Enzo Giannelli, citata da Simone Calomino.
Ritengo che sia pressoché impossibile fare completa chiarezza su questo fantastico gruppo vocale, dal momento che non era una vera e propria formazione costituita ed autonoma, ma solo un nucleo di musicisti che di volta in volta si prestavano con grande maestria a supportare le incisioni di diversi artisti, e solo sporadicamente come titolari.
Un po’ come succedeva col Quintetto del Delirio che si avvaleva di volta in volta di musicisti e cantanti diversi, a seconda di situazioni molto eterogenee, pur convogliando il tutto in un’unica etichetta, o come accadeva in Francia nelle formazioni di Ray Ventura, che utilizzava per le parti cantate solo i suoi eclettici strumentisti e senza mai citarne il nome.
Anch’io ho provato a dipanare la matassa della formazione che nei miei appunti segnalo sempre con la denominazione di Quartetto Vocale Cetra, per evitare pasticci con le prime incisioni della formazione successiva al Quartetto Egie (tutta un’altra splendida e ben più longeva storia), del Quartetto Campestre e del Trio Vocale Cetra, probabilmente una costola dello stesso entourage di musicisti. Questo mio approfondimento è dovuto al fatto che esistono due incisioni di Marf che coinvolgono il Quartetto, e precisamente Serenata del coccodrillo (con Giacomo Osella e l’Orchestra Cetra di Pippo Barzizza)e Vado in Cina e torno (con il Trio Lescano accompagnato sempre dall’Orchestra Cetra di Pippo Barzizza).
Ritengo dunque appassionante e comunque divertente cercare di collocare i tasselli di questo puzzle che lascerà però inevitabilmente spazi mancanti e curiosità irrisolte, proprio perché l’utilizzo che i vari direttori d’orchestra facevano di questi splendidi musicisti prestati al canto era casuale o estemporaneo. Mi immagino la domanda che avrebbero potuto fare agli orchestrali, al momento dell’incisione, Pippo Barzizza, Saverio Seracini, Illuminato Culotta, Gino Filippini, Egidio Storaci o Cinico Angelini: “Allora, oggi bisogna supportare il (o la) cantante con un bel coretto. Chi se la sente di fare una cantatina alzi la mano! Beh! oggi manca qualcuno fra quelli che si sono fatti avanti l’ultima volta e lo sostituiremo con.... Mi raccomando l’intonazione, ricordatevi che non siete dei cantanti, ma degli strumentisti!”. 
Ecco, potrebbe essere andata così e comunque provo a dare il mio contributo allegando alcune foto (in parte già note) e un paio di biografie approssimative e fantasiose, realizzate arrampicandomi sugli specchi. Il completamento del quadro che potrebbe venir fuori lo lascio al contributo di tutti [],
Una cosa è certa, gli interventi vocali di queste formazioni furono sempre veramente deliziosi e sempre appropriati allo spirito della canzone che di volta in volta si andava ad incidere: interventi mai prevaricanti rispetto al cantante titolare e anzi funzionali ad una valorizzazione dell’atmosfera che si voleva ottenere. Diciamo che coloravano il brano con l’utilizzo della voce nello stesso modo con cui avrebbero utilizzato il proprio strumento musicale. Splendido!».

4 Marzo 2017
Giorgio Zoffoli ci ha offerto le scansioni ad alta definizione di un altro mandolino della sua ricca collezione. Si tratta questa volta del fox trot La ragazza del giornale, versione italiana, incisa da Dino Di Luca e il Trio Lescano, GP 92321 [], de The Girl On The Police Gazette, una delle deliziose canzoni composte da Irving Berlin per il film La Signora della Quinta Strada (in originale On the Avenue, USA 1937).

3 Marzo 2017
Riceviamo dal Museo Virtuale del Disco e Dello Spettacolo questa mail: «Gentili ascoltatori, come alcuni di voi già sapranno, è uscito da qualche settimana Nilla ultima regina, il primo di cinque volumi, nati dalla penna di Enzo Giannelli, sulla biografia della Regna della canzone, Nilla Pizzi. Questo primo volume parte dal 1918 per arrivare al 1943. Il libro, edito da “Il Discobolo Edizioni” è in vendita al prezzo di 50 € (comprese le spese di spedizione) ed è acquistabile inviando una mail a questo indirizzo. Potete pagare con bonifico o tramite Poste Pay. Al momento dell’ordine vi forniremo gli estremi e, una volta ricevuto il pagamento, procederemo all’invio del volume. Saluti, la Redazione»
In passato ci siamo occupati più volte (in particolare nelle Notizie del 12 e 13 Febbraio 2010) della primissima formazione del Quartetto Cetra, giacché il Trio Lescano incise con essa ben 6 canzoni. Ora su tale argomento Simone Calomino ci scrive questa mail, contenente importanti novità: «Dopo l’ultimo lungo periodo d’assenza, torno a farmi vivo con una vera chicca che mi è capitata sottomano. Probabilmente saprete che, da qualche tempo, collabora con il Museo Virtuale del Disco e dello Spettacolo il bravo Enzo Giannelli. Ultimamente gli sto dando una mano per sistemare del materiale in suo possesso e mi è capitato un libretto delle edizioni Silmar, sfogliando il quale ho trovato una foto del Quartetto Cetra della Parlophon, quello che ha inciso con le Lescano: il libretto riporta le canzoni delle edizioni Silmar del 1938-1939, quindi ben due anni prima del debutto radiofonico del più noto Quartetto Cetra con Savona, Gentile (e poi Chiusano), De Angelis e Giacobetti, e un anno prima del debutto del Quartetto Egie (con Jacomelli al posto di Savona). Quindi si tratta senza dubbio dei quattro artisti che hanno cantato con le Nostre canzoni come Vado in Cina e torno e Papà e mammà.
Il libretto verrà pubblicato interamente sul sito del Museo, per ora invece vi mando le foto di nostro interesse, così che magari qualcuno possa iniziare a dirci chi sono questi quattro artisti... Magari Paolo Piccardo vi riconoscerà quattro orchestrali: a me sembra di riconoscere Egidio Storaci all’estrema destra! Finalmente abbiamo la foto del Quartetto Cetra!». 
Paolo Piccardo, chiamato in causa, ha subito espresso la sua opinione: «Allora, tempo addietro avevamo stabilito che i componenti del Quartetto Vocale Cetra erano quattro orchestrali del gruppo “I Gai Campagnoli” di Storaci  (probabilmente gli stessi del Quintetto Campestre Cetra). Concordo che uno sia Storaci. Il secondo da destra potrebbe essere il fisarmonicista Michele Corino, e forse Ettore Pierotti, che si esibiva all’ocarina. Tra parentesi vi sorprenderò: Michele Corino, già orchestrale con Angelini, è deceduto negli Stati Uniti il 15 Gennaio 2017, alla bella età di 98 anni... Averlo saputo prima!»
Per parte nostra aggiorneremo quanto prima la pagina Cantanti che hanno collaborato col Trio Lescano

27 Febbraio 2017
Come annunciato il 23 scorso, Lele del Gatto ci ha inviato la sua recensione del CD La Famiglia Canterina, che sarà posto in vendita dalla P-Nuts lunedì prossimo, 6 Marzo. L’abbiamo prontamente inserita nella pagina delle Recensioni.

26 Febbraio 2017
Giorgio Zoffoli ci ha inviato un’altra versione – a nostro avviso quanto mai suggestiva – del mandolino di Ultime foglie, l’indimenticabile slow-fox di Umberto Bertini, inciso nel ’39 da Gianni Di Palma e il Trio Lescano, accompagnati dall’Orchestra Cetra diretta da Pippo Barzizza []. A proposito del testo di questa stupenda canzone, colpisce l’elisione dell’articolo “le” davanti al plurale femminile “foglie”, perché (come si legge nella Grammatica italiana della Treccani) «l’elisione è possibile, anche se ormai rara e da evitare per via del gusto arcaizzante che caratterizza queste scelte, con gli articoli plurali gli davanti a parola che inizia per i (gl’indigeni) e con le davanti a una parola che comincia con una qualsiasi vocale (l’eliche)». Noi pensiamo che si tratti qui di un regionalismo, giacché nell’Italia centrale (e Bertini era un perfetto “romano de Roma”) questi tratti linguistici, per altro non privi di charme, sono comuni anche oggigiorno.

23 Febbraio 2017
La ben nota Casa di produzione P-Nuts S.r.l., fondata nell’Ottobre del 2002 a Milano da Giorgio Bozzo, ha annunciato che il 6 Marzo p.v. uscirà il primo CD de La Famiglia Canterina, lo spettacolo musicale che tanto successo ha riscosso ovunque fin dalla sua creazione, nel 2014. Ricordiamo che il testo e la regia sono dello stesso Bozzo, la direzione musicale è del M° Christian Schmitz, mentre il cast comprende le Sorelle Marinetti, Francesca Nerozzi e Jacopo Bruno (cantanti solisti), più Christian Schmitz (pianoforte), Adalberto Ferrari (clarinetto / C-melody-sax) e Francesco Giorgi (violino).
Nei nove anni di vita del sito Ricordando il Trio Lescano abbiamo sempre intrattenuto, sia con Giorgio che con Christian, ottimi rapporti di amicizia e proficua collaborazione, per cui abbiamo avuto il privilegio di essere tra coloro che hanno ricevuto il CD in anteprima. Abbiamo così già potuto ascoltarlo e riascoltarlo, e – per quanto ci riguarda – lo abbiamo trovato superlativo da ogni punto di vista: eccellente la presentazione grafica, azzeccata la scelta dei 18 brani e, last but not least, impeccabile la loro interpretazione, così briosa e ricca di eleganti preziosità vocali, per non parlare del brillante apporto dei tre strumentisti.
Abbiamo subito consegnato il CD a un nostro collaboratore di fiducia affinché lo recensisca in modo particolareggiato: appena il suo contributo sarà pronto ne daremo notizia qui. Per parte nostra ringraziamo sentitamente l’amico Giorgio per averci citati, in evidenza, nei Credits. .

21 Febbraio 2017
Giorgio Zoffoli ci ha inviato i mandolini e gli spartiti (che ci mancavano) del fox-swing Topolino, parole e musica di Enzo Poletto, e del tango Villanella, parole e musica di Dino Olivieri []. Quanto prima inseriremo queste belle nuove acquisizioni nel nostro Archivio.

18 Febbraio 2017
Mail di Alessandro Rigacci: «Invio, in allegato, una breve relazione sul convegno di studi Barzizziani, tenutosi la scorsa settimana a Sanremo. Ho cercato di fare una ricostruzione più oggettiva possibile poiché l’evento non ha avuto purtroppo l’esito sperato: una decina di spettatori al mattino e poco più di venti il pomeriggio, perlopiù tutti amici del buon Freddy Colt, il quale, credetemi, ha messo tutto se stesso nell’organizzazione di questo evento. Ad aggravare il tutto anche le defezioni, all’ultimo minuto, dei due relatori più famosi ed attesi. Speriamo almeno che l’ambizioso progetto di dedicare una targa, all’interno del Casinò di Sanremo, a Pippo Barzizza vada in porto []».


14 Febbraio 2017
Mail di Roberto Berlini: «Ecco il mio intervento nel 3° Convegno di Studi Barzizziani, tenutosi a Sanremo l’8 Febbraio 2017. Ho parlato del M° Dino Olivieri affrontando i suoi lavori disneyani, che mi hanno permesso un confronto sia con Barzizza che con Angelini. In questa rapida disamina ho affrontato temi che ritengo fondamentali, tra cui: la fortuna critica e il concetto di evoluzione, la struttura della canzone tra gli anni Trenta e Quaranta e le diverse modalità di arrangiamento []. Buona visione!».


5 Febbraio 2017
Mail del Centro Stan Kenton di Sanremo: «Siamo lieti di invitarvi al Convegno nazionale di studi sulla canzone vintage intitolato al M° Pippo Barzizza, che si terrà mercoledì prossimo, 8 febbraio, a Sanremo.
In allegato il programma e i dettagli. Vi attendiamo!
Il comitato promotore».


2 Febbraio 2017
Mail di Giorgio Zoffoli al Curatore: «Ho appena visionato gli Aggiornamenti di ieri, con parecchi argomenti interessanti, e ti faccio i complimenti per come hai valorizzato il materiale che ti avevo invece inviato in maniera sconclusionata. Sei sempre il numero uno! Pezzettino dopo pezzettino, e con la collaborazione di tanti, la scena musicale di quegli anni è documentata in maniera ordinata e organica, perché tutti possano condividerla.
Molto bene, dunque, e grande emozione per lo spartito originale della Canzone del boscaiolo che Paolo Piccardo ha analizzato al microscopio in maniera eccellente.
Ora sto andando a registrare con la Maramao Italian Swing Band la partecipazione ad una trasmissione televisiva di Videoregione, una rete televisiva locale dell’Emilia-Romagna, con sede a Forlì. Il 9 febbraio, poi, parteciperemo ad una cena-convegno del Lyons Club di Forlì in onore al grande Marf.
Anche noi continuiamo e proviamo a divulgare e a mantenere vivo l’interesse sul periodo musicale degli anni Trenta».

1° Febbraio 2017
Paolo Piccardo ci ha inviato un’interessantissima serie di acute osservazioni sul manoscritto originale dell’arrangiamento per orchestra della Canzone del Boscaiolo di Morbelli-Barzizza, del quale abbiamo parlato il 21 Gennaio scorso. È un contributo assolutamente imperdibile per tutti gli ammiratori del M° Pippo Barzizza, musicista di cui non si finisce mai di scoprire la grandezza in ogni ambito della sua professione, per non parlare poi delle sue straordinarie qualità umane, di cui sono buoni testimoni Isa e Renzo Barzizza, i suoi amatissimi figli [].
Giorgio Zoffoli sta riordinando la sua ricca collezione di spartiti e mandolini d’epoca e ci ha chiesto di fargli avere le nostre mancoliste aggiornate relativamente a tali documenti, al fine di inviarci quelli di nostro interesse tuttora assenti nel nostro archivio. Come è suo costume, Giorgio ha accompagnato la richiesta con un primo lotto di ottimi materiali, tutti scansionati a regola d’arte e ad alta definizione: insomma un contributo coi fiocchi, che va ad aggiungersi ai tantissimi ricevuti in passato e ci fa pregustare la gioia di ammirare gli altri che verranno. Lo ringraziamo perciò di vero cuore a nome dell’intera comunità dei fan delle Lescano!
Ecco nel dettaglio la lista dei documenti testé ricevuti:
Due nuovi mandolini, Oh! Mamma! e Valzer della Fisarmonica.
Spartito di Oh! Mamma!  
Corposa documentazione sulla canzone americana The Butcher Boy [Oh! Ma-Ma!].
Mandolino di Op og ned med Veronika, versione danese del Valzer della Fisarmonica, più l’etichetta del disco con l’incisione di tale versione. Su YouTube si trova però attualmente quest’altra incisione d’epoca: https://www.youtube.com/watch?v=gtKwonUrCsM.

23 Gennaio 2017
Dopo averci offerto il mandolino de Il valzer della fotografia, Giorgio Zoffoli ci ha inviato anche il relativo spartito, che ci mancava. Abbiamo quindi prontamente aggiornato la pagina Spartiti e testi, inserendovi anche gli importantissimi documenti offertici, in tempi diversi, dal M° Gianfranco Iuzzolino.
Ricordiamo che questa sezione del nostro Archivio è accessibile solo ai nostri collaboratori più fedeli e attivi, ed esclusivamente per motivi di analisi e studio, non per finalità pratiche. Si veda a tal proposito la seconda delle Notizie del 15 Aprile 2013.

22 Gennaio 2017
Mail di Giorgio Zoffoli: «Caro Curatore, ti allego il mandolino de Il valzer della fotografia, fra l’altro di ottima definizione, che fa parte di un pacchetto di 400 spartiti rintracciati la settimana scorsa da un commerciante di Faenza. Se ne trovo altri di tuo interesse te li invio certamente».
Ricordiamo che questo grazioso valzer di Panzeri-Rastelli fu inciso nel 1940 da Gilberto Mazzi e il Trio Lescano, accompagnati dall’Orchestra Radio (disco Parlophon GP 93115b, matr. 154741). Ottimo il videoclip di tale brano, postato tre anni fa da Melodieantiche (canale su YouTube di Fausto Cartoni), in collaborazione col nostro sito.

21 Gennaio 2017
Il M° Gianfranco Iuzzolino [v. le Notizie del 2 Maggio 2011], tenendo fede ad una promessa fattaci in cambio di un piccolo favore che gli abbiamo reso qualche tempo fa, spedendogli la scansione ad alta definizione – che gli serviva – dello spartito completo di Ciao Turin proveniente dall’archivio del M° Prato, ci ha offerto questa volta un’altra preziosità della sua ricca collezione: lo spartito manoscritto originale (presumibilmente di pugno dello stesso compositore) de La canzone del Boscaiolo di Morbelli-Barzizza. Si tratta di una cartella (anche questa originale e proveniente dall’Archivio dell’EIAR, Sede di Firenze; numeri di catalogo 485 e 01516) contenente 20 fogli di musica a 12 righi, così suddivisi: 1 foglio col frontespizio, 14 fogli con lo schema dell’arrangiamento orchestrale della canzone, 1+4 fogli con la parte per il pianoforte conduttore [].
Particolarmente interessanti sono le correzioni, perché ci consentono di “assistere in diretta” alla nascita di un capolavoro, con i ripensamenti dell’Artista che tende alla perfezione. Valgono per questo spartito barzizziano le stesse osservazioni fatte sei anni fa per quello di Tuli-Tuli-Pan.

15 Gennaio 2017
Giorgio Zoffoli ci ha inviato il mandolino del fox-trot di Piero Pizzigoni Senti l’eco, inciso due volte dal Trio Lescano nel ’39: una prima volta da solo (GP 92864) e una seconda volta con Laura Barbieri (GP 93055). Avevamo già in archivio un mandolino di tale brano, ma quello offertoci da Giorgio è diverso e decisamente più suggestivo. Abbiamo già aggiornato la nostra pagina http://www.trio-lescano.it/mandolini.html.

7 Gennaio 2017
Mail di Lele del Gatto: «Gli ultimi aggiornamenti sono tutti di qualche interesse, ma ovviamente spicca il breve filmato del 1930, che mostra un manipolo di balde ragazze che ballano ed evoluiscono con molta energia (ma non sempre con pari grazia) in un posto decisamente inconsueto, quale la terrazza di un alto edificio. Che tra le vigorose giovinette si trovasse qualcuna delle Lescano, mi sentirei però di escluderlo; al massimo si potrebbe ravvisare qualche vaga somiglianza con Sandra nella spilungona che a metà filmato osserva da presso la compagna che ne tiene sollevata un’altra. In ogni caso, un davvero succoso documento d’epoca».
Mail di Paolo Piccardo: «Interessante il mandolino reperito da Simone Calomino! Tuttavia ho qualche dubbio. Il catalogo Cetra del 1948 riporta solo la versione di Si chiama Boogie Woogie interpretata dalla Garbaccio, mentre dalla discografia delle Lescano e del Quintetto Hot il brano non risulta inciso. Presumo quindi che gli Artisti citati nel mandolino servano solo ad attrarre il pubblico, ma non siano gli effettivi esecutori del brano. “Lanciano”  è quindi probabilmente un sinonimo per “presentano / introducono / sponsorizzano”».
Commento del Curatore: «Che le Lescano abbiamo smesso di incidere alla fine del ’42 (o, secondo altre fonti, nei primi mesi del ’43) è ormai assodato; ma perché escludere che abbiamo cantato ancora alla radio? Forse varrebbe la pena di spulciare a fondo il “Radiocorriere” dei primissimi anni del dopoguerra... Potrebbero inoltre aver cantato il boogie woogie di Seracini-Chiosso in spettacoli itineranti di varietà».

6 Gennaio 2017
Mail di Simone Calomino: «Stavo ripulendo la libreria fotografica del mio cellulare e mi sono imbattuto in una foto che avevo salvato in previsione di vederla valorizzata negli Aggiornamenti. Si tratta di uno spartito del 1946, relativo al “nuovo successo” Si chiama Boogie Woogie, con musica di Saverio Seracini, storico maestro e arrangiatore [compose anche tre canzoni incise dalle Lescano: Canzone d’Haway, Malinconia e Questa sera da me], nonché membro dell’Orchestra Cetra, e testo del bravissimo Leo Chiosso [ / /], che passerà alla storia come autore dei più grandi successi di Fred Buscaglione.
Il brano in questione è noto soprattutto nella versione di Dea Garbaccio, che mi risulta essere stata incisa due volte, una con l’orchestra Barzizza per la Columbia (ci sarebbe da rispolverare anche la storia dei dischi Columbia incisi nel ’46 dagli artisti dell’EIAR) e una di poco successiva con l’orchestra Mojetta per la Cetra, che è poi quella che si può ascoltare sul web. Marco Basso potrebbe essere più preciso in merito, in quanto possiede le due copie in questione.
Il mandolino che allego non menziona affatto Dea Garbaccio come interprete di successo del brano, bensì fa riferimento al Quintetto Vocale Hot (di cui era membro lo stesso Chiosso) e – udite, udite! – al Trio Lescano! Si tratta quindi dell’ennesima conferma che nel 1946 il Trio era ancora in piena attività ma, essendo quello un periodo piuttosto confuso, le testimonianze al riguardo sono poche e incerte. Sono inoltre menzionati in copertina Barzizza e Mojetta (direttori d’orchestra nelle versioni della Garbaccio), nonché Gaetano Gimelli, il Louis Armstrong italiano a noi noto per i suoi bellissimi assoli (come in Strada deserta di Kitty).

5 Gennaio 2017
Mail di Paolo Piccardo, intitolata Piccolo tassello: «Ecco un importante invio da Gwen van Iersel: non mi pare di vedere le Nostre, se non forse Sandra, in piedi vicino a Dickson []. Che ne dicono i lescanofili fisionomisti? A proposito, se ripensiamo al corposo saggio di Virgilio Zanolla, Portino, Eva, il Dickson Ballet e le Sunday Girls, da una foto già nota appartenente al periodo del Dickson Ballet abbiamo una piccola conferma dei nostri dati, e cioè che nel Natale 1928 le ragazze erano all’Empire di Parigi, come giustamente annotato da Virgilio a pag. 14 del suo contributo».
Questo il messaggio inviato da Gwen a Paolo: «Dear Paolo, hope that you entered the new year with music and surrounded with friends & family. The Dickson Girls were on tv here in a docu about the Swinging Twenties, this is the fragment from 1930 and I wonder if the Lascano Sisters are there too. My mother is the 2nd one on the left. The man is Simon Dickson Dekker. […]. With love from Amsterdam».

4 Gennaio 2017
Renzo Barzizza, come sempre cortesissimo e solerte con tutti, ha immediatamente risposto in questi termini alla mail di Virgilio Zanolla:
«Caro Zanolla,
grazie per la sua bella lettera e per le sue iniziative. Sarei felicissimo che lei ottenesse quanto a suo tempo, quasi vent’anni fa, proponemmo al Comune di Genova, sindaco Giuseppe Pericu, le stesse cose. Fummo ricevuti, Isa e io, con grande cordialità, ascoltati attentamente, lodati anche per l’iniziativa; ma alle parole non seguirono i fatti. Quasi contemporaneamente a Sanremo, con l’insediamento di una nuova giunta, fu sospeso e accantonato il premio Barzizza, un appuntamento annuale di costo modestissimo, a fronte di quanto Freddy Colt (all’anagrafe Faris La Cola) riusciva a organizzare e a mettere in scena con successo. In calce troverà un link
che la porta direttamente ad una pagina in cui si parla di questa iniziativa, in sonno ormai da molti anni.
Come lei sa, il nostro papà è nato a Genova, precisamente in Salita dell’Incarnazione. Copio e incollo una nota di mio padre: “Sono nato a Genova il 15 maggio del 1902, al n°… della ‘Salita dell’incarnazione’. Mia mamma, Fortunata Battaglieri, era sarta; il mio papà, Luigi, ebanista. Pochi anni fa, in occasione di una mia gita a Genova, ho potuto rivedere la mia casa natale. Tutto intorno i bombardamenti del ’43 avevano raso al suolo la casa di fronte a noi, e poi un maestoso convento, il Convento delle Suore Turchine e altre costruzioni adiacenti; ma l’edificio in cui sono nato è ancora lì, tale e quale, e come io l’ho sempre ricordato nel corso della mia lunga vita”.
Mio padre non scrive il numero civico, probabilmente cambiato; ma la casa in cui è nato è ancora lì, in perfette condizioni. Eccola, la trova in questo mini servizio fotografico: è a sinistra nella seconda fotografia, ed è chiaramente visibile anche nelle due ultime immagini, sulla destra, color rosso mattone. Tali foto sono recenti, essendo state fatte meno di un anno fa. Il numero non lo ricordo, del resto per me non aveva una particolare importanza. Le altre fotografie che le allego riguardano il percorso che papà faceva per andare a scuola. Penso che tali immagini l’aiuteranno a trovare la casa in cui il nostro papà è nato.
Spero davvero di averla ‘illuminata’... Grazie ancora; mi farebbe molto piacere leggere il suo articolo. E poi: ha letto la pagina di Wikipedia dedicata a papà? E il ‘Barzizza Channel’, lo conosce? A presto, con l’augurio che, lei genovese e con le giuste motivazioni, possa vincere l’inerzia di certe burocrazie comunali.
Cordialmente,
Renzo Barzizza».

3 Gennaio 2017
Virgilio Zanolla ci ha informati di aver inviato a Renzo Barzizza [/] il seguente messaggio:
«Gentile signor Renzo,
buongiorno, sono Virgilio Zanolla del sito Ricordando il Trio Lescano. Come appassionato di tale Trio e delle canzoni dell’epoca, dei ritmi e dei brani diretti e talvolta anche composti da suo padre, e finalmente come genovese, con l’avallo del Curatore del sito stesso, ho pensato che sarebbe ora che la mia città si ricordasse di uno dei suoi figli più illustri. Ho già proposto a vari periodici locali un articolo sulla figura di suo padre e so che prima o poi verrà accettato; vorrei però anche proporre al Comune l’intitolazione al M° Pippo Barzizza di un luogo pubblico (una via, una piazza, un giardino, ecc.); e soprattutto, vorrei che sul luogo in cui egli nacque, il 15 Maggio 1902, venisse apposta una targa commemorativa, un po’ come abbiamo fatto a Torino il 14 Ottobre 2016 col Trio Lescano.
Il problema è che non so esattamente dove sia nato suo padre: a Genova, d’accordo, ma dove? In quale via e casa (sperando che esista ancora), o in quale ospedale? Lei probabilmente mi può aiutare. Se fosse così gentile da farmelo sapere, io scriverei subito al Comune di Genova, in modo da avere una risposta (senz’altro favorevole) prima possibile.
La ringrazio della cortese attenzione e resto in fiduciosa attesa di una risposta illuminante.
Cordiali saluti,
Virgilio Zanolla».


2 Gennaio 2017
Mail di Gioia Bozzaotre al Curatore: «Sono una pronipote del M° Rodolfo de Martino, e solo grazie a voi abbiamo saputo dove era sepolto il nostro prozio. Abbiamo anche ritrovato i suoi due figli, che vivono in Argentina. Al cimitero il Maestro risulta essere stato deposto da ignoti. Potrebbe gentilmente dirci com’è venuto a conoscenza della sua tomba? Qualcuno le ha dato qualche informazione? La ringrazio moltissimo! Sono passati così tanti anni, ed è ora che la famiglia si riunisca».
Il Curatore ha così risposta alla signora Bozzaotre: «La foto della tomba del M° Rodolfo de Martino la scattai io stesso nel Febbraio del 2011, durante una visita al Cimitero Monumentale di Torino, “a caccia” appunto di tombe di nostro interesse. Quella del suo prozio la scoprii per caso, messo però sulle sue tracce da un anziano custode del Camposanto, amante delle canzoni del bel tempo che fu ».
Ricordiamo che Rodolfo de Martino è stato il coautore delle canzoni Con tutta l’anima e Canto di pastorello, incise dal Trio Lescano, assieme ad altri cantanti, rispettivamente nel 1939 (GP 93040) e nel 1940 ca.
(IT 732).

1° Gennaio 2017


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